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mente la luce, seguirono colui che chiamò se stesso « la Luce del Mondo ».

Simon Pietro, che fu la Pietra angolare della Chiesa, morì a Roma, sopra una Croce capovolta; Andrea, dopo avere evangelizzata la Scizia, 1' Epiro e la Tracia, morì anch'egli, crocifisso, come il Divino Maestro.

Condotto dinanzi allo strumento del suo supplizio, disse: « O buona Croce decorata dalle membra del Signore! O Croce da lungo tempo, ardentemente amata, senza posa cercata e finalmente preparata per la mia anima che anela a te, toglimi dagli uomini e rendimi al mio Maestro, affinchè, per tuo mezzo mi riceva, Egli che, per tuo mezzo, mi ha redento ! ».

Poi si distese sul legno e copiò Cristo.

Il corpo dell'Apostolo è nella Cattedrale d'Amalfi; la testa a Roma, in San Pietro.

ANDREIEF LEONIDA (1871-1919)

Avvocato moscovita che tra una sbornia e l'altra scriveva racconti di raccapricci e drammi di simboli, popolati da evasi degli ospedali, degli ospizi e delle case di salute. Ha fatto la parte sua — coi Sette Impiccati e altra roba simile — per predisporre la nevrastenia russa alla frenesia bolscevica: la quale non s' è contentata di sette forche sole e il suo precursore Andreief n' è stato ucciso senza bisogno di corda.

ANDREOLI (GIUSEPPE) (1791-1822)

Storia breve:

Fu prima ingegnere, poi prete; poi si fece, senza spretarsi, carbonaro e massone (vale a dire entrò a far parte di due sètte già condannate dalla Chiesa); poi congiurò (il che non è prescritto nel Vangelo) contro il governo del quale era suddito ; e, infine, secondo i modi sbrigativi di quel tempo, dal Duca di Modena, suo sovrano, fu mandato al patibolo.

Per quest'ultima ragione è annoverato fra i « martiri della libertà », e venne perfin definito recentemente « asceta del risorgimento », da una fiera penna del giornalismo cattolico, o, per meglio dire, « popolare ».

Ma l'Omo Salvatico, scandalosa « tempra di cristiano », condanna il prete e il duca: l'uno perchè, da stolto, pospose Cristo all' idee del secolo; l'altro perchè, da belva, preferì la vendetta al perdono.

Et de hoc satis.

ANEDDOTO

Ne racconteremo uno solo, come campione di molto valore, e basterà per tutti. Eroe: Villiers de l'Isle Adam, il grande poeta di Axel e di Tribulat Bonhomet. Viceversa: un Ebreo.

« Des Juifs songèrent qu'il était une valeur, surtout à cause de sa noblesse et de son catholicisme; l'un d'eux, aux lendemairi de la France Juive d' Édouard Drumont, lui fut adressé, avec mission d'acheter sa plume, qu'un rien pouvait rendre pamphlétaire. La scène se passa chez Villiers, dans une chambre de la rue Montmartre. L'envoyé exposa l'affaire, on ne lésinerait pas, le comte de Villiers de 1' Isle Adam fixerait le prix lui-m sme.

— Mon prix, monsieur? fit-il en relevant la tète. Il n'a pas changé depuis Notre-Seigneur Jésus Christ. C'est trente deniers.

Et se drapant dans sa vieille robe de chambre:

— Sortez! acheva-t-il ».

ANELLO

L'anello del forzato e l'anello benedetto; nè il primo impedisce d'andare in Paradiso nè il secondo di andare all' Inferno.

ANFIBIO

— È una delle tante credenze popolari degli antichi, disse una sera il prof. Mediani, prendere la parola anfibio come un'offesa. Ma come ? Se guardate bene l'anfibio è superiore a tutti gli altri animali perchè può vivere in due elementi invece che in uno solo: ad esempio la foca nell'aria e nell'acqua, la salamandra nell'aria e nel fuoco e ,via discorrendo.

Sarebbe anzi una bella cosa se gli uomini cercassero d'imitare codeste fortunatissime bestie e potessero tenere, come sv usa dire in senso di spregio, il piede in due staffe. Due staffe, signori miei, son più sicure di una sola: se una si rompe? Io, per esempio, sono un anfibio e me ne vanto: coltivo le scienze positive ma non disdegno di fare, all'occorrenza, un sonetto acrostico; sono monarchico ma tendo verso la repubblica; parteggio per il liberismo in teoria ma ritengo che il protezionismo è necessario in pratica e per quanto ateo riconosco che l'idea di un supremo Architetto dell' Universo non è poi da buttarsi via.

ANFITRIONE

Non c' è altra scelta: o Anfitrione o Arpagone. Sei un Anfitrione se dai da mangiare lautamente a un branco di parassiti che ridono alle tue spalle; sei un Arpagone se preferisci di mangiare un po' di minestra e lesso colla tua moglie e i tuoi figlioli.

ANGELA DA FOLIGNO (m. 1309)

Beata: visse per Cristo e con Cristo gran parte della sua vita. Vendè le sue possessioni per darle ai poveri. Gesù l'amava e dentro l'anima sua l'ammaestrava. Un frate Arnaldo scrisse molte delle sue parole: le più belle nel Libro delle mirabili visioni e consolazioni. Una, più adatta a questo luogo, è questa: « Molti sono quelli che si credono nell'amore e sono nell'odio; molti quelli che si credono nell'odio e sono invece nell'amore. — L'anima allora chiese a Dio di essere almeno confermata in questa verità; e Iddio mi avvivò di certezza e mi disse che io ero fra coloro i quali, per l'umiltà di credersi nell'odio, sono i più esaltati nell'amore. Mi sentii perciò così abbondata e sovrabbondata del divino Amore che non credo di poterne mai più rimanere desolata; e se alcuno mi dicesse il contrario, non gli crederei assolutamente; e se anche un Angelo me lo affermasse non solo non gli presterei fede, ma gli risponderei: Tu sei quello che precipitò dal cielo ! »

ANGELI DIEGO (1869)

Nato nel '69 — si provò nel romanzo coll'Inarrivabile (titolo profetico) e coll'Orda d'oro (titolo nostalgico) — si provò nella poesia fabbricando, come Matteo Palmieri, una Città di Vita — si provò nell'agiografia colla vita di Sant'Ignazio — si provò nella critica d'arte con molti volumi, utili per l'illustrazioni — si provò nella cronaca mondana nelle colonne del Giornale d'Italia — si provò nell' inglese come traduttore di Shakespeare....

ANGELICO (BEATO)

Il Beato Giovanni da Fiesole, detto l'Angelico, prima di cominciare a dipingere s'inginocchiava a pregare, e non dipinse mai una Crocifissione senza che non gli venissero lagrime giù per il viso. E fece la più grande pittura cristiana di tutti i tempi perchè era santa la sua vita e viva la sua fede.

Oggi a forza di esposizioni, di programmi, di concorsi, di riviste, di teorie si vorrebbe risuscitare l'Arte Sacra che dal cinquecento, almeno in Italia, boccheggia. Ma un pittore che va sì e no alla messa la domenica per non perdere le rare commissioni dei prelati; e comincia a dipingere dopo aver preso il caffè e letto il giornale, forse ancora stronco dalle fatiche amatorie, non dovrà per forza dipingere un Cristo che somiglia a un professore di calligrafia e una Madonna che sembra una balia da cinematografo?

ANGELO

Personaggio, direbbe il dott. Enteroclismi, della mitologia cristiana. Indica: bontà, purezza, splendore ecc.; perciò il borghese applica a se stesso, alla propria moglie, alla propria amante e perfino, quando è morta, alla propria suocera queste qualità celestiali.

Modi di dire del Borghese: « Visse a morì come un angelo » (era invece uno strozzino, un ladro od un omicida incruento se uomo, o una dissimulata bagascia se donna).

Il marito, lodando la moglie che tradisce e dalla quale è tradito: « È un angelo di bontà ».

L'amante alla donna adultera: « Mio angelo ! ».
Nell'epigrafe sulla tomba d'un pescecane:
« Fu un angelo di carità ». Ecc.

Il borghese dunque non ha bisogno della religione cattolica, perchè possiede, squisitissima, la religione del

cuore

P. S. — Il borghese, accennando al revolver che tiene in tasca, dice: con quest'angelo custode non ho paura di nulla. Ed anche i carabinieri son chiamati da lui Angeli Custodi.

ANGIOLIERI (CECCO)

Bettoliere, bordelliere, giocatore e peggio, è il legno più torto della letteratura italiana.

Le sue rime son simili a tragicomiche ranocchie gracidanti e sguazzanti dentro una pozza fangosa.

In Italia nessun altro poeta lo somiglia. Dei francesi, ricorda Villon; ma questi, nel molto male e nel poco bene, lo sorpassa di parecchi metri.

Considerato sotto l'aspetto morale fa schifo; tuttavia non è ipocrita ed è artista.

Due qualità che gli danno il diritto di non essere ancora totalmente morto.

ANGIOLILLO (1759-1784)

di vero nome Angelo Duca — capo di banditi ch'ebbe la fortuna di avere come biografo, fin dal 1891, il senatore Benedetto Croce. Due poeti cantarono, a' suoi tempi, le sue gesta in due poemi. Era valoroso e generoso come tutti i briganti. Si racconta che, rivale di Sansone, con un pezzo di baccalà, strappato al soffitto di un'osteria, mise in. fuga un intero reggimento. Obbligava i signori a metter fuori il grano accaparrato; difendeva i poveri contro gli usurai; teneva corti di giusta giustizia nei villaggi; era religioso e non ammazzava nessuno. Tradito dal suo segretario fu preso a gran fatica — e, naturalmente, il « Re della campagna » fu impiccato da quelli che amministravano il regno di Napoli assai peggio di lui.

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