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In generale aver l'« acqua in bocca » o raccomandare ad altri d'aver « l'acqua in bocca », salvo poche eccezioni lodevoli, vuol dire esser vigb'acchi con qualche cosa di peggio ancora.

Certe volte tutto quanto un popolo per qualche tempo si mantiene con l'acqua in bocca. Ciò si verificò durante la guerra parzialmente e si verifica ora totalmente.

Oggi si sente parlar molto del freddo e del caldo; ma di politica, dall'Alpi alla Sicilia, neppure un fievole bisbiglio.

L'altro giorno un Cacasenno del Giornale d'Italia (ogni giornale n' ha uno) si lamentava (da che pulpiti !) di tutta quest'acqua in bocca. Ma all'Omo Salvatico, nemico dei diritti continuamente reclamati dagli uomini civili, sembra ancora poca; e perciò a Benito Mussolini chiede l'istituzione immediata d'un esercito di bastonatori per tutti coloro che conservano il diritto, in uno stato cattolico, d'offendere Cristo e la Chiesa.

ACQUA ALLA GOLA

Il « dissestato », il fallito, il tradito, il disonorato, il « nevrastenico », e il giuocatore che ha perduto « perfin la strada per tornare a casa », son tutta gente « con l'acqua alla gola »; e allora non vedendo che acqua e sentendosi sdrucciolare sempre più giù e « non potendosi neppure attaccare ad un rasoio », con una mano che stringe « nervosamente » un piccolo oggetto meccanico si fanno « saltar le cervella ».

Così l'ultima scena dell'ultim'atto, rappresentata invariabilmente dal solito protagonista che si trova « con l'acqua alla gola ».

Eppure anche San Pietro, una volta, aveva l'acqua alla gola; ma vicino a lui c'era Cristo; e fu tratto in salvo.

Quest'altri invece, hanno in tasca la rivoltella e addosso il diavolo; ecco perchè, mentre affondano, non trovano per aggrappatisi neppure il filo d'un rasoio.

ACRI FRANCESCO (1836-1913)

Filosofo e professore^di filosofia osò, in pieno diciannovesimo secolo, essere e proclamarsi cattolico. Cattolico combattè i mezzi cristiani e gl' incredenti; filosofo amico di Platone ma più di Cristo si azzuffò cogli hegeliani e coi positivisti, tra loro nemici (assai meno che non paia) ma nemici egualmente di Cristo e del giusto filosofare. Scrittore ai tempi di De Amicis e di Rovetta ritrovò la semplicità candida, la limpidezza sobria dei trecentisti e nella prosa degli asceti offrì i più perfetti volgarizzamenti dei dialoghi platonici. Al disopra di tutte le scuole poneva « quella scuola, ch' è la Chiesa, nella quale visibile maestro è Cristo, e il maestro visibile è il Vicario suo; il quale vive per essa Chiesa e questa vive per lui, viventi, come fa il capo e l'altro corpo, la vita medesima dell' invisibile spirito di Cristo. Fuori di essa Chiesa si cerchi in tutte le biblioteche, si vada in tutte le scuole, l'etica pura e intera non ci è stata, non ci è, non ci sarà mai; non fu nell'antica Atene, nè nell'Alessandria dei Tolomei, nè in Roma pagana; e non ci sarà nelle scuole de' razionalisti di Germania, nè in quelle de' positivisti del nostro tempo, inglesi o francesi che siano. In vero senza Cristo chi può, per dire un esempio, dimostrare con la nuda filosofia che il corpo d'un rattratto o d'un lebbroso abbia il medesimo valore agli occhi di Dio che il corpo di un Alcibiade, e che l'anima di uno scemo di mente abbia il valore medesimo che quella di Tommaso d'Aquino? E poi, ancora che l'etica si potesse apprendere fuori della Chiesa, fuori di lei l'appresa etica, cioè l'appresa scienza dell'amore, non si converte in amore ».

ACROBATA

Chiunque voglia « arrivare » dev'essere, anzitutto, un eccellente e resistente acrobata.

Si avvertaj però, che non bastano più i vecchi giocherelli degli equilibristi — come sarebbe tenere il piede in due staffe o attaccarsi ai rasoi. Ci vuole ben altro!

L'acrobata nuovo stile, politico o letterario che sia, deve saper dire con una sola lingua e nello stesso tempo tredici discorsi diversi; deve, colla stessa unica lingua, baciare, leccare, pulire, lustrare venti paia differentia di scarpe, stivaletti, babbuccie e pantofole; deve, collo stesso piede destro, dare una carezzosa pedata nello stesso momento che tira un calcio destinato a mutarsi in genuflessione e infine deve dar l'impressione, colla fulminea simultaneità, di possedere almeno sette deretani diversi per poter sedere contemporaneamente a un banchetto, a una seduta del Parlamento, a una conferenza, a una riunione di partito, a un caffè, sui guanciali di una fuggente automobile e finalmente, meritato riposo, sul seggiolino di un pubblico water closet.

ACTA SANCTORUM

1l registro — sempre aperto — degli ostaggi che la specie umana manda al Paradiso per risparmiare a tutti i loro cattivi o deboli fratelli l'incenerimento definitivo della nostra formicaia privilegiata.

ADAGIO

Parola chiocciolesca, superata, morta; si cancelli subito, non se ne parli più.

Ma che adagio! Il nostro tempo, munito di motore a scoppiò, ha adottato « la maniera forte . Tutto, oramai, dev'esser rapido e forte: Parola forte, pugno forte, politica forte, gioventù forte, governo forte, aceto forte, stomaco forte, peto forte Avanti, perdio! Tutto a macchina! Volete scrittori, politici, artisti, inventori, ciarlatani, corruttori, filosofi, avvelenatori, alienati, taumaturghi, cinedi, prestigiatori, truffatori, vigliacchi, sicari ì Pronti. Volete guerre, rivoluzioni, pronunciamenti, processioni, blocchi, bastonature, fughe, girandole e pout pourris? Pronti.

Tutto s'appronta perfettamente dalla nostra « Casa della Pazzìa » nel minor tempo possibile.

Una volta si diceva: « Adagio Biagio ! ». Ma ora da tutte le parti si strepita: « Forza, Biagio ! ».

E Biagio si butta a fittoni nella mischia, senza paura di nulla.

ADAMITI

^Setta antica cristiana la quale imponeva ai suoi adepti la completa nudità. Tutti gli uomini — eccettuati pochi santi — sono in realtà degli Adamiti da quando rifiutarono millenovecento anni fa .la veste inconsumabile che apparve ai loro occhi un povero mantello insanguinato. Cercano di ricoprire malamente la loro nudità col manto degli imperatori, colla toga dei giudici, colle corazze dei soldati, colle pelliccie dei commendatori colle sete e le trine delle donne pubbliche e private, ma invano. Son nudi sempre e tremano fuor della porta e tremeranno finchè non saranno condotti, dalla pietosa morte, dinanzi a un immenso focolare che li riscalderà più del bisogno.

ADAMO

— Adamo era indubbiamente un abulico — sentenziò il dott. Enteroclismi davanti all'uscio del caffè.

— Adagio, amico — rispose il subeconomo dei benefici vacanti — Adamo era un uomo, un cavaliere, direi quasi in gentiluomo, e non poteva decentemente rifiutare il frutto che gli offriva una donna, che poi era la sua signora.

— Io credo, però — soggiunse l'ufficiale giudiziario strizzando l'occhio — che i frutti fossero due e che Adamo li trovasse molto di suo gusto.

— Lei è uno scandaloso, interruppe il'prof. Mediani che per caso era presente. La Bibbia, checchè si dica, è un venerabile monumento dell'antichità epperò non è tutta da pigliarsi a gabbo. La storia di Adamo ha la sua morale bell' e buona ed è che bisogna informarsi bene prima di accettare un invito o di buttarsi in un'avventura.

— Allora mi dica lei che capisce la sacra scrittura, domandò il caffettiere, chi era quel serpente che parlò alla donna.

— Distinguo, rispose il prof. Mediani. Nel senso letterale il serpente è un rettile senza mani e senza gambe e dunque infelice e si capisce che avesse una certa animosità contro il Creatore. Nel senso anagogico è un simbolo fallico ossia, per farvi capire, lo strumento della fecondazione. Nel senso allegorico, infine, è l'incarnazione animale di Satana, cioè, come canta il poeta maremmano, il motore di ogni progresso e di ogni libertà.

— In conclusione, saltò fuori il maestro, Adamo è stato un gran flagello per l'umanità perchè se non peccava non sarebbe venuto Cristo e se non fosse venuto Cristo non ci sarebbero i cristiani e per conseguenza neanche i preti che impestano i nostri paesi.

— Lei dice bene, concluse il prof. Mediani, ma fino a un certo punto. Se non ci fossero i preti non ci sarebbero stati i roghi e i tribunali dell' inquisizione e al Libero Pensiero sarebbero mancate le sue glorie più pure e i suoi più formidabili argomenti.

ADATTARSI

Il comm. Quattrostomachi, dovendo festeggiare in qualche modo, durante la carestia derivata dalla guerra, le proprie nozze d'argento, ebbe lo squisito pensiero d'offrire agli amici e colleghi di banca un modesto pranzetto in casa propria, del quale ci reputiamo ben fortunati di poter pubblicare il Menu:

Consommé naturale

Vino: Cherry

Hors d'oeuvre:

CroUtons aux abatis de volatile.
Jambon d'Tork.
Ostriche di Taranto.

Vino: Chablis.

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