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vece ti richiama l'idea di un luogo di mercato, sudicio spesso di sterco cavallino e di sangue umano. L'Omo Salvatico, che vive lontano dalle agore e dalle piazze, rimanda il problema dinanzi ai filosofi della storia.

AGOSTINO (S.) (353-430)

Una sera, in casa del prof. Mediani, il discorso cadde, chissà perchè, sulle conversioni.

— Per conto mio, affermò reciso il commendator Quattrostomachi, alle conversioni religiose non ci credo e quelle della rendita non le desidero.

— Ma dove mette Sant'Agostino? chiese con un mezzo sorriso il Professore.

— Oh quello li, saltò fuori il dottor Enteroclismi, era un epilettico di certo, come San Paolo, come San Francesco, come tutti coloro che sono affetti di a psicosi religiosa ».

— Può darsi invece che fosse un furbone, osservò il commendatore, e gli avranno forse promesso un vescovado per tirarlo dalla loro.

— Prego, rettificò il Professore, Sant'Agostino era professore di belle lettere e aveva buoni amici e ricchi.

— Avrà fatto per farsi della réclame, interruppe l'avvocato Pappagorgia, se n' è visti parecchi altri che son andati in chiesa collo stesso fine.

— Oppure per contentare la sua povera mamma, disse la 'signora Mediani, che andava alla messa per Pasqua e per Natale.

— Dalle Confessioni, riprese l'avvocato, non si raccapezza quasi nulla: tutti i momenti si mette a pregare o a lodare Iddio o a spiegare i misteri e in quel guazzabuglio è bravo chi si ritrova. Il filo degli avvenimenti deve essere cronologicamente e criticamente esposto, signori miei, e per me Sant'Agostino era un acciarpone. Prendete invece le Confessioni del gran ginevrino: quelle son belle davvero e si apprende tutto per filo e per segno, quando andò la prima volta a donna, di quando rubò, come fece a scappare a Ginevra: non manca nulla.

— Eppure ho sentito dire che Sant'Agostino non faceva altro che scrivere, disse Zulimo Francatrippa per dire anche lui la sua, tanto che ho sentito dire d'un giovane di studio: Quello li ha scritto quanto Sant'Agostino.

— Era un grafomane: altro segno di degenerazione, aggiunse il Dottor Enteroclismi.

— E il suo Victor Hugo, allora, disse il Professore, che ha seguitato a pubblicare chissà quanti libri anche dopo morto?

— Ma Victor Hugo, professore carissimo, rispose il dottore, era il Patriarca della Democrazia Moderna e quell'altro uno dei Pilastri del Medioevo. Mi pare che non ci sia bisogno di aggiunger altro.

AGRAMANTE

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La « discordia nel campo di Agramante » — cioè nel campo dei nemici del Cristianesimo — è il segno dell'aiuto divino alla debolezza umana. L'errore, essendo molteplice, fa combatter fra loro gli erranti di varia marca e una parte degli assalitori è sconfitta dall'altra parte sicchè agli assediati è scemata la fatica. Alcuni, però, fidano troppo sulla discordia dei nemici, i quali almeno in questo son d'accordo: nel voler scalzare a ogni costo la croce di Cristo e la pietra di Pietro. È necessaria, dunque, ai cristiani, l'unità e l'unità non dura senza disciplina e non v' è disciplina senza ubbidienza e l'ubbidienza per riuscire fruttuosa dev'essere unica, a uno solo: al Timoniere della Nave Santa, solidamente attraccata alla riva del Tevere.

AGRESTE

Uno scultore italiano ancora vivente — anzi, dicono, benvivente — aveva l'abitudine, anni fa, di andare su e giù per i boulevards di Parigi, con tanto di tuba sui capelli e di caramella all'occhio, elegante, serio, irreprensibile, — e con una capretta al guinzaglio. A chi gli chiedeva il perchè di quell' insolita compagnia rispondeva:

— La nostalgia della vita agreste!

Di questa natura sono, in generale, le nostalgie agresti de' nostri poeti paesisti e cittadini.

AGRICOLTURA

Anch'essa, dopo qualche millennio di vergognosa stasi, rapidamente si evolve.

Tra poco, spariti i bovi e i contadini, la macchina e il macchinista faranno tutto. Invece di muggiti si sentirà pei campi il motore a scoppio; già l'aratro incomincia ad esser sostituito dal Motor ploughing e l'aratore dallo chauffeur; graziose, aeree seminatrici, volando a bassa quota, come enormi e pur leggiadre artificiali farfalle, spargeranno il grano nei solchi già preparati dai nuovi bovi d'acciaio. La chimica aiuterà sempre più la meccanica. Forse un giorno arriveremo a surrogare scientificamente il grano, l'uva, l'olio, il formaggio ecc.; allora la terra lavorativa, diventata inutile, a poco a poco sparirà; tutta la sua superficie sarà occupata da officine, laboratori, scuole, garages, aerodromi, case di piacere ecc. e queste saranno finalmente le nuove auspicate chiese della nuova e redenta umanità.

AGRIMENSORE

Modesto e utile professionista — in contrasto col nóme vasto e solenne. Ma quando si pensi ch'egli è il « misuratore della terra », lo spartitore del tuo e del mio — e che la terra è così infima particola nell'universo e che di questa particola tanto piccolo spazio basterà a noi per sempre, si arriva a rappresentarsi la grandezza, veramente tragica, di questo piccolo misuratore del nulla.

AGRIPPA DI NETTESHEIM (1486-1535)

Nessuno si ricorderebbe del vecchio alchimista e cabalista se non avesse scritto un libro De Incertitudine et vanitale Scientiarum (1527) che figura d'obbligo in tutte le storie dello scetticismo. Scrisse anche un trattato di magìa, in gran parte copiato da Pietro d'Abano. È degno di nota che tutti i proponitori e propagatori di scienze stravaganti e fantastiche sono nello stesso tempo dispregiatori e insidiatori delle scienze esatte — qual'era, in senso meta

AGRIPPINA (GIULIA)

Uno dei fiori, con Messalina, dell'eterno femminino romano. Da C. D. Enobarbo generò Nerone; lasciò il primo marito per sposare un Crispo, ricco, che fece ammazzare; poi si fece moglie dello zio Claudio, imperatore, al quale fece adottare Neroncino, perchè succedesse al trono invece di Germanico. Quando ebbe ottenuto quel che voleva avvelenò Claudio e Nerone regnò, ma siccome voleva far troppo l'impacciosa col figliolo, al quale aveva procurato il trono coi delitti, il riconoscente Nerone le fece fare una passeggiata in una barca preparata in modo che doveva affogare. E siccome la vecchia delinquente riuscì a salvarsi il suo degno figliolo, persa la pazienza, la fece ammazzar dai soldati.

AHASVERO

Uno de' nomi dell' Ebreo Errante.

Per tutti quelli a cui premon le sorti di questo simpatico globe trotter possiamo dare una buona notizia. Ahasvero s' è fermato ed ha preso domicilio, anzi due domicili: una casa a Londra e una a Nuova York e tutti i suoi viaggi si riducono ormai a traversare di tanto in tanto l'Oceano in un transatlantico di lusso.

«AH NON PER QUESTO!»

Ma sì, caro ed egregio professore, proprio per giusto.

Non c' è bisogno di cascar dalle nuvole.

Quelli erano i padri, questi sono i figli; e legittimi; non c' è, come suol dirsi, porcherie!

Ciò che i padri, forse senza saperlo, avevano in corpo transfusero nei figli, e questi riceverono, svilupparono e perfezionarono.

Se non si voleva una tal razza di perfezione bisognava non trasmettere loro certe idee che sebbene sembrassero palloncini variopinti, belli a vedersi, non erano in realtà se non bubboni, pieni di marcia.

Linguaggio oscuro? Ghiribizzi dell'Omo Salvatico; al quale certe volte piace di parlare così!

AHURA MAZDA

il « signore sapiente », il Dio buono degli Irani, il Dio di Zarathustra, il vincitore di Auramainyu (Arimane). Di sè stesso dice ncWAvesta: « Io mi chiamo colui che molto vede, io mi chiamo colui che meglio vede, io mi chiamo colui che vede lontano, io mi chiamo colui che meglio vede lontano, io mi chiamo colui che spia.... io mi chiamo colui che conosce, io mi chiamo colui che meglio conosce.... io mi chiamo colui che non inganna, io mi chiamo colui eh* è al sicuro dell'inganno....» (Yast, I, 12-14).

Il Dio di Abramo e di Mose disse soltanto: « Io sono Colui che sono ». Là parlava un mago prolisso — qua parla un Dio.

Ma rispettiamo i morti: ormai Ahura Mazda non è ricordato che dagli ottantamila parsi dell' India e « Colui che è » vien pregato, oggi, da 500 milioni di uomini.

AJA

— Il luogo più sterile e infecondo del podere, ma dove son portate e vagliate le ricchezze dei campi.

— Capitale dell'Olanda e sede di quel Tribunale Internazionale, sterile più di un'aia, e dove si portano tutte quelle liti che son troppo magre e irrilevanti perchè convenga risolverle eroicamente colla legge del cannone.

AIACE

Soldataccio feroce dell'antica Ellade, conosciuto volgarmente col soprannome di <e furente ». Si racconta che Minerva lo fece impazzire e che ammazzò una mandra di bovi credendo che fossero nemici. Le prodezze di questo bruto furon cantate da Omero e da Sofocle e fanno parte anche oggi dei libri di testo delle scuole medie e superiori del regno, dalle quali escono, infatti, moltissimi che Minerva, per vendicarsi dell'abbandono in cui la lasciano, rende simili a Aiace.

- AIOLA

L' « aiola che ci fa tanto feroci » è rimpiccolita — a forza di treni espressi e di vapori rapidi — e tanto più

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