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parole. Noi lodiamo in loro ciò che v' è di grande e di buono — l'altezza dell' ingegno, l'infelicità della vita, la volontà di bene — sempre salvando, esplicitamente o implicitamente, i diritti della fede. Il nostro concittadino Dante che si scelse a guida Virgilio e pose Catone a guardia del Purgatorio e nel Paradiso pose Rifeo e Traiano ci ha dato il cattivo esempio e la Chiesa non nega che certi infedeli possano esser salvati. E infine la nostra Chiesa, che si chiama universale, ha giurisdizione su tutti gli uomini ed ha la pietra di paragone infallibile per giudicare anche quello che da lei è separato e lontano. Nulla sfugge al suo metro — e grandissima qual' è non ha paura di riconoscere ciò che v' è di grande, nella sfera dell'arte e della vita, anche in coloro che non le appartennero.

Ricordatevi, infine, che l'opera nostra è apologetica, ma rivolta a coloro che vivon nel mondo e in mezzo alle glorie del mondo e noi non possiamo tirar di lungo sempre, perchè non s'abbia a sentir dire: Di quello, che vi dava noia, perchè non è vostro, non avete detto nulla.

E ora, fratelli carissimi, tornate pure nel vostro guscio. Savia bestia è la chiocciola, saviamente lodata dal poeta della Fiducia in Dio, e tale che può dire come il pellegrino degli antichi giorni: Omnia mea mecum porto. Ma per far lunghi e santi pellegrinaggi è forse un po' troppo adagiata, e per combattere coi camaleonti e i ramarri e i basilischi e i rospi che infestano i paduli della vita, e anche la vigna d'Iddio, è forse troppo molle e disarmata. Noi amiamo di cristiano amore le chiocciole ma preferiamo andar per il mondo vestiti, come il gran Salvatico Giovanni nostro patrono, di pelli di belve.

AI SUPERIORI

L'Omo Salvatico è per sua natura ubbidiente e rispettoso: la vita nei boschi insegna la venerazione delle forze celesti e la disciplina dei giorni. Non si ribella, dunque, a nessuna delle tante leggi scritte e non scritte che regolano l'anarchia servile del nostro secolo; ed è perfino ossequente ai decreti, reali o ministeriali che siano, ed a tutti i regolamenti, sian pure municipali o militari, e a tutte l'ordinanze e agli svariati ukasi, e si sottomette in silenzio alle censure ufficiali, legittime, palesi, irregolari, tacite e indirette che regolano la cosiddetta « libertà di stampa », la quale, come ognuno sa e vede, è la conquista più intangibile dei titani delle barricate democratiche.

Ma però l'Omo Salvatico confessa di non riconoscere come veri suoi superiori altro che i superiori spirituali, anzi religiosi, cioè quelli consacrati dalla Chiesa e nella Chiesa per guidare alla salute di sempre le generazioni degli effimeri.

L'Omo Salvatico si considera come l' ultimo fantaccino di un esercito immenso che ha il suo comando supremo a Roma ed è agli ordini degli ufficiali che, in via gerarchica, son posti al disopra di lui perchè hanno sulla fronte il segno incancellabile della consacrazione. San Francesco usava dire che il più indegno de' sacerdoti ha diritto al rispetto del più santo de' laici e l'Omo Salvatico non fa che ripetere il giusto detto del Salvatico dell'Alvernia.

Il suo primo superiore è, dunque, il suo confessore; dopo questo (in via ascendente) il Vescovo della sua diocesi; e infine colui eh' è il superiore di tutti i superiori: Sua Santità il Papa.

A questi superiori veramente legittimi, e da lui medesimo scelti di sua spontanea volontà, l'Omo Salvatico non si volge, come agli altri eventuali lettori, con discorsi scherzosi. Ha una cosa sola da dire: quella stessa che senza dirla si può indovinare da ciò che ha scritto fin qui, ma che non può fare a meno di ripetere.

L'Omo Salvatico ha intrapreso questa lunga opera — forse vana, forse inutile, certo manchevole — colla volontà di giovare alle anime cristiane e soprattutto a quelle che non sono, o credono di non essere, cristiane. L'ha intrapresa con la persuasione di non volere o poter scriver parola che possa essere minimamente in contrasto colle verità della Rivelazione, coi dogmi della Fede e cogli insegnamenti della Chiesa. Ma se gli fosse accaduto, per ignoranza o inesperienza, per fretta o per superbia, di aver detto parola che sia contro l'ortodossia apostolica romana o contro lo spirito della carità evangelica, dichiara fin da ora di sottoporsi al giudizio, dei suoi superiori legittimi, ed è pronto a cambiare o togliere quell' espressioni che potessero a loro sembrare intempestive c incorrette.

Ai suoi superiori l'Omo Salvatico fa due preghiere sole: che siano per lui severi come richiedono le sue vecchie piaghe non tutte ancora risarcite, ma che non sdegnino di benedire questo suo lavoro, eh è umilmente dedicato alla conversione dell'anime, all'amore di Cristo, alla gloria d'Iddio.

Gennaio 1923.

I COMPLICI DALL'OMO SALVATICO

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