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attuale con Giovanni Gentile, e allo scetticismo con Giuseppe Rensi.

Sopra la sua carta da lettere ha fatto stampare il motto del Veglio della Montagna: Nulla è vero, tutto è permesso. Ma non può dormire se non ha qualcuno accanto e il lumino acceso.

BAGOGHI E LONZA

Un paese e una città immaginari e, nfilo stesso tempo, reali.

Con venti Bagoghi si fa una Lonza, con la ventesima parte di Lonza un Bagoghi e con la riunione di tutti i Bagoghi e di tutte le Lonze, una nazione moderna a scelta.

Quasi tutti i nostri collaboratori appartengono alla migliore società, cittadina o campagnola, dei due siti; vale a dire di tutti i siti. E le loro idee (sagge idee f) rappresentano il livello medio della classe media.

Vale a dire, fra la testa e i piedi, le secrezioni vainigliate del basso ventre.

Tanto dovevamo dichiarare, a scanso di possibili equivoci, circa la vera ubicazione di Bagoghi e di Lonza.

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ABBA, PATER

« Omnia tibi possibilia sunt: transfer calicem hunc ad me; sed non quod ego volo, sed quod tu ».

Così Cristo (Signore, Maestro, fratello, Salvatore e vittima dell'uomo), nell'ora più triste della sua Passione, ci ha insegnato a pregarti, non già di fare la volontà nostra, che può esser torta, ma la tua ch' è diritta e paterna, perchè muove dall'Amore Infinito che tutto penetra ed ama.

Noi siamo fratelli di nostro padre, di nostra madre, dei nostri fratelli, dei nostri amici, dei nostri nemici; ma di Te solo siamo figli, o ineffabile Padre non nato di madre, o padre e madre, inaccessibile, unitrino, increato, onnipulsante cuore da sopra i Cieli.

Questa nostra carne corruttibile, che non appartiene a noi ma alla morte, racchiude qualche cosa che è tua, che v'accendesti dentro, che non morrà.

Benedici dunque, Padre, la nostra anima, la nostra parola, la nostra penna; benedici i lettori di quest'opera: coloro che si rallegreranno, coloro che si rattristeranno, coloro che s'offenderanno, coloro che ci fraintenderanno e odieranno; e se, deboli e fragili come siamo, avremo offeso qualcuna delle tue sante leggi, perdonaci, Padre e Signore, tu che sei potenza e bontà.

ABBACO

Libretto edificante del figliolame di Shylok, il quale crede, senza aver mai studiato Pitagora, che tutto, nell' Universo, si riduca a NUMERI.

I futuri sensali e civaioli v' imparano che la Somma e il fine della vita — che la Sottrazione è lecita e raccomandabile quand' è esercitata sugli altri — che la Moltiplicazione delle merci (colla sofisticazione, l'annacquatura ecc.) è l'anima del commercio —■ e che la Divisione degli utili è una dura necessità per i 60ci di un'azienda.

Ultimamente un dotto matematico ebreo, Beppo Levi, ha stampato un Abbaco nuovo di zecca, nel quale s'impara finalmente il vero metodo logico e scientifico per insegnare la numerazione ai bambini. Eccone un saggio: Dopo l' I viene il 2; dopo il 2 viene il 3; dopo il 3 viene il 4; dopo il 4 viene il 5; dopo il 5 viene il 6; dopo il 6 viene il 7; dopo il 7 viene l' 8; dopo l' 8 viene il 9; dopo il 9 viene il 10 ecc. (1). E dopo Beppo Levi, naturalmente, viene Einstein.

ABBAIARE

— Mi sembrate — dice il lettore serioso e navigato .— due cani che abbaiano alla luna.

— Nulla di male, illustrissimo. Che la ricottosa luna seguiti pure la sua strada senza dar retta all'abbaiare non prova che i cani abbiano torto se latrano. E se i cani — anche quando son cani del Signore — preferiscono all'equivoco satellite lo splendore del sole di mezzogiorno vorrà Ella biasimarli?

ABBASSO

Una delle tre parole (le altre due sono: Evviva e Morte) che formano tutto il vocabolario della folla.

Un giorno la folla universitaria di Bologna (non dissimile dalle altre folle) gridò abbasso contro il poeta prof. Carducci perchè aveva fatto un complimento in rima alla regina Margherita.

E il terribile « Maestro », dalla cattedra, tuonò, rivolto ai propri discepoli:

« Gridate piuttosto morte; la natura mi ha posto in alt» ».

(1) Beppo Levi, Abbaco da 1 a 20. Il primo libro d'aritme tica. Parma, presso l'autore, 1922.

Quando non ero salvatico apprezzavo molto questa civile fierezza del fu poeta di Satana.

Ma oggi ripenso che venti secoli prima, un altro Maestro, anch'esso posto in alto (sebbene sopra una cattedra un po' più incomoda di quella che serviva di posatoio alle chiappe professorali dell' illustre Enotrio) dinanzi a una folla insatanita che gli gridava abbasso, (ed egli, confitto sulla croce, con tre chiodi, non poteva accontentarla) non disse nulla; soltanto alzò gli occhi al cielo ed invocò su quella povera marmaglia inconsapevole il perdono.

Atto, certo, poco dignitoso; ma bisogna compatire; si trattava semplicemente d'un Dio, e non d'un professore di Belle Lettere!

ABBATTERE

Che cosa? Tutto.
Perchè? Perchè sì.

Ecco la risposta della pazzia furiosa che, da più d'un secolo, imperversa nel mondo.

Abbattute la religione, la gerarchia, la tradizione, l'autorità, la legge, tutto ciò insomma che lega la bestia ch' è in noi, si sono scatenati gl' istinti e l'uomo all'uomo è diventato lupo.

Questo è il punto d'arrivo.

Il punto di partenza, che risale a molti secoli addietro, fu una negazione parziale: si negò qualche cosa perchè non parve dignitoso accettare ogni cosa.

Ma avvenne delle verità eterne come dello sfilarsi d'un vezzo: dopo il primo chicco, tutti gli altri - caddero per terra e si dispersero, e nessuno si curò di ricercarli.

Oggi, che non si può più vivere fra le rovine, par che si senta il bisogno di riedificare come una volta.

Ma non si conosce più l'arte e non si possiedono gli arnesi.

E allora un solo scampo è possibile: Volgersi, per aver lume, a « quella Roma onde Cristo è Romano » perchè, fuor che lì, tutto è buio.

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