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Le romanze di Tosti, (Ortona a Mare), le pitture di Michetti (Tocco da Casauria), le sculture di Barbella (Chieti), le poesie di D'Annunzio (Francavilla), le filosofie di Croce (Pescasseroli), quasi contemporanee, hanno avuto molta fortuna nel nostro paese ed hanno, innegabilmente, un'aria di famiglia che può illuminare il giudice sul loro comun valore — e sul loro avvenire.

ABULICO

vuol dire senza volontà.

I moderni regimi ammettono due grandi abulici: il monarca sovrano che deve regnare (cioè firmare) e non governare; e il popolo sovrano nel quale tante sono le opposte velleità che finisce col non voler nulla di preciso. Ed è per questo che le nazioni son governate da un triumvirato di gente che sa bene quel che vuole: il Banchiere, il Demagogo, il Burocrate.

ABUSO

Una sera, al circolo « Scienza e Diletto » (simpaticissimo ambiente frequentato dal fior fiore dei professionisti locali) mentre, qua e là, diversi soci giuocavano al biliardo o a' quadrìgliati, il prof. Mediani (centellinandosi un ponce bianco e lanciando grosse nuvole azzurre dal mezzo toscano) se ne stava a parlare con più verve del solito, in compagnia di quattro o cinque amici, nel saloncino giallo del buffet.

— Ma sa, professore — osservò all' improvviso, con una punta di malizia il Conservatore delle Ipoteche — che Lei, stasera, fuma come un Vesuvio?

— Ah no, caro cavaliere, lei s'inganna — rispose, senza aver ben capito, il prof. Mediani — questo non è che il quarto mezzo sigaro che ho acceso durante la giornata; il quarto e l'ultimo; perchè deve sapere che mi sono imposto di non fumare che due sigari al giorno e, perfino, così repartiti: mezzo dopo colazione, mezzo dopo pranzo, mezzo dopo cena e mezzo (cioè questo che ho in bocca) prima d'andare a letto.

Creda pure che io so regolarmi.... e non solo col tabacco....

— Ehn.... ehn.... — tossicchiò malignamente un suo collega di Liceo, dalla barbetta alla mefistolica tinta accuratamente di nero — e Venere?

— Respingo con tutte le forze dell'animo l'insinuazione gratuitamente diffamatoria — ribattè, in tono semiserio, il nostro Mediani. — E giacchè sono stati toccati certi tasti ecco, vecchi libertini, il mio pensiero in proposito:

Abusus non tollit usum, dice l'antica massima. Perciò io mi guardo bene dal condannare l'uso. Tant' è vero che uso, e non mi vergogno, del tabacco, di Bacco ed anche, egregio collega dalla barba arguta, (malgrado i miei dieci lustri) qualche volta di Venere. Lungi da me il non riconoscere che l'uomo è uomo e che la natura reclama imperiosamente i suoi diritti; ma chi dall'uso passa all'abuso, passa dalla saggezza alla follìa; e lo stesso si dica per chi dall'uso passa al non uso.

Il non usare affatto di certi piaceri è un voler sopprimere bruscamente la natura; mentre l'abusarne oltremodo è un oltrepassare e quasi direi ipernaturizzare la natura.

In medio stat virtus, cari miei, ed est modus in rebus; e queste sono altre due massime, veramente auree, che non mi stanco mai d'inculcare in classe ai miei alunni.

Guardate, per esempio, i Santi; essi son presi dalla fissazione di voler calpestare e rinnegare la natura; chi non direbbe dunque, osservandoli a lume di ragione, che non manchi loro qualche venerdì?

Guardate inoltre (per considerare il rovescio della medaglia) la gente rotta ad ogni vizio: essa sviluppa e deforma mostruosamente i bisogni della natura; chi non direbbe, similmente, che siamo di fronte anche in questo caso ad una vera e propria aberrazione?

Ergo, il mio motto è questo: « Usare sempre e non abusare mai ».

Mio Dio, si capisce.... un ponce, un sigaro, una scappatella erotica, a punti di luna, salvaguardata, bene inteso, da tutte le precauzioni igieniche....

O cazzica (direbbe Benvenuto CelUni), non siam mica, alla fin fine, dei trappisti!

Ma esagerazioni, niente. Nè per difetto, nè per eccesso.

Uso, uso, uso, uso di tutto, ed abuso di nulla.

E in così dire, disavvedutamente, con quel solito gesto oratorio che gli era stato altre volte fatale, rovesciò e ruppe il bicchiere.

Perchè, bisogna comprendere che il prof. Mediani (sebbene medio in tutto) s'era messo, disavvedutamente, quella sera, sette ponci in corpo! .

ACAB

Uno de' peggio re d' Israele ed ebbe una moglie peggio di lui. Perseguitò i profeti, Elia e Michea; fece ammazzare Naboth perchè non voleva cedergli una vigna; rialzò gli altari di Baal. Fu ucciso in battaglia dai Siri e «i cani leccarono il suo sangue, secondo la parola del Signore ». Sant'Ambrogio, commentando la vita di Acab, scriveva parole che si posson ripetere tali e quali anche oggi: « historia tempore vetus, usu cotidiana; cotidie Achab nascitur, . numquam moritur ». Ce n' è anche oggi, difatti — e s'aspettano impazientemente i Siri e i cani.

ACCADEMIA FRANCESE

Consesso di quaranta immortali nativi di Francia che muoiono prima di aver raggiunta la decrepitezza. Sono eletti ad occupare le venerabili poltrone quelli scrittori che abbiano oltrepassato il mezzosecolo d'età e diano promettenti indizi di rimbambimento. All'Accademia degli Immortali non furono ricevuti nè Molière, nè Saint Simon, nè Balzac, nè Flaubert, nè Baudelaire, nè Verlaine.

ACCAPARRARE

Che bel verbo! Io accaparro, tu accaparri, colui accaparra. Non c' è da far altro, in questo basso mondo, se non accaparrare e godere della roba accaparrata finchè non si crepi.

Se ci fosse il Paradiso....

Ma la scienza l' ha distrutto come tutte le altre favole scioccamente inventate dai preti e dai poeti.

E allora poichè il Paradiso, se si vuole, bisogna saperselo fabbricare sulla terra, io accaparro, tu accaparri, colui accaparra. Ecce verbum!

ACCAPPONARE

Gentile operazione alla quale vengon sottoposti alcuni galletti fra i più rivoluzionari del pollaio, perchè abbiano anch'essi, come chi li mangia, la nobile soddisfazione di diventar grassi e benpensanti fino a quel giorno che, raggiunti da una mano inevitabile, saranno strangolati, pelati e buttati in pentola.

Meditare profondamente sull'accapponatura e le sue conseguenze, per intendere molte cose umane e divine.

ACCATTONAGGIO

L'uomo civile, che odia d'istinto il Povero perchè vede in lui un divino ed eterno Creditore, lia messo l'accattonaggio fra i delitti passibili di contravvenzione, e punibile colla prigionia a vita in uno di quei reclusori farisaici detti Ospizi di Mendicità. Gli umanitari, i quali citano spesso il Vangelo per scusarsi di non essere cristiani, hanno fondato delle società per la repressione dell'accattonaggio, che considerano come un succedaneo molesto del brigantaggio. Repressione: perchè la questua, ordinata da Cristo e dai Santi come il primo dovere del cristiano, è per loro uno scandalo insostenibile e colposo. Non sanno e non s'accorgono che siamo tutti quanti degli Accattoni; che continuamente chiediamo, con querula insistenza e magari con minacciosa sfrontatezza, qualcosa agli uomini o a Dio: che chiediamo a tutti i crocicchi del mondo un po' d'amore, un po' di gloria, un po' di fortuna, un po' d'impunità o di misericordia — beni infinitamente più grandi e preziosi dei miseri spiccioli di cui s'accontenta l'Accattone del marciapiede.

ACCECARE

Varie specie d'accecamenti. I peggiori quelli spirituali. L'ira, la superbia, la ricchezza, la gloria, l'amore carnale accecano internamente.

Perdere la vista fisica, al confronto, è poco. Talvolta può essere un bene, perchè le tenebre esteriori non è raro che sian la causa di qualche illuminazione interna.

I veri ciechi, in generale, son quelli ad occhi aperti.

Chi non vede che il mondo, non trova Dio.

Narra la leggenda che Santa Lucia si levò gli occhi e li donò ad un giovane che s'era inebriato della sua bellezza, dicendo:

« Ecco ciò che ti rendeva folle; per me erano un accessorio; prendili; per contemplare il mio fidanzato celeste mi bastan quelli dell'anima ».

Alcuni onesti borghesi, professionisti e piccoli proprietari di campagna (che si scandalizzerebbero profondamente di Santa Lucia, se credessero possibile ' un fatto simile) hanno la gentile abitudine di mettere ad arroventire un ferro da calza e di bruciare con esso, non appena è diventato rosso, la pupilla di alcuni uccelli da paretaio, perchè, ne'la stagione del passo, cantando in versi, faccian meglio da richiamo ai loro compagni dell'aria.

L' Omo Salvatico, pur non essendo uno zoofilo sentimentale, crede tuttavia che non sia ridicolo inorridire dinanzi a questa feroce stupidaggine.

Non solo; ma, quasi quasi, (se un giorno o l'altro — la sua fissazione — diventasse tiranno) sarebbe tentato di accecare i predetti accecatori, di metterli in gabbia, d'inaugurare una tesa sui generis, e di farli servire, a loro volta, da richiamo, per acchiappare altri bipedi implumi della loro specie!

ACCESSO

C è l'accesso di sconforto che porta al suicidio — l'accesso di pazzia che porta all'omicidio — l'accesso di manìa religiosa che porta al convento e finalmente l'accesso d'entusiamo che porta, dicono i savi, alla disillusione.

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