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Attenendosi, perciò, a questa igienica norma, fu, nei primi giorni della neutralità, neutralista, fu « interventista » negli ultimi, combattè durante la guerra, come tutti i savi, nel « fronte interno », nascose prudentemente il tricolore nello stanzino dei panni sudici durante il periodo del « bolscevismo » ed oggi, finalmente, che il fascismo è in auge, riespone il tricolore al balcone, è socio benemerito de « La Disperata » e giura e spergiura a fin di pranzo, con dei gran pugni sulla tavola, che Mussolini e non altri salverà P Italia.

Il cav. Francatrippa, proprietario di ben dieci pizzicherie, mostra di conoscere a perfezione « il vivere del mondo », e di non ignorare che per non esser travolti bisogna « seguir la corrente ».

Filosofia chiara, facile, a portata di mano e (come scrivono attualmente i giornalisti) dimostrata vera dalla « prassi ».

Perciò noi proponiamo fin d'ora a tutti i benpensanti del « Bel Paese » di collocare in Santa Croce, fra gli altri Grandi, la simbolica effige del non men grande Cavaliere, rappresentandolo, in costume da Pulcinella, con un salvagente in una mano e un portafogli nell'altra.

BENSON ROBERT HUGH (1871-1914)

Prima protestante, poi sacerdote cattolico, dopo avere scritto una ventina di volumi in gloria della Chiesa, morì quarantenne, nel 1914, al principio della guerra, da lui presentita apocalittica.

In Francia (mirabile paese anche infetto) da vivo e da morto fu tradotto e discusso.

In Italia, da vivo e da morto, figurò morto.

Forse una diecina di persone, delle quali la metà preti, non lo ignorano. Ma non ne parlano.

Non assomiglia al Padre Giovanni Semeria; non porta Cristo al cinematografo e altrove.

Inglese, non ha fratelli in patria; ne ha tre, lebbrosi, in Francia, dinanzi ai quali i parrucchieri del Cristianesimo si tappano il naso, fuggendo: Hello, Veuillot, Bloy.

Com'essi, vede là società impazzire per aver disfatto la Croce e non poter rifarla.

Allora dà uno sguardo all'orologio e capisce.

// Dominatore di mondo (che è il suo capolavoro) è un libro di storia scritto prima che gli avvenimenti si compiano.

Gli avvenimenti odierni, abbracciati con occhio cattolico, fanno pensare a un' Imalaia di cadaveri dalla cui cima si può vedere, al di là, qualche cosa di prossimamente sistemato per sempre.

Chi può salirci può anche intendere che il romanzo di Robert-Hugh Benson è una storia.

Ma intendere (in latino intelligere) vuol dire intus legere; e, in tal modo, e ne godo, nel tempo dei bruti volanti non si legge più.

Il Dominatore del mo ido, tradotto per la prima volta in italiano e pubblicato recentemente da Vallecchi, non ha avuto il successo ch'era lecito sperare.

Le signore non lo leggono perchè non è un romanzo pornografico ; e i preti, dinanzi a questo inglese poco rassicurante, in generale arricciano il naso, perchè nella loro ignoranza, tutta italiana, non leggono che il Corriere d'Itilia e il Pigliami subito.

BENTHAM GEREMIA (1748-1832)

Profeta veramente moderno e popolare della filosofia utilitaria — chiamata ingiustamente da quel dispeptico di Carlyle la « filosofia dei porci ».

La più grande felicità possibile del più gran numero: ecco la sua formula luminosamente umanitaria. Accettabile dai savi degli ultimi due secoli perchè per felicità intendevano possesso ed uso dei beni e dei beni tangibili, misurabili, terrestri.

Non poteva, però, intendersi coi cristiani — i quali, guardate un po', preferiscono il dolore alla felicità e in fatto di beni desiderano piuttosto quelli del cielo che quelli della terra.

Il nostro Bentham ha scritto anche una Difesa delf Usura che gli procurò immensa popolarità tra i pubbli

cani dei due mondi e non sapendo in quale altro modo essere utile ai suoi simili lasciò il suo cadavere per la dissezione — e il suo scheletro, ohimè inutile, si può ammirare all' University College di Londra.

BENZINA

È l'Acqua Santa del secolo XX;

Con l'Acqua Santa si scacciavano i demòni; con la benzina si mettono in moto: (demòni meccanici sporchi, fumosi, rumorosi, mostruosi, spaventevoli).

E l'uomo moderno, più brutto e brutale di loro, se li inventa, se li fabbrica e se li adora.

Talvolta (ma troppo di rado !) l'idolo ammazza l'idolatra.

Piccolezze che non soddisfano l' Omo Salvatico.

Fortuna che certe osservazioni meteorologiche sembrano accertare una imminente spaventevole siccità su tutta la terra.

Allora all'uomo moderno, adoratore del « motore a scoppio », non resterà che bere la sua benzina.

E sarà l'ultima bevuta di questo ubriaco molesto.

BEOWULF

Antico eroe germanico, le cui gesta son conservate in un poema scritto in west-saxon. Uccise il mostro Grendel che divorava i guerrieri del re Hrothgar; e, cinquant'anni dopo, morì dopo aver ucciso un terribile drago. Rappresenta l'antica idea del Re che deve affrontare il male che affligge il suo popolo anche a costo di morire. Ma « nous avons changé tput cela » e nei tempi più civili (non parliamo dell'oggi) è il popolo che deve morire per il re e non il re per il popolo. Noi, coi barbari, stiamo con Beowulf.

BEOZIA

Paese greco, dove nacquero alcuni de' più grandi uomini dell'antichità: Pindaro, il massimo lirico, Esiodo, Epaminonda, Plutarco e altri molti. Gli altri greci, forse per invidia, sparsero la voce che i beoti fossero d'ingegno tardo e grosso — diceria che s' è conservata in

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giustamente fino a' nostri tempi. Si tenga bene a mente che gli eccellenti Beoti, in confronto ai prussiani di Sparta, ai parigini di Atene e agi' inglesi di Corinto, erano la più geniale fra tutte le genti dell' Ellade.

BÉRANGER (1780-1857)

Popolare e volgare canzonettaio della Ristorazione e delle due pseudorivoluzioni del '30 e del '48. Ridacchione e buonsensaio, lubrico e democratico; cantore di Lisetta e riabilitatore, anche prima dei romantici, delle puttanelle sentimentali e degli scrivani bacchici, — ma soprattutto anticlericale, antigesuita, anticattolico, anticristiano, ebbe una voga immensa che oggi, agli stessi francesi, riesce inesplicabile. Nullo come idee, banale come verseggiatore, fiacco come satirico: forse la sua aderenza alla mediocrità dei ceti mediocri fu il segreto della sua fortuna.

Si dava l'aria d'essere, a modo suo, religioso e una delle sue canzoni più celebri è quella, scema e bestemmiarne, in cui, con teologia d'avvinazzato, spera che Dio perdonerà ogni cosa alla gente della sua razza:

Le verre en matn, gaiment je me conile
Au Dieu dfs bonnes gens.

BERCHET GIOVANNI (1783-1851)

Il «Tirteo del Risorgimento italiano» era figliolo d'un negoziante d'origine svizzera; impiegato austriaco; apostolo del romanticismo tedesco: scrisse romanze che diventaron popolari per l'argomento patriottico e la facilità della cantilena. Ecco il Romito del Cenisio:

Come il mar su cui si posa
sono immensi i guai d'Italia.
Inesausto è il suo dolor.
Libertà volle; ma, stolta!
Credè ai prenci; e osò commettere
ai lor giuri, il suo voler.

Di gran brutti versi si contentavano i patriotti italiani (e forse si contentano ancora) e per amor dell' Italia ne scrisse uno bruttissimo anche il Manzoni

Liberi non sarem s'e non siam uni.

— ma uno solo. Quelli del povero Berchet, pensando" all'origine e alla professione, non c' è tanto male: un impiegato di ceppo elvetico poteva dir meglio di così:

Gridate al tedesco, che guarda sparuto:
L'Italia è concorde , non serve a nessun?

BERE

Questo verbo dà luogo a due modi di dire:
i° « Darla a bere ».
2° « O bere o affogare ».

L'abilità di « darla a bere » è l'ars magna di tutte quelle persone « che non vivono col capo nel sacco », oppure (il che è lo stesso) « con la testa fra le nuvole ».

L'umanità si divide unicamente in due parti: coloro che « la danno a bere » e coloro che « le bevono »; e questi formano la grandissima maggioranza.

Quando poi qualcuno si rifiuta di « bere », colui che « la dà a bere » cambia voce e fisonomia e, impone al renitente questo gentile dilemma: « O bere o affogare »; il che corrisponde a quest'altro motto ugualmente gentile e persuasivo: « 0 mangiar questa minestra o saltar quella finestra ». Nel « darla a bere », o in un modo o nell'altro, consiste quasi ogni arte, professione, industria o commercio.

Il deputato e il ciarlatano, lo scienziato e il giornalista, il professore e il vinaio, il propagandista e il commesso viaggiatore in callifughi, il filantropo e l'avaro che si finge povero, il demagogo e il giocatore di bussolotti, son tutta gente che non vive « col capo nel sacco » e che conosce tutti i segreti del darla a bere.

Tuttavia c' è una cosa che il popolo non beve più: « l'acqua di vita eterna »; e non sr., l'infelice, che unicamente per questo s' è ridotto a bere o a dover bere anche il piscio!

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