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nostre difese e che da ben altri essedi è uscita vincente, ma per la speranza di far riflettere quelle anime sviate ma non perdute, offuscate ma non acciecate, lontane ma non marcie, sulle quali pesano i fuligginosi vapori di cinque secoli di pestilenze spirituali.

La raccolta di Flaubert è semplicemente il sottisier,

10 sciocchezzaio, che il normanno aveva spigolato nelle sue letture di libri gravi o idioti mentre stava preparando Bouvard et Pécuchet. Doveva essere, dunque, il florilegio della imbecillità dotta e indòtta de' suoi tempi.

11 nostro dizionario ospita, qua e là, alcuni di codesti fiori, cresciuti nei giardini di Homais, di Joseph Prudhomme e di Tribulat Bonhomet, ma è tutt'altra cosa che una infilzatura di baggianate e di castronerie. Noi ridiamo, giudichiamo, combattiamo — se sciocchezze ci sono, qua dentro, son quelle che abbiamo messo in bocca a quei personaggi da noi evocati per lo stesso fine che agli Spartani faceva chiamare gli Iloti briachi.

Il libro di Leon Bloy è la revisione e illustrazione — come sapeva fare quel grandissimo scrittore che fu, a dispetto di certe apparenze e incoerenze, un vero cristiano e un intrepido cattolico — dei proverbi e modi di dire che formano i tre quarti o i quattro quinti delle quotidiane conversazioni degli uomini quotidiani. Non li dimentichiamo neppur noi, i venerabili e a volte terribili luoghi comuni commentati da Leon Bloy — ma il nostro piano di campagna è ben altrimenti vasto e infinitamente più varie e numerose sono le gatte che abbiamo preso a pelare e i topi che vogliamo mettere in trappola. Senza contare che tra lo spirito e lo stile del perigordino e dei suoi ammiratori toscani ci sono parecchie differenze, checchè ne dica l'autore della Venere Agreste e della Maschera Celeste.

E ora, o bibliofilo sposo di biblioteche e bibliografie, nato dalle giuste nozze del Manuel du Libraire coll' Éncyclopedia Britannica, aspettiamo a pie fermo una nuova lista di titoli e di plagi per darti tutte le grattature che meriterà la tua rogna recidiva.

5.

AL CRITICO GEROGLIFICO

0 quadrupedante alunno della Cabala Pegasea! Occhiuto come la mosca equina; casto come il giovenco; ginecologo dalle mani mozze; stupratore di te stesso; amante riamato del fumo: fumo di bricco, fumo di tazza, fumo di pipa, fumo di estetica, fumo di vino, fumo di boria, fumo d'immanenza e di plenimpotenza — critico delle grandi occasioni, delle grandi opere, dei grandi giornali, delle grandi parole; iniziatore dei sordi alla musica; architetto privilegiato dei nomadi; cuciniere dei digiunatori; poeta del sambuco e del ribes; stambecco delle scogliere alpine nonchè seppia domestica e irascibile — qui dentro non troverai, ho paura, biada per le tue gengive, o panico per il tuo becco.

1 tuoi enigmi iniziatici non li potrai adoprare qui, dove non è convito di marescialli in tenuta ma un desinare alla buona, di poveri che mangiano colle mani, all'ombra d'uno di quei rozzi calvari che restano, per straordinario caso, in cima all'erte montagnole.

Come potrai sglutinare, a proposito di così povera materia, i tuoi periodi a pino e a cono, che sembrano i fumacchi di un vulcano stanco destinati a nascondere la sua agonia? Potrai dire, ad esempio, che « l'espressività liricistica del frammentarismo, ormai consumata nella castità d'una esperienza negatrice di sè medesima, si rincatena, attraverso i tentativi d' una classicità eventuale e interpolata, all'esigenza d'una costruzione dove la sensibilità si plachi nella sua medesima esasperazione »?

Quando la panna montata si smonta, ti ritrovi in fondo alla scodella un po' d'acquiccia torbida ed acida. Bevila tutta per te, critico montato, che il Salvatico beve acqua di fonte o vino di Chianti.

6.

AI FILOSOFI SENZA FILO

Avrete un bel dire, gentili spaventisti del quarto d'ora, che siamo « digiuni » di filosofia perchè non vogliamo mangiare alla vostra tavola le buccie dell'antichissimo pomo offerto dal sempre vivo serpente, nè succiare il fondigliolo di spuma rimasto in fondo al vostro bicchiere di birra konigsbergiana. Inutile sorridere benchè si sappia, a priori e a posteriori, che le vostre labbra, simili a quelle dei grammofoni, sono inàbili in perpetuo al riso e al sorriso.

Per quanto diciate, anzi in quanto dite, siamo filosofi anche noi, e navighiamo, a vostro dispetto, ma col vostro implicito consenso, nell'altissimo mare, senza rive ed approdi, della filosofia. Non è forse vero — secondo le vostre bibbie esoteriche ed essoteriche — che il reale è spirito, che lo spirito è filosofia, che la storia è filosofia, che lo spirito è l'essere, e l'essere è storia, e la storia è atto, e l'atto è spirito, e spirito è filosofia? Tutto è filosofia, non v' è nulla che non sia filosofia. Quando uno starnuto, partito dal cerebro, irrompe dalle cavità nasali e fa fremere l'aria e tutta la persona — non è questo forse un momento dell'essere e un atto reale, cioè fatto spirituale e per conseguenza filosofico? E quando sedete sul seggiolino, dopo esservi tramutati per necessità in sansculotles e cercate di vostro intestino rifiuta — a somiglianza di quando espellete dal vostro cervello i pensieri che troppo lo graverebbero e ne fate dei libri — non è forse il vostro spirito in azione sotto forma di volontà e di coscienza, non compiete insomma un atto che, come tutti quelli compresi nelT universale categoria del reale, è squisitamente filosofico?

Vorrete forse negare che i Salvatici facciano parte della realtà? Potrete negarci di appartenere allo Spirito che tutto racchiude e comprende? Vi permettereste forse di dubitare che le nostre idee, per quanto balzane ed antiche, siano atti eminentemente spirituali?

Noi siamo, dunque, nella filosofia e non soltanto come materia filosofabile, ma in quanto attori necessari di quell' infinito dramma che ha un solo vero protagonista, lo Spirito colla majuscola, e infiniti coristi — gli spiriti colla minuscola.

Siamo, direte, spiriti sorpassati, che riecheggiano vecchi pensieri. Neanche per sogno. Voi stessi, nipoti di Kant, figlioli di Fichte, adepti dello spaventismo e del gentilesimo, ci avete insegnato che ogni pensiero è come non esistente, se non vien rivissuto da uno spirito presente e vivente, e in noi rivive — sia pure indegnamente e imperfettamente, ma con piena sincerità e con nuovi atteggiamenti — quel vecchio pensiero uscito dalla Rivelazione dei Due Testamenti, che voi, concittadini dell'astuto Pulcinella e dell'arcade Meli, vorreste soavemente seppellire sotto una pioggia di fiori bianchi, votivi e mortuari.

E voi stessi, del resto, filosofi dello spirito e dell'assoluto, non siete forse ripetitori o rivivificatori di vecchie teorie tedesche, romantiche e perfino positiviste? Non avete forse rimesso al mondo, con qualche cambiamento di frangie e di taglio, il secolare Fichte e il secolare Hegel e il quasi secolare Cousin?

E andando più in fondo ancora, non si potrebbe sostenere che siete una rincarnazione, ipocrita e perciò più pericolosa, dell'antichissimo monismo ateo? Per i materialisti tutto era materia, anche lo spirito; per voi tutto è spirito, anche la materia; per i materialisti tutto era scienza, anche la filosofia; per voialtri tutto è filosofia, anche la scienza. E tutti e due siete atei: perchè usare il nome d'Iddio — come spesso fate ingannando le anime semplicette che non sanno — per indicare lo Spirito, cioè l'unità universale di tutti gli spiriti, che poi è identico all' insieme della realtà, è una truffa perchè il vostro Dio, non avendo nessuno degli attributi divini, nè la personalità nè la trascendenza, non è un Dio, e la vostra filosofia religiosa è, tutt'al più, una risuolatura del vecchio panteismo sfondato.

E in un'altra cosa siete simili ai materialisti che combattete a discorsi per rendervi accetti alle nuove generazioni: nel giudizio che date delle religioni e specialmente del Cristianesimo. I materialisti dicevano che la religione era un resto di concezioni mitiche adatte tutt'al più ai cervelli delle beghine e dei ragazzi, cioè ai semplici — e la religione, per voi, è la filosofia dei fanciulli, dei « poveri di spirito », la metafisica puerile — quella che si può insegnare nelle scuole elementari ma che deve dare il posto alla vostra filosofia di adulti, di barbuti e di professori appena si sale al liceo e all' università.

Voi potete risponderci che i vostri nasi ricevono, tra gli altri incensi, anche quelli di certi cattolici. Lo sappiamo benissimo; ci sono stati sempre, anche nel cattolicismo, uomini che si contentano di caparre e hanno bisogno di sentirsi in buone relazioni coi feticci del giorno. Noi, come Salvatici, badiamo alla sostanza e non ci contentiamo dei crocifissi amministrativi nè una presina di catechismo concessa dagli atei, in via provvisoria, ai cristiani al disotto di dieci anni. Siamo attaccati, come cipressi alle balze scogliose, a quel vecchio Cristianesimo che non riconosce nessuna filosofia al mondo quando sia in contrasto con quanto è detto in San Matteo, in San Marco, in San Luca, in San Giovanni e in San Paolo. E in fatto di filosofie dello spirito ne rispettiamo una sola

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