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BERNHARDT SARAH (1844)

Vero nome: Rosine Bernard. Attrice indubitabilmente ebraica; fiorì sotto il Secondo Impero, saltò sulle ginocchia di Alessandro Dumas padre e probabilmente raccolse l'ultimo respiro del suo correligionario Enrico Heine. Venne la guerra del '70, poi la Comune, poi la guerra europea, la faccia del mondo cambiò, chi non morì di vecchiaia mori in guerra, chi non morì in guerra morì d'influenza, chi non morì d'influenza morì nelle rivoluzioni e nelle guerre civili, ma l'illustre Sarah, la magra Sarah, l'immortale Sarah, ha seguitato e seguita, su tutti i teatri del mondo, a trascinare il suo scheletro imbellettato e a far finta d'amare e di morire sotto i vestiti di Fedra o di Margherita Duplessis. Ha un occhio di vetro, una gamba di legno, un busto d'acciaio, una parrucca bionda in capo, un' intonacatura di creme sul viso; ma i resti del suo corpo non cedono e la sua voce singhiozzerà, fioca, fino al giorno che s'aprirà, sul Teatro del Mondo, l'ultimo spettacolo della divina tragedia.

BERNI FRANCESCO (1497 ?-1535)

Nacque a Lamporecchio; gli piacque il poco fare; morì, sembra, avvelenato per non aver voluto essere avvelenatore; creò il genere di poesia detta bernesca. Comincia con lui, elogiatore in capitoli del Caldo deh Letto, dell'Orinale, del Debito e simili, la stuccosa progenie dei rimatori che per non aver nulla da dire, lodano, con versi tra il burlesco e l'osceno, le più brutte cose o quelle che meglio si prestano a' doppi sensi delle sudicerie. Volle rifare alla fiorentina l'Orlando Innamorato, opera pulita e fresca di grazia del Bojardo: il rifacimento è più ricco di modi toscani ma perde l'ultimo profumo della fantasia cavalleresca. Ne' sonetti a volte ha un piglio popolaresco forte e felice: il più celebre, e giustamente, è quello che dà la baia all' insopportabile armento dei petrarchisti:

Chiome d'argento fine, irte ed attorte
sentfarte, intorno ad un bel viso d'oro...

BERNINI GIO. LORENZO (1598-1680)

È il genio artistico del seicento; ma genio cattolico romano, dentro Roma. Lì armonizza; fuori stonerebbe. Chi non capisce il Bernini, a Roma, non capisce la Roma papale dopo il Concilio di Trento.

Cioè non capisce un'epoca.

BERNOCCOLO

Parola che deve la propria fama alla pretesa scienza frenologica.

Tutti (secondo i frenologi) abbiamo nel cranio un certo numero di protuberanze o bernoccoli che corrispondono alle nostre facoltà o inclinazioni diverse.

Ma se ciò è vero, è indiscutibile che nell'uomo moderno in genere si deve trovare, sviluppatissimo, fra quelli che denotano le inclinazioni, il bernoccolo addirittura sovrano dell' imbecillità più eminente.

BERSEZIO VITTORIO (1830-1900)

Chi se ne rammenterebbe più se non avesse creato il povero Monsù Travet? — Mediocre commedia, alla fine, ma dove c' è un po' dell'umile umanità che appare, più profonda, nel Cappotto di Gogol. Quest'uomo, che compose una lunga opera su Vittorio II, alla quale raccomandò la sua fama, rimarrà, nei cantucci dei manuali e delle memorie, soltanto per essere stato il burattinaio di un impiegatuccio disgraziato.

BERTACCHI GIOVANNI (1869)

Poeta dell'Alpi — oratore epigrafista patriottico — scopritore dell'ottimismo di Leopardi — professore all' Università di Padova (per questa nomina, che sorprese molti, fu battezzato l' Eroe del '69) —. probabilmente democratico — quasi certamente mediocre — non merita davvero una troppo lunga fermata dell'Omo Salvatico che ha ben altri gatti da pettinare.

BERTOLDO

Se all' « animalis homo » dei nostri tempi, afletto irrimediabilmente da alienazione mentale, fosse concesso un lucido intervallo, egli non potrebbe non pensare: mio nonno fu Bertoldo, mia nonna la Marcolfa, mio padre Bertoldino, ed io son Cacasenno; Ma un Cacasenno fetido quanto sciocco, la cui discendenza sarà inevitabilmente di scarafaggi.

BERTRAND LOUIS (1866)

Lorenese. Prima professore, poi scrittore.

Si converti al cattolicismo nel 1906, nella Grotta della Natività, in Terra Santa.

I suoi due libri migliori sono il San?Agostino e Sanguis Martirum, ambedue tradotti in italiano e abbastanza noti.

Ma è troppo letterato; e, perciò, all'Omo Salvatico non sfagiola.

BESANT ANNIE (1847)

Attuale regina delle api (o vespe) teosofiche. Nacque nel 1847; sposò un pastore, Frank Besant, che abbandonò, portando via i figlioli, per convivere col « libero pensatore » Carlo Bradlaugh, il quale la convertì alle sue idee. Diventò direttrice del National Reformer e cominciò a far conferenze (1874) predicando l'ateismo e il maltusianismo. Fondò una Lega Maltusiana e fu condannata —. anzi il tribunale le tolse la custodia della figliola. Pubblicò un Manuale del libero pensatore; ma il suo amante Bradlaugh, eletto deputato, si stancò di lei e l'abbandonò. Allora, per consolarsi, si convertì alla teosofia (1889) e divenne una delle direttrici della società, e dal 1895 la domina completamente. Ha scritto un' infinità di libroni e libercoli e uno, fra gli altri, Esvteric Christianity, nel quale tenta di tirare al suo barocco mulino le acque del Giordano e di Genesareth. Secondo lei il vero Gesù nacque 105 anni avanti l'èra volgare; fu iniziato dagli Esseni, poi studiò i libri indiani nel convento di Serbal; in Egitto fu iniziato alla Grande Loggia Bianca — era insomma un adepto, una' incarnazione di Buddha! Imbecillità veramente degne d'una femmina protestante e che sono al di sotto di qualsiasi confutazione possibile. Diciamo, per finire con questo personaggio losco e buffo che tanti, anche in Italia, adorano come una mezza divinità, che la Signora Besant fu accusata più volte, anche da teosofi, di frodi e truffe spirituali e che riaccolse nella società il famoso Leadbeater, noto corruttore di giovinetti.

BESTEMMIA

È il lurido primato degli italiani in genere e dei toscani in ispecie.

(Un luogo comune che, per esser tale, non cessa, pur troppo, d'esser vero).

I toscani sono i più infami, sporchi e stomachevoli bestemmiatori della terra. Bestemmiano tutti, per rabbia o per giuoco. Alcuni bestemmiano (come dicono) « per dar forza al discorso »; altri inconsapevolmente; e non è impossibile trovar perfino qualcuno che bestemmi come un diavolo, proprio nel momento stesso che s'indigna contro i bestemmiatori.

Per estirpare questo morbo, sarebbe necessario considerare la bestemmia come il massimo dei reati, ed applicare inflessibilmente, senza eccezioni, il massimo della pena.

Ma ciò non riguarda, sembra, i legislatori dello Stato.

E perciò, a un povero cristiano che udendo oltraggiare il suo Dio redarguisca con la massima indignazione l'oltraggiatore, può accadere d'esser dileggiato se non bastonato dalla folla, o severamente ammonito da qualche tutore dell'ordine, « per esser venuto meno a quel rispetto che è dovuto, indistintamente, a tutte le opinioni sinceramente professate ».

BESTIA

La grande diffamata, ahimè!

Tanta è l'abitudine, bruttamente invalsa, quando si vuole oltraggiar l'uomo di dargli di bestia, che anche in questo libro (pur troppo !) si commette qua e là, in danno dei poveri bruti, una tale ingiustizia.

BETLEMME

Sinonimo delle Cinque Parti del Mondo — infatti in nessuna locanda, albergo, o casa, c'è posto per l'apparizione di un Dio.

BETTELONI VITTO RIO (1840-1910)

Quasi costretti dagli elogi di Giosuè Carducci e di Benedetto Croce abbiamo affrontato l'opera di questo concittadino di Romeo, ch'ebbe una mezz'ora di celebrità e l'onore di un'edizione inglese di Zanichelli ed è forse ancor letto nella provincia di Verona,

Mal ce n' incolse: e sian perdonate l'ombre di Castagneto e di Pescasseroli!

Leggemmo:

0 bella, un t' ho vista

Entrar dal tabaccaio,'

E anch'* io facendo vista

Che m'occorresse un paio

Di sigari, v'entrai;

per la prima volta ti parlai.

Eppoi:

Già V ho a memoria come fosse adesso,

Sotto le piante suonava la banda,

E fra color che appresso

Ivi per meglio udir faceano crocchio

tu medesma in banda

Al molle suono ascolto

Ferma porgevi e Vocchio

E Vanimo tenevi al ciel rivolto.

S' è capito: acqua d'arancio romantica con uno schizzo

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