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li ha messi in una tascaTrotta ». Aggeo profetò cinque secoli prima di Cristo, ma, come si vede, descrive con miracolosa esattezza lo stato de' nostri tempi.

«AGITATE ED AGITATEVI»

È una frase che sebbene molto meno celebre dalla celeberrima a Dio e Popolo », è pur degnissima d'esser ricordata, non fosse altro per essere uscita anch'essa dalla bocca d'oro di S. Giuseppe da Genova.

« Agitate ed agitatevi »: Quanta sapienza politica in queste tre parole, e quale profonda intuizione dell'avvenire!

Le agitazioni caldamente raccomandate dal Santo Agitatore, sono andate infatti sempre più allargandosi come tanti cerchi d'acqua.

Il beato spirito del grande ligure, può essere dunque, per il momento, soddisfatto.

Sebbene ancora non sia nulla, in confronto delle agitazioni che verranno.

AGITAZIONE

E una dolce conseguenza della libertà; un governo libero, dice Montesquieu, è sempre agitato.

E infatti: Agitazione dell' individuo e agitazione delle masse; l'individuo (maschio e femmina) agita la lingua, le braccia, i piedi, le mascelle i membri « che l'uom cela » e sempre meno il cervello; « le masse » s'agitano fra loro; le macchine agitano l'uomo e sono agitate dall'uomo; chi s'agita meno di tutti è il vero e proprio agitato, ossia il pazzo rinchiuso, non si sa perchè, nei manicomi.

Proponiamo dunque di liberarlo per vedere (chiodo scaccia chiodo) se questo povero calunniato rimetta a posto le cose.

AGNELLO

« Bestia imbecille, se non ti mangia il lupo ti mangio io, tanto più che sei perfino il simbolo di quel cruciato martire che pretendeva di cruciare gli uomini ». Pensiero del cav. Deifobo Luciferini.

AGNESE (SANTA)

Subì il martirio, tredicenne, sotto Diocleziano, l'anno 305.

Sposa di Cristo, avendo rifiutato le nozze umane, fu minacciata, arrestata, battuta, spogliata e lasciata nuda in un lupanare. Ma scioltasi i capelli, che le discesero fino ai piedi, vi rimase avvolta come in un manto, mentre una luce sovrumana s'irradiava prodigiosamente dalla sua persona.

Nessuno osò disonorarla; ma infine, con una stilettata nel collo, fu uccisa.

Nel Messale Romano, in occasione della sua festa che cade il 21 gennaio, si leggono, fra l'altro, queste parole:

« Roma inalzò ben presto alla memoria d'Agnese due templi: l'uno nell'antico Circo Agonale, già luogo di prostituzione, l'altro fabbricato da Costantino, fuori le mura, sulla Via Nomentana, dove, sotto un altare coperto di pietre preziose, si custodisce il corpo della gloriosa Vergine. Su questo altare, oggi, la Chiesa depone due agnelli, espressione, ad un tempo, della mansuetudine del Divino Agnello e dalla dolcezza d'Agnese, i quali, dopo essere stati benedetti dall'Abate dei Canonici lateranensi, che officiano quella Chiesa, vengono condotti in un monastero di Vergini — le monache camaldolensi — che li allevano attentamente. Con la lana di questi agnelli vengono poi tessuti i Pallii che il Sommo Pontefice invia a tutti i Patriarchi e Metropolitani del mondo cattolico: Pallii che, prima d'essere spediti, vengono deposti sulla tomba di S. Pietro, ad esprimere, in una sublime unione, il doppio sentimento della fortezza del Principe degli Apostoli e della virginale dolcezza d'Agnese onde devono esser ripieni i Prelati a cui si destinano ».

Ecco i Santi e i simboli della Chiesa, di quella Chiesa che se anche non fosse divina, come pensano certi pestilenziali « pensatori », sarebbe pur sempre la più nobile e alta luce sulle tristezze del mondo.

AGNESI (MARIA GAETANA) (1718-1799)

Tutti sanno che raggiunse la gloria in modo insolito per una donna, colle matematiche, che insegnò perfino all' Università di Bologna. Ma pochi sanno il resto, anzi il meglio — che nel 1751, mortole il padre, lasciò Bologna, l' Università e le matematiche e si dedicò tutta all'assistenza dei malati nel Luogo Pio Trivulzio. Nessuno legge più le sue opere matematiche ma c' è Qualcuno, lassù, che ricorda ancora le sue opere di misericordia.

AGNOSTICISMO

Dice l'agnostico: Non si conoscono che fenomeni e non si può conoscere il noumeno, la cosa in sè, l'assoluto. Dunque la religione può darsi che sia vera e può darsi che sia falsa: io mi astengo.

Ma come diavolo fa l'agnostico a sapere che al di là del relativo c' è l'assoluto e al di là dell'apparenza una sostanza? Se tu confessi che c' è qualcosa dietro ai tuoi fenomeni perchè ti rifiuti di ammettere che questo qualcosa è la causa prima dei fenomeni e che questa causa prima è razionale e per conseguenza è Dio?

Gli agnostici son come quello che stava dinanzi a una porta chiusa e siccome aveva perso la chiave e non aveva la forza di buttar giù l'uscio a spallate, sosteneva per via induttiva e deduttiva che non si potrà mai entrare in casa.

AGNUS DEI

L'Agnello d' Iddio che toglie i peccati del mondo; il Dio innocente che muore per i colpevoli: l'idea più sublime che la terra conosca e alla quale gli uomini non sarebbero potuti giungere senza la Rivelazione.

La plebe, che tutto insudicia, ha fatto di questa formula celestiale un espressione quasi di spregio per indicare i gingilli della superstizione!

AGONE

I lettori di quei vangeli quotidiani che sono i giornali non conoscono che due agoni: l'agone politico e l'agone letterario. Nell'agone politico si assiste alla lotta di alcuni conigli vestiti da tigri contro alcune volpi vestite da agnelli; nell'agone letterario si assiste alla zuffa incruenta tra quelli che non sapendo vivere vogliono scrivere e quelli che non sapendo scrivere vogliono giudicare gli scritti altrui. Assempri:

« L'illustre parlamentare immaturamente scomparso, e sul quale l'intera nazione s'inchina addolorata e commossa, debuttò neWagone politico, quale candidato di parte liberale, nel 1890, riscuotendo dagli elettori del collegio di Bagoghi quasi l' unanimità dei suffragi ».

« Non bisogna dimenticare che l'illustre autore, giunto con quest'opera basilare all'apice della gloria, iniziò la propria carriera nell'agone letterario con un romanzo dal titolo fortemente suggestivo « Giano Bifronte » il quale, fin d'allora, faceva presagire per lo scrittore un avvenire il più splendido ».

Questi ed altri spunti biografici sono manipolati da quegli animali graziosi e benigni che pugnano cotidianamente, a schizzi d'inchiostro, neWagone giornalistico, in difesa d'ogni nobile causa, e senza i quali a pugnare negli altri agoni non ci sarebbe alcuna soddisfazione.

AGONIA

Da agone, agonia; che è l'ultimo definitivo agone.
E qui, l'Omo Salvatico con l'innata sconvenienza che

l0 distingue, si compiace di ricordare all'uomo civile che anche nell'ultimo minuto dell'ultim'ora bisognerà per forza agonizzare; cioè combattere, spaventevolmente, neWagone degli agoni, sebbene, questa volta, con la certezza assoluta della sconfitta e senza aver tempo nè voglia di pregustare le lodi necrologiche del giornalistico agone.

Senonchè a questa ironia funebre dell' Omo Salvatico,

1l dott. Enteroclismi oppone:

Storie! L'agonia non è che il fenomeno, del resto naturalissimo, che precede il trapasso.

Mi si domanderà: Per dove? Un momento. Intanto l'osservazione c' insegna che, col sopravvenire del « coma », le forze vitali rapidamente si paralizzano, finchè poi cessano dei tutto. Allora abbiamo ciò che si chiama il cadavere, vale a dire ancora della materia passiva d'ulteriori -trasformazioni. Tutto questo processo di disintegrazione dell'organismo fisiologico, che si riscontra in tutta quanta la natura, non ha nulla di strano.

Ma il significato metafisico della morte? Inutile fare delle arbitrarie supposizioni oltre il campo dell'esperienza, le quali, come sappiamo, non approdano a nulla. Qui siamo davanti, a un fatto: Una macchina s' è guastata per sempre; e tutto il resto sono pure fantasticherie.

Tutt'al più si potrebbe concedere agli idealisti (i quali per me, ben' in teso, che non mi vergogno d'esser rimasto fedele al glorioso materialismo, sono dei preti senza tonaca) si potrebbe concedere, dico, che la così detta anima umana rientri, con la morte, nella così detta anima del mondo.

Ma ciò che assolutamente bisogna abolire sono le crudeli superstizioni cattoliche praticate intorno all'agonizzante, con le quali si spaventa il povero degente e si addolorano i parenti.

E con ciò intendo alludere direttamente ai Sacramenti, alle preghiere che si recitano al letto del moribondo e soprattutto a quel maledetto, fastidioso martellare delle campane, col quale si disturba l'onesta gente che pure ha il diritto di accudire ai fatti suoi, e che amerebbe di non essere inutilmente contristata da questa anacronistica sopravvivenza del più disgustoso Medio Evo.

AGORA

Fortuna delle parole ! Anche gF ignoranti di greco sanno che agora vuol dir piazza ma c' è questa rilevantissima differenza: quando si parla di Atene antica la politica fatta nell'agora è un esempio di somma saggezza; se invece si tratta dell' Italia moderna la politica di piazza è sinonimo di sopraffazione plebea. Il diverso giudizio proviene dalla presunta diversità tra gli ateniesi antichi e gli italiani moderni, oppure dipende dal suono diverso delle parole? Agora ti dà l'idea della solennità classica, con i bei colonnati di marmo e i cittadini in toga — piazza in

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