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tanto nessuno di noi (non per offendere) ma non sarebbe capace, scommetto d'ammazzare una mosca.

A questa uscita, eccettuata la signora Francatrippa che tirava la giacchetta al marito, tutti risero.

Soltanto il dott. Enteroclismi fremeva.

Quand'ecco, entrò la cameriera col caffè; e mentre stava per deporre il vassoio il prof. Mediani che, con un largo gesto oratorio s'accingeva a fare una equilibrata concione per riportar la pace negli animi, urtò col gomito in una tazza e ne rovesciò il contenuto sul petto piuttosto sporgente della signora Pappagorgia.

Quadro! E d'Armodio e compagni per quella sera, (peccato !) non si parlò più.

ARNALDI

farmacista e filosofo è l'uomo che in questi ultimi anni ha mandato il maggior numero d'italiani alla latrina. La sua teoria sulla monogenesi delle malattie si riduce all'uso intensivo e metodico di purganti per mandare via i veleni che dai budelli infettano il sangue e per riflesso l'anima.

Approviamo Arnaldi e la sua cura e tentiamo di far per lo spirito quel che il mago di Uscio fa per il ventre e i nostri purganti son destinati a far defecare o recere i veleni che cinque secoli di pessima nutrizione hanno ammucchiato nell'anime umane.

ARNALDO DA BRESCIA (m. 1155)

Frate che si ribellò al suo massimo superiore, il Papa, e talmente ingenuo e scemo da credere che nella Roma dell'undicesimo secolo si potesse ristabilire la repubblica romana com'era prima di Cesare. Questo imbecille disubbidiente, per il solo fatto che vestiva la tonaca e che fu punito dal Papa, è diventato uno degli Eroi del Libero Pensiero, Precursore della Riforma, antesignano dell' Indipendenza italiana, restauratore del mito romano e repubblicano e, perchè nulla mancasse alle sue postume vergogne, ha dovuto figurare come protagonista di una tragedia di Giambattista Nicolini, detto lo Shakespeare dell'epoca di Canapone.

ARNO

Fiumicello famoso che nasce e muore in Toscana. Per qualche secolo ha servito agli scrittori allobroghi lucani e padani per risciacquare i loro cenci, con esito molto ineguale. I fiorentini, forse per evitare questa servitù fluviale, P hanno talmente intorbidato che oggi perfino le scrittrici napoletane, ed è tutto dire, si rifiutano di lavare nelle sue acque le loro pezze mestruali.

ARNOBIO

Antico apologista del Cristianesimo. Dopo aver insegnata la rettorica tutta la sua vita, nell'Africa proconsolare, a sessant'anni fu toccato dalla Grazia e per dare un pegno della sua conversione scrisse un grosso libro Adversus Nationes, dove risponde copiosamente a coloro che facevano responsabile la nuova religione delle miserie di que' tempi e sberta, con molto spirito, le favole pagane. Il suo cristianesimo non è sempre perfettamente ortodosso — mostra influenze platoniche, neoplatoniche e perfin pirroniane — ma per un vecchio di sessantott'anni passati era difficile rifarsi la mente come s'era rifatto il cuore. Precorre quei moderni che hanno voluto fondare la necessità della fede sulla debolezza della ragione ma sa con eloquenza abbassare l'orgoglio dell'uomo che chiama, con appropriati epiteti, t animal miserum et supervacuum ».

AROMA

Quello più soave di tutti non emana nè da fiori, nè da essenze, nè da cosmetici, nè tanto meno, come qualche bigotto potrebbe credere, da certe reliquie di santi; ma dal corpo e dall'anima del Borghese moderno, il quale è, indubbiamente, qual « sale della terra » di cui si parla a sproposito nel « così detto » Vangelo!

ARONNE

S' è biasimato molto il fratello di Mosè per aver contentato gli Ebrei doppiamente erranti modellando il vitello d'oro. Ma pensando bene non gli mancano giustificazioni. Prima di tutto per fare il vitello si fece dare tutti i gioielli delle donne, vincendo così la vanità e l'avarizia, egualmente forti, come sappiamo, nelle giudee. Inoltre volle mostrare al popolo, quasi per scherno, di che Dio fosse degno: del Bove, come gli odiati e castigati egiziani. Infine potè, con quello strattagemma, trastullare gli ebrei perchè aspettassero con maggior pazienza il ritorno di Mosè colla Legge. L'atto di Aronne fu, ben guardando, profetico e nessuno negherà che-i giudei non siano, anche oggi, più aronnici che mosaici — cioè adoratori delle bestie e dell'oro.

ARPA

Troppo antica!

David (figuriamoci !) se ne serviva per accompagnare le sue sciocche lodi al suo fantastico Dio!

A tempi nuovi, nuovi strumenti; nel tempo dei rumori (di quei Rumori soprattutto di cui parla Cristo) l'«intonarumori » del -futurismo.

Non arpe, ma timballi, crotali, sibili, rutti, peti, ruggiti, pistolettate, bombe e cannonate.

Ecco le musiche moderne, egregiamente dirette dai Toscanini dell'Anticristo!

ARPOCRATE

Era il Dio del silenzio. Si rappresentava sotto forma d'un giovane mezzo nudo, con un corno in mano e un dito sulla bocca

Benchè deità gentilesca, potrebbe prefigurare ottimamente la carità cristiana.

Ma ecco l'autentica fotografia della beneficenza moderna.

Una popputa pescecanessa carica di collane e d'anelli che — tanto per far l'opposto di ciò che vien comandato nel Vangelo — sventola una bandiera e soffia a perdifiato in una lunga tromba, perchè si sparga triplicemente ai quattro venti la fama del suo civismo, della sua meritata ricchezza e del suo prodigioso buon cuore.

ARRA

« Arra di sicuro progresso » sono, nei discorsi degli ispettori scolastici o dei consiglieri provinciali, tutte le immagini false di bene che l'uomo d'oggi mulescamente persegue. Ad esempio la diminuzione degli analfabeti (coll'aumento correlativo dei furti e dei ferimenti); la diffusione del telefono (colla relativa diffusione della nevrastenia); l'uso crescente dell'automobile (col relativo crescere degli storpiati, degli spiaccicati e degli invidiosi maledicenti); l'estensione del suffragio ai minorenni e alle donne (col necessario e conseguente aggravarsi del bailamme politico sociale e morale dei paesi) e altre simili delizie e vittorie dell' inciviltà contemporanea.

ARRANGIARSI

Il soldato s'arrangia le scarpe, i pantaloni, la giacca e il berretto per esser più Don Giovanni nei giardini pubblici intorno ai grembiuli bianchi delle donne di servizio che sono la sua passione.

Il letterato ameno, che vuol far quattrini con la propria amenità, arrangia il romanzo, la commedia o la novella secondo l'ultima moda che consiste nel diminuire ancora la foglia di fico già ridotta dalla moda precedente; il commesso di negozio, il presta nome di farmacia, l'agente di beni, il computista ecc. cercano d'arrangiarsi onestamente alla cassetta o allo scrittoio, finchè, a forza d'arrangiarsi, pigliano il posto di chi s'accorge troppo tardi delle loro arrangiature. E tutti questi arrangiati e arrangiatori cadendo fra le mani dell'Omo Salvatico, ricevono da questi l'arrangiatura definitiva che non s'aspettavano.

ARRESTARE

Verbo poliziesco oggi quasi in disuso perchè i colpevoli o sfuggono alle « febbrili 'indagini » o vengono ammazzati senza « preventiva detenzione ».

Ma resta, come luminoso ricordo, nella letteratura: tra Faust che vuol arrestare l'attimo perchè bello e Zola che proclama: la verité est en marche rien ne l'arrètera c' è scolpita l'antitesi tra due razze e due epoche: tra la staticità della beatitudine perfetta e il dinamismo della demagogia progressista.

ARRI

Zeppa poetica che un asinaio poneva nei versi della Divina Commedia e che forse non guasterebbe in altri poemi — per esempio nel Lucifero di Mario Rapisardi.

La sapienza del popolo (ch'è asino, secondo i suoi amici Guerrazzi e Podrecca) avverte cha «val più una bastonata che cento arri là » e l'esperienza lo conferma meravigliosamente ogni giorno. I politici del bastone vincono sempre i politici dell'arri là — benchè il popolo sovrano rimanga ciuco sempre.

ARRICCHIRE

Se 1' Omo Salvatico, invcce d'odiare l'idee false e malvage che sovvertono il mondo e conducono gli uomini alla dannazione, avesse qualche odio personale, pregherebbe Dio, pei suoi nemici, così: « Signore, ricolmali di ricchezze materiali; avvolgili e legali in un manto di fogli di banca e fra catene di perle, di diamanti, di lapislazzuli e di zaffiri, fa' che ogni loro cibo si trasformi in oro, e che l'oro li nutra, li ingrassi e li conservi come un miracoloso elixir ! ».

Moltissimi imbecilli credono che il peggiore dei mali sia la miseria.

Invece l'infimo dei miserabili, sarà alla fine più grande degli imperatori.

Il vero miserabile, che finirà disperato, affamato e dannato, fra i suoi tesori inutili, è il ricco.

Una certa squala (moglie d'un lattaio svizzero), la quale per distrarsi dalla malinconia che le dava il proprio incipiente disfacimento fisico si dilettava a perdere o a vincere interi patrimoni ai giuochi d'azzardo e si trascinava dietro, d'albergo in albergo, quattro milioni di gioielli, quando questi, un bel giorno, le furono rubati, dopo i primi momenti d'angoscia, dette un respiro di sollievo e disse: « In fondo, tutto il male non vien per nuocere; con tutta quella ricchezza addosso, avevo sempre paura d'essere assassinata ! ».

Uno spiraglio di luce s'era fatto in quel putridume d'anima fasciata di milioni. Forse questa spaventevole ricca il cui fetore, nell'ora della morte, farà indietreg

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