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trario. Esistendo allora l'arte del soldato come tutte l'altre arti, chi spontaneamente l'abbracciava sapeva d'esser pagato per uccidere e farsi uccidere ed assolvere il proprio compito con coscienza se non con passione.

Da ciò, guerre limitate e, in confronto a quelle d'oggi, con pochissimi morti.

Ma poi, abbattuto il dispotismo e sorta, sulle sue fosche rovine, l'aurora dalle rosee dita della seducente libertà, questa mite signorina, tanto per fare onore al suo nome, impose, indistintamente, a tutti i « liberi cittadini » il servizio militare obbligatorio. E allora (sempre in omaggio alla stessa demoiselle, che con tanta facilità, in presenza a tutti, abbassa il capo e rizza il culo) sorse, come reazione, l'antimilitarismo.

Due « ismi » da mettersi insieme con tutti quegli altri deliziosi « ismi » che sono il contrapposto perfetto dei carismi i quali, come si legge, furon di moda una volta, ai tempi del Re Pipino e della civiltà cristiana.

ANTIPAPA

I piccoli anticristi preferiscono immensamente gli antipapi ai papi legittimi, e si capisce il perchè. La loro ammirazione, però, è guastata dal pensiero che anche gli antipapi credevano in Cristo e allora, vergognosi della loro indulgenza, ripongono tutte le speranza nel grande Anticristo il quale, come prima gesta, li ammazzerà tutti per non doverli mantenere.

ANTIPATIA

— L'antipatia — diceva il prof. Pocosale — è un sentimento invincibile, è più forte di me. Il priore, per esempio, con quel suo naso lungo e quelle spalle gobbe, m' è antipatico da quando l'ho visto, e per non vederlo son costretto da anni e anni a lasciar la messa, con mio grave dispiacere. Quando si dice l'antipatia!

ANTIPODI

Essere agli antipodi di qualcuno o di qualche idea, significa occupare una posizione estrema; come, per esempio, la cresta d'un monte o il fondo d'un abisso, abitare in Paradiso o nell' Inferno, vivere nella fede o nell'ateismo ecc. Essere insomma estremi, nel bene o nel male, nel vero o nel falso.

Posizioni incomode. Non bisogna dunque trovarsi mai agli antipodi, ma nel mezzo; e spostarsi secondo i casi e sempre moderatamente, ora di qua ora di là.

Iddio e il diavolo sono agli antipodi, e sono perciò (sia detto inter nos) due esagerati. L'ideale sarebbe di travasare un po' di diavolo in Dio e un po' di Dio nel diavolo.

(È inutile dire che questi ed altri simili concetti, fanno parte della sana filosofia del prof. Mediani).

ANTISEMITISMO

Come tutti gli « anti » è generato e rafforzato dagli ebrei stessi. Questa razza divina e immonda, la cui punizione consiste nell'obbligo di punire i cristiani, ha talmente sopraffatto tutti i popoli dev' è sparpagliato, ch' è divenuta, benchè non abbia una terra propria, una delle nazioni dominanti della terra. I cristiani si difendono; male, però: con i sistemi ebraici. Gli ebrei non avrebbero preso il posto che hanno, e non avrebbero tanta tracotanza, se i cristiani fossero veramente cristiani e non avessero adottato gli stessi valori giudaici: l'amore della potenza, della moneta, della quantità ecc.

La conversione dei cristiani al Cristianesimo porterebbe la fine del semitismo — e perciò dell'antisemitismo — e forse la conversione degli stessi giudei alla Verità crocifissa in Giudea.

ANTISTENE

Scolaro di Socrate e capo dei Cinici.

Delle molte cose che si narran di lui racconteremo soltanto questa, che ben s'attaglia ai nostri democratici tempi. Consigliò un giorno agli ateniesi di fare un decreto col quale si ordinasse che gli asini son cavalli. Tutti ridevano come se avesse detto la maggiore buaggine che possa venire in testa a un matto.

— Non decretate voi — aggiunse allora Antistene — che siano generali certuni che di guerra non sanno nulla? ANTOLOGIA

Quando un uomo, preferibilmente un professore, si persuade, dopo molte ponzature, di non esser capace di defecare un libro proprio, prende" un certo numero di volumi celebri, un paio di forbici e un tegame di pasta e mette insieme un'Antologia, la quale viene adottata nelle regie scuole e procura al padrone delle forbici una buona raccolta annua di percentuali.

Per quelli che volessero darsi a questa florida industria si avverte di non scordarsi in tutte le maniere di mettere: « Ei fu.... »; « S'ode a destra uno squillo di tromba.... »; K Era già l'ora che volge il disio.... »; « Rondinella pellegrina....» e soprattutto il sonetto «T'amo pio bove.... » ch' è un delicato omaggio a sè stesso del modesto compilatore.

ANTONINO (S.) (1389-1459)

Arcivescovo di Firenze; nemico degli onori e dei lussi e grande amico della povertà e della giustizia.

« Era di tanta riverenza e riputazione — scrisse il buon Vespasiano da Bisticci — che con quella cappa di fraticello in dosso, con pochi famigli, aveva tanta riputazione, che mai passava di luogo ignuno, che ognuno quando passava non si gittasse per terra ginocchioni. È sanza cavalli e sanza vestimenti e sanza famiglia e sanza ornamento ignuno in casa, era più istimato e più riverito, che s'egli fusse andato con le pompe con che vanno i più de' prelati ».

Scrisse libri molti, di teologia e di morale: tra questi, in volgare, l'Opera a ben vivere — una delle gioie della prosa toscana del quattrocento.

L'ultime sue parole furono: Non l' ho detto sempre, che servire a Dio è regnare?

ANTONIO (S.)

— Non capisco, diceva un giorno il prof. Mediani, perchè la Chiesa di Roma, alla quale appartengo per nascita, abbia messo tra i santi l'asceta Antonio. Forse perchè aveva delle forti tentazioni? Ma queste sono un indizio della sregolatezza della sua fantasia e della sua inclinazione a peccare. Io, per esempio, modestia a parte, non ho mai tentazioni e non per questo pretendo d'essere un santo!

ANTONIO (MARCO)

Sarebbe stato salvo e forse padrone del mondo se Cleopatra fosse stata più brutta o, come dice Pascal, se la regina avesse avuto il naso più lungo. Ma non si sarebbe salvato lo stesso se avesse avuto, lui Antonio, il giudizio men corto?

ANTROPOFAGI

Gli Antropofagi ammazzano i loro simili per mangiarli; gli Antropolatri ne ammazzano molti di più ma non li mangiano, sicchè per i loro massacri non hanno neppur la scusa dell'appetito. Lasciamo ai dialettici la facile fatica di tirare la conseguenza.

ANTROPOLOGIA

Un capitolo della Zoologia dedicato a quel bastardo postero dei babbuini che è, secondo gli antropologi moderno stile, l'animale ragionevole e ridente di Aristotele. Gli antropologi studiano soprattutto i crani e dalle misure degli angoli craniali deducono profondissime verità filosofiche e sapientissime catalogazioni delle razze. Studiare nell'uomo la testa non sarebbe cattiva idea ma per l'appunto gli antropologi le prendono, le teste, quando sono scarnite di fuori e vuote dentro : senza la carne colorita che dà la bellezza o il carattere, e senza il cervello nel quale risiede, dicono, l'intelligenza. Epperciò mi somigliano a quelli che fondassero la scienza delle spade sulla misura della fodera dei foderi.

ANTROPOMORFO

La gran disgrazia dell'uomo è d'essere soltanto antropomorfo — cioè d'aver dell'uomo soltanto la forma e l'apparenza. Se l'uomo vorrà ascendere davvero all'umanità — grado insopprimibile per salire a Dio — dovrà diventare risolutamente teomorfo, seguendo l'esempio dei santi, e ricordando che non tocca il segno chi non mira più in là. ANUBI

Presso gli Egizi era, anticamente, il cane che va frugando nei sepolcri; divenne poi il Dio che guida i morti al paese dell'ombre e pesa i cuori nel giudizio a cui presiede Osiride. Ma gli restò del cane la figura e l'aspetto, benchè sia rappresentato anche come imbalsamatore dei defunti. Un cane che ha fatto carriera: da violatore di tombe a conservatori di morti. Dovrebbe essere il Dio dei critici, che in tutti i modi, prima straziando eppoi esaltando, voglion viveje alle spalle dei grandi cadaveri.

APACHE

Per nominare questo autorevole personaggio delle moderne metropoli i dialetti italiani avevano già moltissimi nomi: barabba a Torino, teppista e locch a Milano, buio nel Veneto, lazzarone, camorrista, picciotto e mafioso nel Regno delle Due Sicilie. Ma il mondo della malavita come il mondo della gran vita sente il bisogno di nobilitarsi e ha bisogno del cachet dell'argo* di Parigi per far migliore figura nell'arte del cinematografo e nella prosa dei giornali.

APE

Per il borghese moderno l'ape è il simbolo dell'uomo industrioso che mette dapparte l'estate per poter mangiare l'inverno — cioè che fa lo strozzino nella virilità per poter vivere di rendita nella vecchiaia. E per conseguenza gli uomini cercano tutti, più o meno, d'imitare l'ape e di svolazzare qua e là sui fiori per succhiare la sostanza. Don Giovanni è l'ape dell'amore che svolazza sulle donne; l'uomo di stato è l'ape politica che svolazza di partito in partito; l'affarista è l'ape economica che svolazza di banca in borsa; il letterato è l'ape poetica che svolazza tra i vocabolari e l'antologie.

Ma le api vere della campagna hanno, per i moderni, parecchie taccherelle: prima di tutto son monarchiche, eppoi hanno fornito il miele a San Giovanni Battista e forniscono tuttora la cera per gli altari di un Monarca spodestato.

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