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— la filosofia dello Spirito Santo, costruita dagli Apostoli, dai Padri, dai Dottori e contro la quale i gerghi siculo-alemanni non sono che sillabazioni di balbuzienti.

A voi, come seme di Abramo, come scolari di Mose, come sudditi di David, chiediamo umilmente perdono, col viso nella polvere, per avere talvolta offeso, nella vostra miserabile persona, il popolo sacro, scelto da Dio per ripetere le Sue parole e per ospitare il Suo Figliolo.

Ma è colpa nostra se troppo spesso ci fate ricordare che siete pure i nipoti di Caino, i discendenti di Acab, i posteri di Barabba, i fratelli di Giuda e i copisti di Caifa? Quando gli assassini di Cristo si convertiranno a Cristo saranno i più grandi cristiani del mondo — ma fino a quel giorno la collina del Golgota è, tra noi e voi, una muraglia di monti più invarcabile del Pamir.

Può darsi che si prenda abbaglio, eppure ci sembra che con voialtri si dovrebbe andare d'accordo — almeno almeno con quell'armonia veramente prestabilita che c' è tra le bacchette di nocciòlo e le chiappe del ciuco.

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8.

AI PROTESTANTI

17

Anche l'Omo Salvatico, come voialtri, protesta. E protesta contro un' infinità di cose e di persone. E protesta tanto e con tanta, passione che voi, al suo confronto, siete, scusateci, dei protestanti per modo di dire, protestanti tiepidi e timidi, protestanti all'acqua di camomilla e di gelsomino.

Figuratevi che l'Omo Salvatico, benchè discepolo indegno e imperfetto di Cristo, si ostina, prendendo alla lettera il Vangelo, a protestare contro il Mondo e contro i pensieri, i costumi, i piaceri, i trionfi del Mondo.

L'Omo Salvatico protesta in particolar modo contro il mondo moderno, contro il mondo quale s' è venuto disfacendo da cinque secoli a questa parte.

Protesta contro la rivoluzione umanistica che ha rimesso sugli altari la cultura pagana rinnegata dal cristianesimo.

Protesta contro la rivoluzione luterana che ha frantumato la Cristianità sostituendo alla sacra monarchia romana l'anarchia del libero esame e delle sètte.

Protesta contro la rivoluzione industriale che ha imbruttito la terra, ha ridotto gli uomini a una nuova e più dura servitù, e ha sostituito dappertutto la quantità alla qualità, la materia allo spirito, il denaro alla pace.

Protesta contro la rivoluzione filosofica ch' è partita dal dubbio, ha contrapposto la ragione alla fede, e ha messo l'uomo nel posto d'Iddio.

Protesta contro la rivoluzione democratica che ha scemato le libertà e cresciuto i pesi dei cittadini, che ha fondato la dominazione del numero bestiale e delle maggioranze incompetenti, e col pretesto di togliere i regni dalle mani dei re per diritto divino li ha dati a mungere e decimare a bande plutocratiche irresponsabili.

Protesta contro la rivoluzione comunista la quale, vantandosi di sopprimere le ineguaglianze economiche, instaura più atroci e ingiuste disuguaglianze, e vuol rubare al popolo la fede dandogli in cambio fame e forca.

Protesta infine contro tutte le tartaree novità che deliziano gl' imbecilli contemporanei: il bar, il cinematografo, il grammofono, l'ascensore, il telefono, l'automobile, la motocicletta, il sidecar, l'areoplano; protesta contro l'adorazione del meccanico, il culto della velocità, l'ingordigia dei comodi materiali; contr© i balli animaleschi e ruffiani, contro i teatri bordelli, contro la romanzistica dell'erezione, contro la pittura dei dementi precoci, contro la filosofia degli atei paralitici — protesta contro i puzzi della benzina, del coke, dell'antracite, dei profumi parigini che appestano l'aria; contro i fragori, i frastuoni, i rombi delle macchine che insudiciano il silenzio; contro i fumi, i vapori, i polveroni che sporcano il cielo.

Ma protestiamo, e protestiamo con maggior forza di tutte l'altre proteste, contro quei protestanti, da qualunque congregazione, setta o stalla usciti, che vengono in Italia per strappare i poveri ignoranti cattolici alla medievale tirannia, come dicono, del vescovo di Roma.

Di qualunque razza siano — emorroidi di Lutero, caccole di Calvino, unghie di Huss, sputacchi di Zuinglio, bollatiche di Socino, forfora di Wesley, calli di Fox, catarri di Spener, geloni di Giansenio, croste di Manete o di Ario, — noi protestiamo contro gli apostoli della disunione e della disubbidienza.

Lasciate agli italiani la povertà — è la vedova onorata del loro San Francesco.

Lasciate agli italiani V ignoranza — è quella stessa di San Pietro, quella raccomandata dall' Imitazione di Cristo e dal pazzo di Cristo, Jacopone.

Lasciate pure gli italiani nelle tenebre del'Medioevo — in quelle tenebre Arnolfo ci vedeva abbastanza per inalzare le sue fabbriche, Giotto per dipingere la Cappella degli Scrovegni, Dante per scrivere la Commedia e Tommaso la Somma — e tutti guardavano alla luce che usciva dalle grandi basiliche romane.

Lasciateci pure sotto la tirannia del Papa: è una tirannia istituita da Cristo, è la tirannia di un padre e noi la preferiamo infinitamente alla tirannia dei pastori, dei quacqueri, dei concistori e dei libri. Noi salvatici, noi medievali ci teniamo ancora alla bolla Unam Sanctam: « Porro subesse Romano Pontifici omni humanae creaturae declaramus, dicimus, diffìnimus et pronunciamus omnino esse de necessitate salutis ».

Come vedete, cari fratelli separati, — separati per volontà e colpa vostra, — noi protestiamo contro assai più cose che non protestate voi e siamo dunque, al vostro cospetto, i veri e maggiori protestanti dell'universo mondo. Se volete convertirvi al nostro protestantismo vi riceveremo a braccia aperte e con aperto cuore. Vi chiediamo poco, una cosa sola: di sottoscrivere insieme a noi i documenti datati dai palazzi Vaticani negli ultimi sessant'anni: dal Sillabo di Pio IX, di gloriosa memoria, all'enciclica Ubi arcano Dei di Pio XI, felicemente regnante, inclusive.

E allora soltanto comincerete, insieme a noi, a protestare sul serio.

9.

ALLE DONNE

Amiche gentili, signore d'illustre sangue, lettrici di Rimini e di Saint Moritz, spose pudiche, giovinette senza entrave di nessuna sorta, cristiane cattoliche romane che andate al teatro di varietà, pensionate di Pafo e di Citerà che andate alla messa, dottoresse di molta scienza, dame di beneficenza, fanciulle senza innocenza, scolare nel ginnasio d'amore, trentenni piccanti, quadragenarie di bocca tonda, sessantenni arzille — come potranno i Salvatici salvarsi dalla vostra profetizzatale disapprovazione ? Siamo pur villani ed ispidi e malgraziosi; disadatti alla riverenza, negati all'arte del sottinteso; la stessa oscenità, piacevole quand' è amabilmente adombrata more gallico, sotto le nostre penne diventa materia predicabile o tema di scherno; e in tante centinaia di pagine ce ne fosse una, una sola, destinata a laudare, siccome conviene, la bellezza delle appassite, la castità delle Messaline, l'arcipotenza intuitiva della psiche femminile, l'eterno femminino regale e la molteplice forza del sesso debole!

I Salvatici pregano la Madonna — ma non s'inginocchiano alla Donna. E la Donna, nei tempi stupendi nostri, è ben più alta che la Madonna. Ha vinto la Madonna — la quale era Vergine e Madre mentre la Donna, oggi, non vuol essere, se appena può, nè vergine nè madre. Verginità e Maternità: due catene, due schiavitù: la donna 1' ha infrante e s' è liberata: la prostituta sterile è 1' ultimo radioso ideale, non ancora raggiunto ma sempre più prossimo, dell'evolvente femmina novecentista.

Non possiamo dunque, in coscienza, consigliare la lettura di questo alfabetico libello alle portatrici di sottane, alle vedove di Sansone, alle postere di Assalonne, alle scolare del Serpe, alla meta, insomma, più adorabile del genere umano. Le dotte non troverebbero qui l'usato divago; le donne di mondo il cibo che a loro apparecchiano i giudei grossisti della confezione letteraria; nè le beghine, ohimè, una nuova provvista di giaculatorie crepuscolari. Le abbiamo avvertite fin dalla soglia — e un recentissimo proverbio suona così: Donna avvisata, mezza cascata.

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