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ABITO

Si dice comunemente (osserva il prof. Mediani) che « l'abito non fa il monaco ».

Ebbene: per quanto io non disprezzi affatto la sapienza contenuta in certi proverbi, pure mi sia lecito obiettare che, in tutte le circostanze della vita, l'abito fa sempre il monaco.

Chi crederebbe per esempio che voi foste un uomo di vaglia e di riguardo se andaste vestito come uno straccione?

A me piace, nel vestire, soprattutto la proprietà; e quando vedo qualcuno con gli abiti sporchi, rattoppati o in brandelli, nessuno può convincermi che sotto a quei cenci si celi un uomo d'ingegno: e la ragione è semplice: se quel Tizio fosse davvero intelligente non vi pare che sarebbe ricco, e quindi ben vestito?

Ecco dunque, se non m'inganno, uno di quegli argomenti che tagliano la testa al toro.

ABISSO

Dice il Signore: l'Abisso invoca l'abisso. Difatti l'infinita furfanteria dei politicanti invoca l'infinita imbecillità dei governati; la profonda ignoranza dei maestri postula la profondissima ottusità dei discepoli; e l'abisso dei nostri peccati chiama l'abisso della misericordia divina.

Il dottor Enteroclismi gridava un giorno così: — Badate bene: tra la scienza e la fede c' è un'abisso, tra l'esperienza e la rivelazione c' è un abisso, tra il pensiero moderno e i dogmi della chiesa c' è un abisso, tra le tenebre del medioevo e lo splendore del secolo ventesimo c' è un abisso....

Ma in quel momento, non accorgendosi che la botola d'una fogna era stata aperta proprio allora sul marciapiede, vi cascò dentro tutto quanto e si udi la sua voce cavernosa che gridava dal fondo melmoso della chiavica: Abisso.... Abisso....

ABITAZIONE

Una volta il palazzo o la capanna; ora l'hotel, la strada, il treno, il transatlantico, l'automobile. Arriveremo alle marinettiane città semoventi. Il futurismo, morto come letteratura, è diventato vita. E infatti l'uomo (escluso quello salvatico) non avendo tempo da perdere, perchè « il tempo è moneta » muore per aria, sulla terra e nell'acqua a grandissima velocità.

ABITUDINE

« Che volete farci ? Quando si son prese certe abitudini, non ci si può rinunziare !...». Così dicono, il cocainomane, il bestemmiatore, l'ubriaco, la ninfomane, l'onanista, il pederasta e altri animali domestici di questa fatta.

ABIURA

« Detestazione solenne che un eretico, ebreo, turco, idolatra, fa della sua falsa religione quand'entra nella Chiesa Cattolica, con promessa di credere tutte le verità che la Chiesa professa ».

L' opposto dunque dell'apostasia.

Al che qualche venerabile « fratello » della Loggia di Lonza potrebbe trionfalmente rispondere in questo modo:

« Abiurare ! Quale sciocchezza! quale mancanza di senso critico! e, soprattutto, quale abiezione ! Abbandonare una religione per abbracciarne un'altra! Lasciare una falsità per cadere in un'altra falsità molto peggiore della prima!

Io giungo (con molta buona volontà, del resto) a spiegarmi come simili aberrazioni, data la generale ignoranza, potessero verificarsi nell'età di mezzo; ma oggi!

Oggi che lo Spirito Umano ha ucciso, spennato e poi gettato via come un uccello immangiabile quel teologico volatile dello spirito santo, noi non dovremmo assistere che all'ultime, gloriose apostasie. Sicuro, gloriose. Perchè apostatare vuol dire passare dalla tenebra alla luce, ovvero (per esser più chiari) dalla menzogna del Dogma alla verità della Scienza.

E invece, purtroppo, in pieno secolo XX c' è ancora qualche babbeo che passa dalla religione di Mosè o di Maometto alla superstizione cristiana; e perfino qualche detestabile furbacchione (uso Papini, per esempio) che ripudiato, senza una vergogna al mondo, il Libero Pensiero,

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va a gittarsi lacrimoso e compunto (lacrime di coccodrillo del resto e compunzione da gesuita) fra le braccia, con rispetto parlando, di quella decrepita bagascia di Santa Madre Chiesa, che noi, doloroso a dirsi, non siamo riusciti ad abbattere.

E il peggio si è che per ciascuno di questi casi, che dovrebbero esser considerati tutt'al più come fattacci di cronaca, tutta la stampa liberale, democratica e financo schiettamente anticlericale, perde il suo tempo ad occuparsi (con uno zelo degno di miglior causa) del così detto convertito, fabbricandogli senza accorgersene quel piedistallo al quale aspira, e richiamando l'attenzione del pubblico su queste superstiti vergogne, che, per l'onore del nostro tempo e il prestigio del nostro paese, sarebbe molto meglio tener celate.

Tanto più che col parlarne, sia pure ostilmente, si rischia di far proseliti all' idolatria cattolica e al suo Gran Lama, mentre se nessuno se ne curasse, a quest'ora, scommetto la testa contro un centesimo che in S. Pietro ci ballerebbero i topi.

Ma è inutile! Questi benedetti giornalisti hanno mangiato proprio il fegato di capra; e non vogliono assolutamente capire (ecco dove mi sbattezzerei) che l'arma più efficace contro la Chiesa di Roma sarebbe la congiura del silenzio.

ABNEGAZIONE

La signora Diomira Doppiopetto, vedova pensionata del cav. Gelasio, buon'anima sua, già impiegato di 2* classe al Ministero del Tesoro, raccontava spesso come il proprio marito fosse stato un uomo d'intelhgenza non comune, specie in fatto di numeri, e soprattutto un cuor d'oro. Ma che vuole (aggiunse un giorno in un momento di maggiore espansione, alla signora Cloe Codibugnoli sua buona amica che era andata a consolarla), Gelasio aveva un mancamento (lo dico, perchè tanto non si fa per accrescergli pena; solo Dio è senza difetti) ma era sa, un mancamento grave, uno di quei mancamenti che per una moglie.... Devo dirlo o non dirlo ?.... (ahimè! son cose che fanno arrossire....) Ma insomma, capirà.... dopo che l'ebbi sposato, dovetti accorgermi, con orrore, come nell' intimità risultasse veramente poco uomo; e, infatti, in vent'anni di matrimonio.... nessun resultato apprezzabile.

Eppure, lo vuol credere? (Ho sofferto, certo, ho sofferto; e come non soffrire in simili casi ?) Ma la mia onestà a tutta prova non gli ha fatto mai un torto, povero Gelasio: e non ne farà neppure alla sua venerata memoria.

E la signora Cloe, fingendo d'asciugarsi una lacrima: Povera signora Diomira, oh ci credo! Ma quale abnegazione da parte sua!

ABORTO

Ci sono parecchi aborti. C è il figlio che nasce fuor di tempo e muore prima d'aver vissuto. (Ma forse questa cosa, certe volte, è provvidenziale, dacchè non è difficile che ci salvi da un futuro filosofo, scienziato, politico, condottiero, letterato, banchiere ed altri flagelli).

C è poi il procurato aborto che, fino a tutt'oggi, manda la donna che lo commette in galera.

Ma è dolce immaginare (cogita seriamente il nostro antico amico dott. Enteroclismi) che una umanità più progredita abolirà questa barbara legge, riconoscendo il diritto nella donna incinta (se nubile), di disporre a suo talento della carne della propria carne.

E poichè dalla donna non maritata non si può pretendere, se non siamo proprio dei bigotti, che non conceda le proprie grazie a chi vuole, non si capisce la ragione di punirla se rifiuta le noiose e gravose conseguenze d'un fugace momento di piacere. Tanto più che essa volontariamente abortendo, non sopprime già, notate bene, un individuo, il che sarebbe un delitto, ma non fa, stringi stringi, che liberarsi d'un semplice e fetido embrione.

Sapete invece (continua l'austero dottore, dopo questa difesa delle infanticide) quali sono i veri aborti?

I veri aborti sono unicamente quelli che la Chiesa Cattolica Romana ha l'impudenza di mettere sugli altari.

Per esempio:

S. Benedetto Labre, il pidocchioso,

S. Luigi Gonzaga, l'onanista,

S. Ignazio di Loiola, il fondatore degli apologisti del regicidio,

S. Teresa, l'erotomane,

S. Alfonso De' Liguori, il casuistico osceno.
E smetto, con rispetto parlando, per non recere.

ABRAMO

Mala nominanza ha il grande Patriarca nei salotti buoni del terzo e del quarto stato. Lasciamo andare la bigamia che quella è compatibile anche coi nostri costumi purchè non sia pubblica e dichiarata, ma quelli stessi padri che sacrificano tutti i giorni i figlioli alla vanità, all'egoismo, al tornaconto, e ad altri idoli egualmente funesti, sono tuttora indignati, a distanza di migliaia d'anni, dalla crudeltà di Abramo che, per ubbidire Iddio, era pronto a tagliar la gola ad Isacco.

— Tutto si può perdonare al fanatismo — diceva giustappunto il professor Mediani — ma non che tolga a un uomo le viscere di padre e faccia tacere la voce del sangue!

— Ma non capisce, interruppe un prete, che Abramo è la figurazione profetica, benchè incompiuta, del Dio Padre che più tardi manderà veramente alla morte il suo Figliolo, e rappresenta perciò l'idea meravigliosa del sacrificio?

— Io rispetto tutte le religioni — concluse il professore — e per conseguenza anche il Cristianesimo, ma quando sento fare certi discorsi mi vien la tentazione, si figuri, di dubitare perfino della ragione umana!

ABRUZZO

Lasciando stare l'eterno « forte e gentile » — del quale, se fossi abruzzese, piglierei la prima parte e lascerei la seconda — è da osservare che questa alpestre regione d'Italia, la quale ne' passati secoli poco o nulla aveva dato d'ingegno — tolto Galiani nel settecento — s'è risvegliata intorno alla metà dell'ottocento con tale fecondità da far dire che tra il '90 e il 1914 l'Italia ha traversato un «periodo abruzzese ».

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