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tuale. Non lo registrano le bibliografie, non lo tengono sotto vetro e in luce i librai. Eppure è tra i pochissimi, assieme a Guerrino guerriero e a Bertoldo contadino, che si trovi nelle case più sole delle più sole frazioni.

Annunzia il futuro a uso di pastori e zappatori. Prevede le meteore e insegna le coltivazioni. Libro di cielo e di terra, come quello di Dante. E tutti noi che viviamo sulla terra e di terra e siamo sotto il cielo e dal cielo aspettiamo benefizi ed auspici, ritroviamo qui, nelle sue forme elementari, pasto per la nostra bocca.

Piccolo libro turchino, che sembra adoprare ancora i legni del tempo paterno di Pietro Leopoldo e ricordarsi dei mezzadri canuti e saggi che son morti nelle novelle di Neri. S'intitola il Vero Sesto Cajo Baccelli, indovino-agricoltore fratello maggiore di Settimo Cajo Baccelli nipote del celebre Rutilio Benincasa astronomo cabalista soprannominato lo Strolago di Brozzi. Lunario per VAnno Bisestile 19.... — Firenze, Stab. Tipo-litografico E. Ducei, Via dei Pilastri, 32.

Una figura ce lo rappresenta col cappellone a punta, sopra una faccia di Carlomagno, mentre con una mano agguanta il telescopio sporgente fuori da una finestra che inquadra stelle e comete fitte e coll'altra aperta par che inorridisca delle congiunzioni scritte in cifre di fuoco in un librone aperto a' suoi piedi. Sul frontespizio un contadino in camicia conduce due vacche aggiogate, colla mossa semplice e secolare che si ritrova nei cinesi e negli indi, nei greci e negli etruschi.

Il primo capitolo, sormontato dalla figura d'una cometa fallica, tratta dell'eclissi: il primo fenomeno celeste che turbò i terrestri. Poi vien la poesia. Tutti gli anni 14 sestine annunziano in sintesi familiare i grandi avvenimenti dell'universo. Lo Strolago di Brozzi è modesto, insieme, e superbo:

Se rileggete amici ciò che scrissi
Nelle profezie dello scorso anno
Vedrete che le cose che vi dissi
son avvenute oppur sovverranno;
sarà questione di mesi, ma vi giuro;
che ciò che affermo avviene di sicuro.

Sovrabbonda di sillabe e di fede ma non tiene alla puntualità. E a' suoi fedeli promette pace e ricchezza — questa per mezzo del lotto:

Siccome certamente voi dovete
Sostener delle spese, ho preparato
Un terno che a Firenze giocherete
Finche non ve Tavranno sorteggiato,
Prendete nota e abbiate fede in me,
59, 8°, 33 !...

E i futuristi credevano d'aver inventato un gran che mettendo i numeri in mezzo alla poesia!

Il lunario che vien dopo è accompagnato settimana per settimana dalle previsioni del tempo, ma l'ottimo Sesto Cajo non s' è lasciato defiorare, come i suoi parenti Vestaverde e Barbanera, dallo scientismo moderno. Per non compromettersi s'attiene al generico. « Pioggie parziali — Alternative di pioggia, di vario e di sereno — variabile — tempo costante — buono ma venti alti potrebbero disporlo diversamente — Cattivo, ma che venti alti potrebbero cangiarlo al buono ». Sistema ch' io trovo infallibile e profondissimo. Però l'avvertenza più ripetuta è questa: « Poco dissimile dal passato ». C è, in queste parole, una filosofia piena e formata. La costanza e monotonia del mondo. L'eterno ritorno. Sesto Cajo Baccelli è il Nietzsche a uso delle fattorie.

BACH GIOVANNI SEBASTIANO (1685-1750)

Ebbe due mogli; venti figlioli; scrisse tanta musica da riempire 45 volumi — andò di città in città, di corte in corte come organista e maestro di cori e d'orchestra; fu messo in prigione, diventò cieco — eppure riuscì, a dispetto delle strettezze della vita, del fracasso dei ragazzi, dei fastidi dell' insegnamento, delle gelosie degli emuli, a comporre la più serena e pura musica che abbia dato la vecchia Germania. Benchè luterano le sue Messe e i suoi Corali — e soprattutto la Passione secondo San Matteo — son gonfie d'un sentimento religioso e cristiano, che talvolta tocca il sublime. Volontariamente schiavo delle antiche forme — specie della fuga, coi suoi canoni obbligati — seppe far esprimere alla musica, in un mondo di placidezza commossa e di passione contenuta, veramente classica, tutte le note della scala spirituale: dalla grazia puerile alla solennità metafisica. Di lui, più che di Beethoven — già turbato dalla malattia romantica — si potrebbe dire che la sua musica è la Musica. È un eroe che vince pur avendo le mani legate; il dolore stesso ha la malinconia delle vere gioie: si pensi a un prato d'aprile, nuovo e fiorito, in una cerchia di montagne, dove ancora è ferma la neve, dove già comincia il rombo del tuono; ma il sole, sole del Nord, illumina tutto, felice; i bambini, ridendo, corrono verso una chiesa dall'alte torri di sasso nero — e il camposanto offre rami agli uccelli, glicine alle spose, teschi ai romiti.

BACCHELLI RICCARDO (1891)

Autore di Poemi composti di versi lunghi come quelli del Diluvio Universale di Bernardino Baldi; scrittore neoclassico fuori classe; uno dei lanterniferi della fu Ronda, ha composto un Amleto destinato a far dimenticare, finalmente, quello dello pseudonimo Shakespeare.

BACCHETTONE

Andare alla messa, senza fare all'amore in chiesa, o parlar d'affari, o guardare le devote signore seminude, ma, anzi, al contrario, meditare sulla passione di Cristo e mettersi in ginocchio sul? impiantito al momento dell' Elevazione (cose tutte elementarissime e niente affatto eroiche per un cristiano) vuol dire « esser bacchettoni ».

Non bestemmiare, farsi in pubblico il segno della croce davanti a un'immagine, scoprirsi il capo e piegare i ginocchi al passaggio dal Viatico, vuol dire esser bacchettoni.

Obbedire scrupolosamente ai comandamenti di Dio (cioè vivere da galantuomini) ed ai precetti della Chiesa (cioè riconoscerne in pratica l'autorità) vuol dire esser bacchettoni.

Non leccare umilmente le scarpe merdose dell'anticlericalismo pseudo-patriottico, non sdilinquirsi di compiacenza dinanzi alla « profonda religiosità » dell' « Apostolo ligure », vuol dire esser bacchettoni.

Perciò un cattolico che voglia avere diritto di cittadinanza nell' Italia degli « italiani » .\, non dev'esser bacchettone; e per non esser bacchettone è necessario che non interpreti alla lettera i comandamenti di Dio, che metta in ridicolo spiritosamente i precetti della Chiesa, che anteponga la « religione laica » a quella di Cristo e che s'auguri con tutto il cuore l'avvento d'un Papa veramente « spregiudicato » e « italiano » il quale, intonando l'inno di Garibaldi, e pigliando a braccetto il Grande Oriente, vada a deporre una bella corona di fiori freschi sul monumento a Giordano Bruno. _

E allora il Cattolicismo, non più nemico della Patria, sarà finalmente tollerato, come gli altri culti.

BACCO

Il misterioso dio barbaro della libertà e dell'estasi è divenuto, nella mitologia spicciola dei pagani battezzati, il dio dei briachi.

Le Baccanti, che vestite con pelli di belve cantavano nelle foreste, sono oggi le prostitute di poco prezzo che hanno bevuto un po' di più. I Baccanali fastosi e mostruosi dell' impero son divenuti, ora, le ribotte di carnevale degli agenti di cambio colle loro ganze.

Anche nel male e nell'errore, per fortuna, arriva il giorno della decadenza.

BACILLO

Impercettibile, modesto, oscuro, e, finalmente, celebre animaletto!

Egli che, nella propria imponderabilità, non s'era neppur accorto d'esistere, forse non reputava un' ingiustizia l'impossibilità di passare alla storia.

Ma l'immortale Pasteur (uno dei più penetranti occhi d'Argo del miracoloso secolo XIX), da vero, onnipossente Geova del Microcosmo, lo trasse fuori o, meglio, staremmo quasi per dire, lo creò dal nulla.

Allora la nuova religione del « gonococco » e dello « streptococco » incominciò.

Suo Pontefice, fu naturalmente lo stesso Pasteur; . suoi cardinali i più illustri clinici dei due mondi; suoi vescovi tutti i biancovestiti contemplatori di sputi;

suoi preti i medici condotti;

suoi scaccini i veterinari, e suoi fedeli tutta quella moltitudine d'ottimi cittadini che, istruendosi lodevolmente col giornale alla mano, « si vantano d'appartenere a un' epoca nella quale ogni scoperta scientifica segna una nuova conquista e apporta un nuovo benessere nel glorioso e fatale cammino dell'umanità ! ».

BACIO

Alcune risposte al geniale « referendum » sul bacio, già indetto, dal Corriere di Lonza, nella scorsa estate:

Dott. Enteroclismi

« Se mi è lecito interloquire, come puro e semplice dermatologo, questa è la mia opinione, tout court: — Il bacio (qualunque bacio e da chiunque dato o ricevuto) costituisce sempre un possibile veicolo d'infezione.

Ci si baci dunque quand' è strettamente necessario e, in ogni caso, e senza sciocchi riguardi, si disinfettino le parti venute a contatto, con gli antisettici d'uso ».

Diomira Parapetto

« Mio Dio, quanto materialismo oggidì ! Alcune risposte al vostro « referendum » sono proprio spoetizzanti. Nessuno ha parlato dell' ineffabile dolcezza del primo bacio.

Io mi sovvengo d'una incantevole sera d'estate del 1881: Che amore di luna! Cantavano i grilli.... si rispondevano gli assioli.... Egli venne.... Mi sentii, caldo caldo, il suo alito sulla nuca.... — Gelasio !... — Diomira !... — Quale romanticismo a quel tempo !... Ma.... tout passe, tout casse, tout lasse.... Ed ora, in queste cose tanto belle, non c' è più nessuna poesia ! ».

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