페이지 이미지
PDF
ePub

biasmo; e che quella che aveva lasciata era contraria a questa, perchè imitava la carne e il sangue, e questa faceva il sangue e la carne; e che quivi ognora si sentiva, avendo buon vino, lodare ed a quella ogni giorno si sentiva biasimare ».

Non ricordiamo questo capriccio del buon Mariotto per gusto di curiosità ma per additarlo calorosamente a molti pittori d'oggi, che ben farebbero a imitarlo senza indugio. Tito, ad esempio, potrebbe aprire un emporio di cartoline illustrate; Sartorio una bottega di parrucchiere per signore; Nomellini un deposito di colori e vernici e via discorrendo.

ALBIGESI

Ecco uno dei tanti somari di battaglia dei nemici della Chiesa. La crociata contro gli Albigesi, dicono i teneri eredi di Robespierre o gli ammiratori di Leniti, è una delle vergogne della storia.

Bisogna sapere prima di tutto che gli Albigesi (che da sè si chiamavano Catari, o puri, e in Italia Patarini) erano degli eretici pericolosissimi per l'unità dell' Europa Cristiana.

Avevan risuscitato le vecchie fantasie degli Gnostici e dei Manichei; per loro Geova era il principio del male, una specie di Satana; Cristo aveva solo un corpo apparente; credevano alla metempsicosi; rigettavano la gerarchia e colla scusa che la materia era irreale molti di loro si abbandonavano a tutte le dissolutezze.

Innocenzo III cercò di convertirli coll'apostolato; Diego d'Osma e San Domenico andaron fra loro per ricondurli all'obbedienza colla persuasione ma ottennero poco o nulla e uno dei legati del papa, Pietro di Castelnau, fu assassinato. Il papa allora bandì una crociata contro di loro ch'ebbe a capo Simone di Montfort che fu veramente spietato verso gli eretici. Gli strumenti della punizione non furono perfetti ma la colpa degli eccessi non fu del papa, il quale più volte intervenne per reprimere la ferocia e la rapacità dei crociati. Il motto attribuito al legato Arnaud (Caedite eos, novit enim Deus qui sunt ejus) non è autentico.

Tutto si riduce a questo: gli Albigesi erano eresiarchi perniciosi e avendoli lasciati fare avrebbero disfatta la chiesa di Cristo per sostituirla con una sconciatura manichea; Innocenzo III e San Domenico provarono le vie della dolcezza e della predicazione; la crociata fu per forza affidata (poichè i papi non avevano esercito proprio) a signorotti francesi che talvolta si servirono del pretesto santo per sfogare la loro crudeltà e avidità; e il papa intervenne più di una volta come moderatore e mandò, come scrive uno storico laico, « consigli di mitezza ».

Con tuttociò si durerà ancora un pezzo, negli sgabuzzini delle farmacie e nei ridotti massonici, a descrivere Innocenzo III e San Domenico mentre, un giorno sì e un giorno no, fanno un bagno caldo nel sangue degli innocenti Albigesi.

ALBUM

Un giorno l' Omo Salvatico, pregato e ripregato, circuito e aggredito, dovette per forza scriver qualcosa nell'album (rilegato in pelle umana) della signorina Fiorenza Tirummi. Scelse una bella pagina bianca, pensò qualche momento, intinse la penna di vera oca nel calamaio d'argento falso, e scrisse così:

« O bel foglio bianco e intatto, eri forse destinato ad attendere, in una latrina di lusso, che una gentile ti ag-' guantasse per nettarsi e insudiciarti. Fa' conto che ri abbia ricondotto al tuo vero destino, e permetti che ti sporchi per nettarmi la bile che nasce dal vedere la vanità sposarsi coll' improntitudine per infastidire un galantuomo innocente ».

ALCEO

Poeta di Mitilene che fu, per intendersi, una specie di Carducci dell'antichità perchè cantò contro i tiranni e in lode del vino. E qui cade acconcia l'osservazione che l'odio verso i tiranni è andato sempre d'accordo coll'amore della sbornia: o sia che i sensi di libertà portino, come corollario, al bisogno di esilararsi il cerebro col sugo dell'uva, oppure, com' è più credibile, che l'uomo briaco, essendosi riavvicinato all'animale, non possa soffrir padroni.

ALCESTI

È l'unica moglie di cui narri la storia che si sia offerta di morire per salvare il marito. In tempi posteriori e nei nostri una moglie fa morire volentieri parecchi mariti piuttosto che rinunziare alla propria vita e non le sappiamo dar torto perchè i mariti, se possono, fanno precisamente

l0 stesso verso le loro mogli. Morire nel posto di un altro è un'usurpazione bell'e buona e i nostri codici progressisti puniscono severamente le sostituzioni di persona.

ALCHIMIA

Nelle regioni più alpestri della terra ancora si crede e si dice che l'Alchimia è fallita e morta. Ma in verità nessun secolo la vide fiorire, vigoreggiare e trionfare come

11 nostro. Gli antichi alchimisti volevano trasformare i metalli ignobili in oro; i moderni si contentano di trasformare tutti i detriti del mondo in carta che ha lo stesso ufficio dell'oro.

Il gesso diventa farina, il cemento pietra, la ghianda caffè, la patata formaggio, il cartone cuoio: non v' è trasformazione del vile in nobile che non riesca ai più fortunati successori di Geber e di Paracelso. E l'alchimia ha esteso le sue conquiste anche nel mondo morale: così l'uccisione dei cittadini diventa amore della città; la passione dell' intrigo scienza politica; il senza senso profondità; l'ingegno genio; il giornalismo letteratura; la letteratura arte; l'arte religione e via di seguito — fino al giorno aspettato, bramato, magnificato in cui tutta la carta posseduta dai nuovi alchimisti — carta moneta, carta stampata, carta manoscritta — ritornerà, per un altro prodigio dell'ermetismo alchimico, alla sua naturale destinazione, e ridiventerà, per i canali delle latrine, quod erat in principio.

ALCIBIADE (451-404 a. C.)

Bel giovane amato da Socrate più che dalla Fortuna. Come la maggior parte dei grandi ateniesi fu padrone del popolo, poi sconfitto, esiliato e nemico della patria. Ma deve il meglio della sua popolarità tra gli arcisapienti del giorno d'oggi alla coda del suo cane come il Manzoni [ dovette la sua nel collegio di Merate al fatto d'essere stato il primo, fra gli scolari, a tagliarsi il codino.

La fama, difatti, vien data, durante la vita, solo a quelli che tagliano qualcosa — sia la testa" dei Re, come i Terroristi, o l'ernie come i chirurghi, o le treccie delle donne, come i pervertiti, o gl' istmi di Suez o di Panama come gl' ingegneri — ma la fama maggiore viene assegnata a quelli che si tagliano da sè, coraggiosamente, i fregi genitali o per avere una voce più melodiosa o per meglio conformarsi alle castrate opinioni dell' immensa plebe che distribuisce lodi e quattrini.

Alcibiade, che fu il capo della dinastia dei tagliatori, si contentò della coda di un cane e si narra che quella coda fu l'unico oggetto che portasse con sè nell'esilio per contemplarla nei giorni che i giornalisti di quei tempi eran con lui più mordaci del solito.

ALCINA (E ARMIDA)

sono, nei libri dei poeti, le maliarde che avvincono a sé gli eroi nell' isole incantate. Oggi che non vi son più eroi e che le isole son tutte occupate dalle miniere di carbone fossile e dagli alti forni le Alcine e le Armide non hanno altri incantesimi che il belletto e le false poppe e rimbecilliscono gli uomini secondo i prezzi di una tariffa approvata dalla polizia.

ALCOOLISMO

Il più pericoloso non è quello del vino e neppure della grappa, ma quello delle passioni o delle idee. Ci si ubriaca d'odio, d'avarizia, di ferocia, d'imbecillità, di libertà, di filosofia, di scienza, di politica, di rettorica, di vento, di bolle di sapone, d'ombre e di nulla.

Per combattere questa specie d'alcoolismi, non c' è che una medicina: la parola di Cristo; ma ora parla l'Anticristo e perciò questa sudicia pallottola della terra barcolla ubriaca fradicia, con tutti gli ubriachi che partorisce e divora.

ALCOVA

Un altro vecchiume. Nel linguaggio dei moralisti del secolo passato i « misteri dell'alcova » volevan dire le gesta della libidine, specie di quella fornicatoria. Allora c'erano le case, colle finestre e porte chiuse, e nella parte più segreta della casa la camera, e nell'angolo più raccolto e chiuso della camera l'alcova e nel fondo dell'alcova il letto. Oggi non si fanno più tanti misteri e quello che si faceva prima nell'alcova si fa nelle sale dei cinematografi, nelle carrozze, nei treni, nelle automobili, nei palchi dei teatri, sotto i portici delle strade, dietro le quinte dei palcoscenici, dietro i cespugli dei giardini pubblici e in tutti gli altri pubblici luoghi a disposizione dei gorilla vestiti di pelo altrui.

ALEA JACTA EST

Il dado è tratto: per uomini come Cesare, ex demagogo goloso d'impero, la politica è un gioco. Parve, sul primo, che il dado fosse buono e che la partita fosse vinta ma agli idi di marzo il calvo dittatore dovette pagare la perdita colla vita, sotto la statua d'un altro per sua colpa assassinato. Pochi anni dopo una Voce dirà, nell'alba dell'Oliveto: « chi di spada ferisce di spada muore ».

ALEARDI ALEARDO (1812-1883)

Celebratissimo poeta a' suoi giorni, come a' nostri D'Annunzio — e caro alle donne, ai giovani, ai patriotti. Lo stroncò l'Imbriani da par suo, e fece bene e da quel tempo non s'è più riavuto benchè alcuni critici misericordiosi abbiano tentato di rianimare il povero cadavere (poetico) con balsami e iniezioni.

Lo salva, però, l'amore ch'ebbe per la patria e per la dinastia e basterà ricordare i suoi versi al vincitore di San Martino:

Emanuele re d'Italia, anch'io
Non ultimo poeta,

Un saluto <' invio. Certo mia madre,
Santa com'era, divinando il figlio,
Me al nascer, di panni
Tricolori fasciò.

« 이전계속 »