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rimpiccolisce tanto più si moltiplica la ferocia dei suoi abitatori, ciascun de' quali, alla fine, vorrebbe essere il solo bruco a rodere l'erbe di questo insanguinato patrimonio di Caino.

AITA!

Esclamazione celebre della « celebre cuccia della grazie alunna », nel più celebre a Giorno » del celeberrimo abate Parini.

Troppe celebrità, sebbene oramai quasi rassegate, nelle storie letterarie che accolgono ampiamente soltanto i letterati celebri. Contro molti dei quali sarebbe il caso purtroppo di gridare aita, con più disperati guaiti della « vergine cuccia ».

ALCESTE

Eroe del Misantropo di Molière che piace, a dispetto di certe sue contraddizioni e debolezze, all' Omo Salvatico. Non foss'altro per questi versi:

THebleu! ce me sont de mortelles blessures,
De voir qu'avec le vice on garde des mesures;
Et parfois il me prend des mouvements soudains
De fuir dans un désert Vapproche des humains.

Anche senza leggere, però, la commedia di Molière si sa che tutti i Misantropi, come Alceste, son quelli che amano o hanno amato troppo i loro simili.

ALADINO

Proprietario della meravigliosa lampada che, strofinata, fa apparire un gigante pronto a tutte l'obbedienze. Codesta lampada, sogno e desiderio di tutti gli accidiosi ingordi — cioè del genere umano meno dodici — fu barattata con una lampada nuova ma che non aveva il potere dell'altra. E a questo proposito si rammenta ai moderni che Aladino vuol dire, in arabo, Gloria della Fede, e che i nostri nonni, padri e contemporanei i quali barattarono la vecchia Fede, che pareva vile e polverosa, colla nuava e luccicante Scienza fecero un cambio che somiglia assai a quello che fece l'ignaro servitore di Aladino. La Fede è una lampada che basta tenerla accesa per avere ai nostri ordini Qualcuno più forte assai di un gigante: e la Scienza, con tutte le sue conquiste, è, come il Diavolo, null'altro che una simia dei. Non dà e non può dare quel che desideriamo di più: nè la pace al cuore, nè la certezza alla mente — nè l'immortalità e la beatitudine dopo la prima vita.

ALARICO

Re dei Visigoti, famoso per avere due volte assediato e finalmente saccheggiata e decimata Roma (410). Per quanto barbaro non mancava di sarcastica prontezza. Agli ambasciatori del Senato che parlavano della immensa popolazione di Roma che avrebbe resistito alle sue armi, rispose:

— Più folto è il fieno e più facilmente si sega. Chiese, per allontanarsi, tutto l'oro, tutti gli oggetti preziosi e tutti gli schiavi ch'erano in Roma.

— E a noi che intendi lasciare? chiesero gli ambasciatori.

— La vita, rispose il re.

L'anno dopo non lasciò loro nemmen quella: aveva dato ordine di rispettare la vita dei cittadini che non si difendevano ma i 40.000 schiavi d'origine barbara che contava la città, d'accordo coi Goti e cogli Unni, massacrarono gli antichi padroni del mondo e le vie e le case di Roma diventarono in pochi giorni carnai. Un solo ordine di Alarico fu rispettato: quello di non toccare le chiese degli apostoli Pietro e Paolo.

ALBA

Pochissimi sanno ancora che esiste, perchè moltissimi vanno a letto lodevolmente poco prima che spunti.

Essa era cantata una volta, da quegli antichi poeti oleografici che la chiamavano « Aurora dalle rosee dita »; ma i terribili poeti attuali delle parole in libertà, abbandonate simili fregnacce, cantan fra l'altro i vari voltaggi delle lampade ad arco adibite a surrogare il sole durante la notte, la quale è il giorno veramente adatto ai bipedi implumi dei nostri felicissimi giorni.

Esiste, però ancora «l'alba della gloria »; ma anch'esso, uniformandosi ai tempi essenzialmente rapidi e dinamici, è in uno stesso istante alba e tramonto; e ciò è giusto, perchè tutte l'albe della gloria non restino oscurate dalla gloria che oltrepassa l'alba.

ALBANESE ENRICO (1831-1889)

Medico e garibaldino, ammazzò doppiamente da buon democratico, il suo prossimo; ma ebbe due meriti non certo indifferenti, pei quali, sebbene ahimè! quasi in incognito, è passato anch'egli alla storia:

Quello d'aver estratta ad Aspromonte « la palla infame » che colpi « nel tallone d'Achille » l' « Eroe dei due Mondi », e quello d'aver assistito, come sacerdote laico-scientifico, il Duce morente, a Caprera.

Non sappiamo se troneggi anch'egli, artisticamente mineralizzato, in qualche piazza d'Italia; ma ci sembra, nel caso contrario, che si debba « colmare senza indugio una sì deplorevole lacuna ».

ALBANY (CONTESSA)

Grossa e grossolana tedesca che tradì il marito vecchio e inglese con Alfieri poeta italiano, poi tradì l'Alfieri con Fabre pittore francese, e tradì, finalmente, la posterità che la crede ancora una delle tante Laure venute in terra a grattar la pancia dei poeti cicale.

ALBATRO

Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
prennent des albatros, vastes oiseaux des mers
qui suivent, indoknts compagnons de voyage,
le navire glissani sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
que ces rois de Vazur, maladroits et honteux,
laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
comme des avirons trainer à coté $eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid!
L'un agace son ber avec un brMe-gueule,
l'autre mime, en boitant, Vinfirme qui volait!

Le PoHe est semblable au prince des nuèes
qui barite la tempéte et se rit de Varcher;
exilé sur le sol au milieu des huées,
ses aiìes de géant Vempèchent le marcher.

(baudelaire, Les Fleurs du mal)
ALBERGO

Sta a l' hotel, come il lume a mano alla luce elettrica, come la diligenza all'autobus, come l'aratro al mulo d'acciaio.

Esisteva quando invece dei turisti c'erano i pellegrini e, invece dei letti a molla, il letto con le panchette e, di qua e di là, sulla parete, un crocifisso con l'olivo benedetto e la piluzza dell'acqua santa.

Ma sono vergognosi arcaismi; e nessuno, all' infuori dell' Omo Salvatico, li ricorda più!

ALBERO

Tre Alberi sovrastano la storia del mondo. L'Albero dell' Eden dove l'uomo perse innocenza e felicità.

L'Albero della Croce, col suo frutto sanguinoso, che ridette all'uomo il potere di tornare felice e innocente.

L'Albero della Libertà del 1789 e seguenti — albero senza radici, dove l'Avversario, dopo diciotto secoli, tentò nuovamente l'uomo offrendogli, in cambio di pomi, teste recise.

ALBERO UMANO

O vilis conditionis humanae indignitas, o indigna vilitatis humanae conditio. Herbas et arbores investiga. Dlae de se producunt flores et frondes et fructus, et tu de te lendes et pediculos et lumbricos. Illae de se fundunt oleum," vinum et balsamus, et tu de te, sputum, urinam et stercus. Illae de se spirant suavitatem odoris, et tu de te reddis abominationem foetoris. Qualis est arbor talis est fructus. Non enim potest arbor mala fructus bonos facere.

Quid est enim homo secundum formam nisi quaedam arbor eversa i cuius radices sunt crines, truncus est caput cum collo, cuius stipes est pectus cum alvo, rami sunt ulnae cum tibiis, frondes sunt digiti cum articulis. Hoc est folium quod a vento rapitur, et stipula quae a sole siccatur.

(innocenzo III, De contemptu mundi).

ALBERTAZZI (ADOLFO) (1865)

Uno de' pochi prodigi della vivente letteratura italiana. Uno scolaro di Carducci che non fa il carducciano — uno scrittore che sa scrivere e raccontare — uno scrittore che legge e sa leggere — un professore senza pedanteria — un letterato che conosce la storia — un uomo che ha pudore, ritegno, umiltà: che non fa il caposcuola, nè il capopopolo, nè il pagliaccio: un'eccezione, un mostro, un eccentrico, un modello — un galantuomo.

ALBERTI LEON BATTISTA (1407-1472)

Uno de' cosiddetti geni universali della Rinascita: scultore e architetto, forzatore e cavaliere, poeta e prosatore in latino e in italiano. In nessuna cosa veramente straordinario: meno forse che nella ginnastica perchè saltava a pie giunti un uomo ritto e gittava le freccie con tal forza da passare le più grosse corazze.

De' suoi libri il più famoso è quello della Famiglia, nel quale soprattutto s'insegna come bisogna adoprarsi a « far masserizia » cioè a metter dapparte roba e quattrini.

Meriterebbe invece d'esser conosciuto il Nummus, racconto latino, nel quale si narra che, avendo chiesto i sacerdoti antichi all'oracolo di Apollo quale Dio debba venerarsi sopra tutti gli altri apparve sull'ara una moneta —- e i sacerdoti giurarono che il Nummo sarebbe stato sempre da loro adorato come il Dio supremo.

ALBERTINELLI MARIOTTO (14 7 5-1520)

Pittore fiorentino il quale un bel dì, stanco delle fatiche dell'arte e dell' invidia dei compagni, lasciò i pennelli e aprì un'osteria a San Gallo e una taverna sul Ponte Vecchio « dicendo che aveva presa un'arte la quale era senza muscoli, scorti, prospettive, e, quel ch' importa più, senza

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