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BABBUINO

Scimmia cinocefala, con pelo giallo-scuro-verdiccio, faccia biancastra.

Il suo nome par che derivi dal latino Babhius, sciocco, a cagione dei suoi sciocchissimi lazzi.

È, tra le scimmie, la più brutta, la più oscena e la più maligna: impossibile, dunque, non identificarla col « glorioso patriarca di Ferney ! ».

BABELE

La torre di Babele rimase in tronco ma la confusione delle lingue va crescendo di settimana in settimana : nè i popoli nè gli uomini s'intendon più. Gli stampatori s'affannano a metter fuori vocabolari poliglotti, ma ognuno storce le parole e le lingue sono coagulamenti di gerghi anarchici. Invadere una regione inerme significa difendere il diritto; spendere cento per riscuotere venticinque si chiama amministrare; mettere insieme delle filastrocche di astrazioni senza senso vuol dire aver messo il piede sull'ultima Thule della filosofia; accozzare parole senza legame e costrutto vuol dire far poesia e via di seguito.

— Al cielo, si arriva lo stesso anche senza torri! gridano gli aviatori.

BABILONIA

Capitale dell'Asia antichissima, che conquistò e fu conquistata, distrusse e fu distrutta, come tutte le capitali e le nazioni del mondo. Babilonia furon chiamate via via le altre metropoli famose per la superbia e il vizio: Roma, Parigi, Berlino, Londra.

Ma tra queste e la prima e vera Babilonia una differenza profonda c' è che non possiamo tacere: a Babilonia gli Ebrei furon portati come schiavi e prigionieri; nell'altre Babilonie gtì ebrei sono i padroni dei re.

BACALARO

Così vien chiamato, a Firenze, il servitore dei fiaccherai.

Mi ricordo ancora di quello che, trentacinquanni addietro, faceva il proprio mestiere in Piazza San Marco.

Era un cenciume semovente d'età indefinibile, lungo, secco, inalaticeio, quasi afono:

Io l'osservavo, dalla finestra: e lo vedevo andare su e giù per il marciapiede, lungo la fila delle carrozze, ora con la balla del fieno, ora col bigonciolo dell'acqua, ora con la granata di scopa con la quale spazzava le porcherie dei cavalli.

Aveva una giacchetta verde-gialla sdrucita sulla schiena con le maniche rimboccate sui polsi e le tasche gonfie chi sa di che ; portava in capo un cappello unto, a grondaia; e i piedi che gli uscivan fuori dai pantaloni sbrindellati, invece che dalle scarpe eran calzati da un par di zoccoli.

A vederlo camminare tutto slogato faceva pietà.

Quando lo chiamavano, e lui doveva rispondere da lontano, pareva che, a metter fuori quella po' di voce che gli era rimasta, gli si strappasse dentro qualche membrana.

Non si fermava mai; se qualche signore accennava di volere una vettura, toglieva la balla del fieno dalla testa del cavallo, eli metteva la briglia, e appena il signore era montato in carrozza, lui richiudeva lo sportello e salutava, a capo scoperto, senza chieder nulla.

Mentre lavorava tossiva; e se fra un colpo e l'altro di tosse bestemmiava senza arrabbiarsi, le bestemmie per la fiocaggine gli rimanevano appastate in gola.

La sua faccia insudiciata da una barba vana e biondiccia aveva preso il colore dell'orina dei cavalli; e mi rammento che, quando uscivo di casa e dovevo passargli accanto, mi pareva che puzzasse d'ospedale e di stalla.

Un giorno, affacciatomi alla finestra, non lo vidi; così il giorno dopo; così per una settimana di seguito.

Poi, una sera, mentre il lampionaio, con la pertica, accendeva il fanale sulla cantonata, passò un carro funebre di terza classe; sul carro, senza croce, c'era una camicia rossa da garibaldino; e dietro, fra le quattro o cinque tersone che l'accompagnavano, due fiaccherai con la tuba filile ventitrè.

La mia padrona mi disse: È il bacalaro di giù.

BACCELLI ALFREDO (1863)

Figlio di Guido medico, letterato e ministro, ci ha lasciato fortunatamente le sue memorie di fanciullezza (in Roux, Illustri Italiani Contemporanei, v. I, p. II, 238-249). Dalle quali si apprende che assunse fin da piccino « abitudini di serietà »; che un vecchio signore « guardandomi negli occhi, che spesso rimanevano estatici come a seguire un' immagine invisibile, una volta mi disse: Bimbo mio, tu sarai poeta ». Profezia la quale ognun vede come si sia avverata: basta leggere Diva Natura o Iride Umava o qualunque altro de' registri lirici del già sottosegretario per l'Agricoltura, Industria e Commercio.

Dalle suddette memorie si apprende altresì che da fanciullo difese con immaginarie e private arringhe il suo cuoco arrestato: che il 20 settembre 1870, rimasto solo in casa, si mise a piangere dalla paura, ma dopo partecipò al generale entusiasmo. con una bandieretta tricolore da lui medesimo composta; che leggeva con somma soddisfazione le opere di Alessandro Dumas e di Giulio Verne; che fu sempre il « primo della classe » in tutte le scuole, che scrisse a dodici anni un romanzo storico, a quattordici un romanzo fantastico, a quindici un romanzo sentimentale; che amò in quei medesimi anni una bruna fanciulla a San Vito e una bionda giovinetta a Livorno; che schiaffeggiò Pietro Sbarbaro per difendere l'onore dei suoi genitori e finalmente che ebbe la medaglia d'oro della licenza d'onore. E il poeta conclude: « non ci si deve mai avvilire: avanti sempre, forti nella propria coscienza; il giorno della giustizia spunterà ». Difatti, se non si sbaglia, è già spuntato: Baccelli Alfredo non conta più nulla a Montecitorio e men che nulla nella letteratura italiana.

BACCELLI (SESTO CAIO)

Libro eterno perchè libro del tempo. Arriva tutti gli anni, alla fin del dicembre, coi capponi e i panforti, puntuale. Non lo registrano le bibliografie, non lo tengono sotto vetro e in luce i librai. Eppure è tra i pochissimi, assieme a Guerrino guerriero e a Bertoldo contadino, che'si trovi nelle case più sole delle più sole frazioni.

Annunzia il futuro a uso di pastori e zappatori. Prevede le meteore e insegna le coltivazioni. Libro di cielo e di terra, come quello di Dante. E tutti noi che viviamo sulla terra e di terra e siamo sotto il cielo e dal cielo aspettiamo benefizi ed auspici, ritroviamo qui, nelle sue forme elementari, pasto per la nostra bocca.

Piccolo libro turchino, che sembra adoprare ancora i legni del tempo paterno di Pietro Leopoldo e ricordarsi dei mezzadri canuti e saggi che son morti nelle novelle di Neri. S'intitola il Vero Sesto Cajo Baccelli, indovino-agricoltore fratello maggiore di Settimo Cajo. Baccelli nipote del celebre Rutilio Benincasa astronomo cabalista soprannominato lo Strolago di Brozzi. Lunario per VAnno Bisestile 19.... — Firenze, Stab. Tipo-litografico E. Ducei, Via dei Pilastri, 32.

Una figura ce lo rappresenta col cappellone a punta, sopra una faccia di Carlomagno, mentre con una mano agguanta il telescopio sporgente fuori da una finestra che inquadra stelle e comete fitte e coll'altra aperta par che inorridisca delle congiunzioni scritte in cifre di fuoco in un librone aperto a' suoi piedi. Sul frontespizio un contadino in camicia conduce due vacche aggiogate, colla mossa semplice e secolare che si ritrova nei cinesi e negli indi, nei greci e negli etruschi.

Il primo capitolo, sormontato dalla figura d'una cometa fallica, tratta dell'eclissi: il primo fenomeno celeste che turbò i terrestri. Poi vien la poesia. Tutti gli anni 14 sestine annunziano in sintesi familiare i grandi avvenimenti dell'universo. Lo Strolago di Brozzi è modesto, insieme, e superbo:

Se rileggete amici ciò che scrissi
Nelle profezie dello scorso anno
Vedrete che le cose che vi dissi
son avvenute oppur ?avvereranno;
sarà questione di mesi, ma vi giuro;
che ciò che affermo avviene di sicuro.

Sovrabbonda di sillabe e di fede ma non tiene alla puntualità. E a' suoi fedeli promette pace e ricchezza — questa per mezzo del lotto:

Siccome certamente voi dovete
Sostener delle spese, ho preparato
Un terno che a Firenze giocherete
Finché non ve Vavranno sorteggiato,
Prendete nota e abbiate fede in me,
59, 8°. 33

E i futuristi credevano d'aver inventato un gran che mettendo i numeri in mezzo alla poesia!

Il lunario che vien dopo è accompagnato settimana per settimana dalle previsioni del tempo, ma l'ottimo Sesto Cajo non s' è lasciato defiorare, come i suoi parenti Vestaverde e Barbanera, dallo scientismo moderno. Per non compromettersi s'attiene al generico. « Pioggie parziali — Alternative di pioggia, di vario e di sereno — variabile — tempo costante — buono ma venti alti potrebbero disporlo diversamente — Cattivo, ma che venti alti potrebbero cangiarlo al buono ». Sistema ch' io trovo infallibile e profondissimo. Però l'avvertenza più ripetuta è questa: « Poco dissimile dal passato ». C' è, in queste parole, una filosofia piena e formata. La costanza e monotonia del mondo. L'eterno ritorno. Sesto Cajo Baccelli è il Nietzsche a uso delle fattorie.

BACH GIOVANNI SEBASTIANO (1685-1750)

Ebbe due mogli; venti figlioli; scrisse tanta musica da riempire 45 volumi — andò di città in città, di corte in corte come organista e maestro di cori e d'orchestra; fu messo in prigione, diventò cieco — eppure riuscì, a dispetto delle strettezze della vita, del fracasso dei ragazzi, dei fastidi dell' insegnamento, delle gelosie degli emuli, a comporre la più serena e pura musica che abbia dato la vecchia Germania. Benchè luterano le sue Messe e i suoi Corali — e soprattutto la Passione secondo San Matteo — son gonfie d'un sentimento religioso e cristiano, che talvolta tocca il sublime. Volontariamente schiavo

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