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gia, che il paese corre alla rovina e che la serva del maniscalco è certamente gravida, arriva il Sindaco, che ha studiato in collegio, e vedendoli tutti raccolti e severi come un tribunale che giudica vivi e morti senza batter ciglio esclama sorridendo:

— Ecco il nostro Areopago!

— Cosa vuol dire Areopago? domandò una sera il figliolo del farmacista.

Areopago, rispose pronto il veterinario, era un parlamento dei tempi antichi che stava sopra un monte, su in alto, epperò si chiama areopago, per la stessa radice di areoplano ch' è una macchina per volare in alto, ma senza pallone.

— Ma l'Areopago, aggiunse il maestro, doveva essere un covo di reazionari perchè condannò Socrate a bere la cicuta.

— Colpa dei preti di quell'epoca arretrata, replicò il dottore, e del resto Socrate era un imbroglione perchè confessava di non saper nulla eppoi faceva perder tempo alla gente perbene colla scusa d'insegnar la sapienza!

— Ciò non toglie, saltò su il cancelliere, che Socrate non sia una vittima del Libero Pensiero!

— Ma se a quel tempo non c'era il Cristianesimo e dunque non c'erano i preti, osservò il notaro.

— Già, concluse il sindaco, i preti non c'erano ma c'erano i sacerdoti e lei m'insegna che preti e sacerdoti sono zuppa e pan bagnato. E nell'Areopago i sacerdoti c'eran di certo e proprio per questo sostengo che il nostro Areopago è superiore a quello d'Atene perchè qui non ci sono, grazie a Dio, sottane nere.

ARETINO (PIETRO) (1492-1557)

L'Aretino è il più famoso mandrillo questuante della letteratura universale. Ma per lo meno era un mandrillo che sapeva scrivere in ben colorito italiano e un questuante che chiedeva l'elemosina agli imperatori. Oggi vi sono torme di Aretinucci e Aretinelli che scrivono porcherie in forma sporca e che chiedono la mancia e la gloria alle padrone dei bordelli ed ai clienti dei medesimi.

AREZZO

Il paese d'Arezzo ha dato, in proporzione degli abitanti, il maggior numero di uomini grandi o segnalati all' Italia. Basta rammentare Guido (l ' inventore delle notazione musicale), Guittone, Petrarca, Michelangiolo, Cesalpino, Vasari, Pietro Aretino, Redi e altri moltissimi. Ora è in decadenza: gli ultimi aretini celebri sono, ahimè, il Guadagnoli, poeta sudicio, e il Chiarini, poeta pallido.

Arezzo fu liberata da San Francesco dai demoni che l'abitavano ma pare che fossero tornati ai tempi di Dante che gli Aretini chiama « botoli ringhiosi ».

Arezzo è città antica, quieta e bella, non sciupata ancora dalla civiltà (benchè alcuni fabbriconi la minaccino) — e vi sono ancora stradine in salita, tra mura e case vecchie, dove l'erba verdeggia, ove si.può dire orazione in pace sotto i tabernacoli: Via del Praticino, Via della Fioraia, Via del Sasso verde sono ancora tra i pochi luoghi puliti e solitari del mondo. E nella Chiesa di San Francesco c'è uno de' miracoli della pittura: il sogno di Costantino di Pier della Francesca.

ARGENTINA

Grande paese dell'America del Sud dove gl' italiani vanno per far fortuna. È popolato di vacche, di bovi, di vitelli, di gauchos, di generali e di uomini politici democratici. Il suo nome, che contiene l'argento, lo rende simpatico a tutti gli affaristi internazionali. Non va dimenticato che servì, per un certo tempo, come terra d'esilio all' Eroe dei Due Mondi.

ARGENTO

La parola, dice il proverbio, è d'argento. Se fosse vero nessuno parlerebbe per non spender un sì goloso metallo — tanto più che il silenzio è d'oro e perciò tanto più fruttifero.

Il francese, più pratico, chiama « argent » il denaro e la parola, dunque, sarebbe denaro — ma l'inglese ha decretato che denaro è il tempo. Si può dedurre che la parola c tempo? Il verbum di San Giovanni sarebbe mai eguale al times di John Bull? E il silenzio sarebbe allora la non-durata, l'inesistenza, il nulla? E per tornare al proverbio, se il silenzio è d'oro, non si dovrebbe concludere che l'oro è il nulla? E se la parola val meno del silenzio confesseremo che vale ancora meno di nulla?

Questi corollari, benchè ottenuti con una rigorosa dialettica fondata sulla « sapienza dei popoli », parranno talmente eretici agli occhi dei banchieri e degli avvocati — i padroni dell'ora — che l'Omo Salvatico rinunzia, inorridito, ad ogni ulteriore approfondimento.

ARGO

aveva cento occhi ed è probabile che non potesse dormire, per la difficoltà di chiuderli tutti insieme, e che non potesse vivere in pace, tante più turpitudini gli sarà toccato vedere. Da un bel pezzo gli uomini saggi, che hanno due occhi soli, e anche un po' annebbiati, hanno preso l'abitudine di tenerne chiuso uno anche di giorno e ora si sparge la moda di chiuderli tutti e due con provvido benefizio per i ladri e per i pittori.

ARGOMENTO

(alla Camera).

// presidente avverte Voratore

che d'argomento è fuore.

E Vorator: vasto è Vargomento

che non si sa quando si è fuori o drento.

ARGONAUTI

Se i mercanti e i coloniali conoscessero la mitologia non v' è nessun dubbio che avrebbero un vero culto per gli Argonauti che andarono in cerca del Vello d'Oro. Anch'essi a loro modo seminano i denti del dragone da' quali nascevano i giganti armati: portano infatti, nelle terre vergini e lontane, quei velenosi doni che sono l'armi e le zozze eppoi si meravigliano di essere qualche volta massacrati dalle tribù furibonde.

ARIA

Il tale — si dice — campa d'aria. E nello stesso significato: campa di Spirito Santo. Lo Spirito Santo sarebbe dunque null'altro che l'aria? Quando si rifletta che anima vuol dire, etimologicamente, soffio, fiato, non si potrebbe concludere che il linguaggio comune, nella sua inconscia profondità, riconosce che ogni spirito è un soffio che promana dalla Terza Persona della Santissima Trinità?

E allora si capiscon meglio anche le locuzioni che indicano il digiuno e la sobrietà. In quelli che vivono soprattutto nello spirito e di spirito i bisogni del cibo corporale son quasi nulli: i santi potevano far a meno di mangiare per molto tempo e quando il proverbio aggiunge: In chiesa coi santi e in taverna coi ghiottoni vien ribadito il pensiero che l'astinenza non è un capriccio della Chiesa ma lo stato naturale degli spirituali.

ARIANNA

Tutti conoscono il « filo di Arianna » e sanno vagamente che servì a trar fuori un suo amante dal Labirinto. Gli uomini moderni non ammettono Labirinti epperò non si curano molto dei fili che si sgomitolano e preferiscono, quando son furbi, dar del filo da torcere ai loro nemici. Ma però approvano con entusiasmo l'ingratitudine di Giasone che abbandonò sola sopra uno scoglio la sua ingenua salvatrice, tutti contenti di avere un alibi mitologico e classico dei loro tradimenti.

Nietzsche, che aveva predicata per parecchi anni la filosofia del Minotauro, s'innamorò, alla vigilia della pazzia, di Arianna, ovverosia Cosima Wagner, la quale gli porse delicatamente un filo che lo condusse diritto diritto al manicomio di Weimar.

ARIELE

Amabile spirito dell'aria, ubbidiente amico del nobile Prospero, protettore degli esuli, riparatore dell' ingiustizie, saluto musicale del cielo marino — dove sei fuggito, dove sei, dopo che Shakespeare ti licenziò colla fine della Tempesta? Calibano, l'orrido bestione briaco, c' è sempre; ha fatto fortuna, ha messo su famiglia, ha quattrini e figlioli, siede nei consigli dello stato, trionfa e brinda e rutta nelle solennità della democrazia e dell' industria: è diventato un patriarca; metà della terra appartiene ai suoi nipoti, ai suoi liberti, ai suoi bastardi. È forse per questo che il dolce Ariele, spirito al servizio della sfortuna, non è più. ricomparso, neppure a quelli che l'amano?

ARISTIPPO (V sec. a. c.)

Ai più, oggi, quasi ignoto; eppure la sua filosofia è quella più diffusa e seguita ai giorni nostri.... La felicità è nel piacere — non c'è di buono che il piacere — le virtù consiste nella ricerca del piacere — la vera libertà consiste nel liberarsi dal desiderio col godimento.

I moderni fanno finta di studiare Socrate e Platone e li rammentano ogni istante — in realtà non vi sono, al di fuori dei cristiani, che seguaci di Aristippo.

ARICI CESARE (1782-1836)

A soli vent'anni fu secondo attuario processante nella pretura criminale di Brescia; a venticinque commesso di seconda classe nella Corte civile e criminale del Mella; a ventotto professore di liceo.

Dicono che fosse anche poeta e di lui si leggono, cioè si stampavano, certi poemi sugli Olivi, sul Corallo, sulla Pastorizia, sull'Origine delle Fonti, frutto di una sua sfrenata passione per la poesia didascalica: eleganze rassegate sopra argomenti glaciali. Compose anche, dopo il Manzoni, alcuni Inni Sacri ed è sperabile che gli abbiano procurato la gloria del paradiso in mancanza di quella poetica.

ARIMANE

Si racconta che un giorno, mentre un notorio satanista cantava fra sè e sè:

0 tu deWEssere
Principio immenso

con quel che segue, gli apparisse dinanzi Arimane in persona. Al pover uomo si ghiacciaron le parole in bocca dallo

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