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ABBELLIRSI

È il verbo che piace, soprattutto, alle donne.

Esse si abbelliscono tanto bene, a forza di pomate, di smalti, di rossetti e di bistri d'ogni genere, che riescono perfettamente a diventare stomachevoli. La bellezza per esse è la moda; e la moda sembra loro tanto più bella, quanto più è grottesca e s'avvicina ai costumi delle prostitute.

Quanto poi alla bellezza dell'anima, le nostre « seducanti signore » (da perfette scrofe sciupate dalla toilette) non se ne intendono; e non capiscono affatto, anche quelle che si dicono cattoliche, come una donna giovine e bella si possa abbellire in eterno, facendosi, per esempio, cappuccina o clarissa.

ABBICCI

Ci sono diversi abbiccì: l'abbiccì del commercio è l'adulterazione delle merci e dei bilanci; l'abbiccì della politica è la rettorica e l'imbroglio; l'abbiccì della scienza è l'ateismo; l'abbiccì dell'arte è il plagio e l'abbiccì del cristianesimo consiste nel persuadersi che non siamo nulla e che bisogna amare Dio e gli uomini fino all'odio di sè stessi — inclusive.

ABBIENTE

C è l'abbiente e il non abbiente.

Ma il vero, autentico, assoluto non abbiente, e il più pericoloso di tutti, è il Poeta, il Santo, l'Artista, l'Omo Salvatico; esso non possiede che i suoi sogni, le sue estasi, le sue immagini, la sua insociabilità; cioè non possiede nulla di ciò che veramente è, di ciò che vien custodito nelle banche, di ciò insomma senza di cui non si può essere, secondo gli abbienti, buoni cittadini.

Eppure questo non abbiente (cosa incredibile per gli abbienti) è il più gran proprietario del mondo perchè, non avendo che la propria immaginazione, si fabbrica con essa una miriade di paradisi e is essi vive beato, almeno in tutti quei momenti che può sfuggire, toccato dall'arte o dalla grazia, al paradiso dei porci.

ABBO (EX ONOREVOLE)

Ortolano o qualche cosa di simile e piccolo proprietario comunista. Andava dicendo d'esser contadino, per far più colpo.

Fu il primo onorevole che si presentò alla Camera senza camicia (non portava infatti che una maglia nera e un berretto da apàche) per esser forse (in armonia col proprio partito) un perfetto scamiciato.

Certamente non era, malgrado la posa a terribile, che un imbecille innocuo; ma contribuì coi suoi compagni pseudo-ruggenti a fare empire tutte le mutande dei borghesi di quella certa materia che un classico italiano definisce « l'amorosa madre dei cavoli ».

Godè anch'egli un attimo di celebrità e vide perfin riprodotte le sue angeliche sembianze sulla bella carta lucida e patinata dell' Illustrazione Italiana dove appariscono, ordinariamente, uomini altolocati e bei signori con lo sparato bianco. Poi dall'alto della Montagna di Montecitorio, si ritrovò di nuovo fra i cetrioli, le barbabietole e i cesti d'insalata.'

Destino comune e lezione che dovrebbe esser giovevole, a molti poveri diavoli che, sollevati dal vento dei rivolgimenti pólitici, s'illudono di volare verso un sole più o meno dell'avvenire, e all' improvviso ricadono nel presente della loro nullità e v: muoiono moralmente, prima della loro morte naturale, di cui nessuno s'accorge.

ABBONATO

— Negli abbonamenti sta la forza del giornale, diceva l'amministratore del Corriere di Lonza.

— La forza del giornale sta nella polemica, rispose il redattore capo.

— Ma l'abbonato, replicò l'altro, non ama le violenze e si disgusta delle battaglie a base d'inchiostro.

— Niente affatto, disse il vivace polemista, l'abbonato è vigliacco e gli piace, stando a sedere in disparte, di vedere azzuffarsi due avversari colla penna che sa le tempeste.

— Ma non si ricorda, interrompe l'amministratore, che quando si fece la polemica per mandar via le monache dall'ospedale si persero quattordici abbonati?

— Ma quelli, rispose trionfante l'eroe del calamaio, non eran degni d'essere abbonati del nostro giornale : e meriterebbero, questi pilastri del clericalismo, che Lonza li cacciasse dal suo seno.

ABBONDARE

Abbondare di bontà, d'intelligenza, di carità, di compassione, d'amore del prossimo non è abbondare, ma difettare; perchè tutte queste qualità non hanno un valore positivo, reale, palpabile, cioè non apportano nessun materiale vantaggio a chi le possiede; anzi possono considerarsi addirittura come passività.

Melius est abundare quam deficere, dice il comm. Quattrostomachi al proprio cuoco quando questi, ogni mattina, gli presenta la lista del pranzo;

Melius est abundare quam deficere, dice, a se stesso, il sig. Fosco Raspanti nell'aumentare gl' interessi a coloro cui presta per eccesso di buon cuore il suo sudato danaro;

Melius est abundare quam deficere, dice l'illustre Barbiera cav. comm. Raffaello, scorazzando letterariamente, coi suoi polipolluzionanti volumi per la fitta selva delle illustrazioni italiane del secolo XIX; e via di seguito.

ABBONDIO (DON)

— Ho riletto parecchie volte i Promessi Sposi — confidava una volta ad alcuni intimi suoi il prof. Mediani — e non ho ancora potuto capire perchè tanti trovano ridicolo e perfino spregevole il povero Don Abbondio. Dicono ch' è un pauroso: ma costoro, come sempre quando si tratta di parole e non di fatti, scambiano per paura la prudenza. Don Abbondio era un prudentissimo uomo e chiunque di noi avrebbe agito come lui se si fosse trovato nelle medesime circostanze. Perchè lui, pastore di tutto un popolo, avrebbe dovuto pigliarsi le schioppettate dei bravi per due colombi che avrebbero potuto benissimo sposarsi in un'altra parrocchia ? E quando mandò a monte il tentativo di sopraffazione dei due sposi mi pare che dimostrò un bel coraggio, mettendosi solo contro tre uomini — Renzo e i testimoni — e difese degnamente la dignità del suo ministero e il rispetto verso le procedure regolari e canoniche.

Aveva paura di Don Rodrigo? Per forza Siena! Da una parte un povero prete solo con una serva anziana; e da quell'altra un nobile, un ricco, amico del podestà, del castellano, dell' Innominato, parente del Conte Zio, potente a Milano, circondato da una guardia di brutti ceffi: chi è senza peccato, in questi tempi specialmente, scagli la prima pietra!

I critici si divertono a leggere i suoi pensieri mentre va su coll' Innominato a riprender Lucia — ma riflettano un momentino. Il Cardinale aveva discorso coll' Innominato e sapeva che ormai era tornato a Dio, ma al povero Don Abbondio chi glie l'aveva detto? Chi l'aveva dimostrato e provato ? Non aveva altro indizio che il contegno dell'Arcivescovo, ma i santi sono innocenti e perciò possono essere ingannati dai birboni; e se l'Innominato poteva pensarci tre volte prima di toccare un Cardinale di Santa Madre Chiesa, e nobile per giunta, chi vi dice che avrebbe fatto tanti complimenti per sequestrare o accoppare un povero prete di campagna ? Non c'era anche il caso che la conversione fosse una finta per poter aver nelle mani un prete e sfogare l'inveterata crudeltà sopra un ministro d' Iddio ì

Insomma, da qualunque parte la considero, la condotta di Don Abbondio mi sembra da potersi esibire come modello a tanti scapestri e forsennati che si divertono a mettersi negli impicci pur di metterci anche gli altri. Vi ricorderete, spero, che anche il Cardinale, dopo aver fatto un po' di predica, finisce col chiedergli perdono. Per me Don Abbondio è il personaggio più simpatico di tutto il romanzo e credo che fosse il sentimento anche del Manzoni, che per molti lati gli rassomigliava. Cosa volete? Renzo, Don Rodrigo, l' Innominato son dei prepotenti; Padre Cristoforo e il Borromeo sono buoni religiosi ma rroppo incauti e avventati; la Monaca di Monza è una poco. di buono; Lucia e Agnese due donnicciòle di villaggio: non si salva che Don Abbondio.

I0 bevo, — concluse il prof. Mediani alzando la sua tazza serale di caffellatte — io bevo alla cara memoria del calunniato Don Abbondio, purissimo eroe della giusta prudenza!

ABBRACCIARE

Ci son certi gingillini che abbracciano con molto calore una fede, un'opinione, una teoria. Ma, per quanto sia stato attento, da codesti abbracciamenti non ho veduto mai nascer nulla — se non, qualche volta, la morte per soffocamento di quelle fedi o teorie od opinioni abbracciate troppo forte da quei cotali dal fiato viperino.

ABDIA

Di questo antico e laconico profeta vogliamo citare due versetti soli che ci sembrano adattati anche ai tempi nostri: « Perocchè è vicino il dì del Signore per tutte le genti; quello che tu facesti sarà fatto a te; sulla tua testa farà Dio cadere la tua mercede. Perocchè come beveste voi, che state sul mio monte santo, così berranno tutte costantemente le genti; berranno e tracanneranno, e saranno come se non fossero ». Il beveraggio che fa quest'effetto sui bevitori sarebbe, secondo gli esegeti, — il sangue.

ABDICARE

Parola vilissima che significa rinunciare pubblicamente a qualcuno o a qualche cosa, per interesse, per paura, per imbecillità.

Il secolo scorso e il principio di questo è stato il tempo delle abdicazioni. Dal re allo spazzino, tutti abdicavano.

I cristiani stessi (fra gli altri e più degli altri) i cristiani — sale del mondo — che, pur essendo una milizia inerme, se hanno in sè lo spirito di verità, sono invincibili, hanno, più o meno, falsificato, abbandonato o rinnegato Cristo.

Da ciò, unicamente, catastrofi d'ogni genere.

Ma ora basta.

Chi è cristiano, non per ridere, deve confessare Cristo

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