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tenebroso, come tutte l'anime che si affissano, trasportate dall'amore, nel Sole Eterno.

Non ha la forza nè la frenesia religiosa di Jacopone; ma in qualche laude, quasi raggiunge, come questi, l'altezze teologico-liriche di Dante.

Delle sue rime spirituali, dal 1851, nessuna ristampa.

Soltanto Alfredo Mori, nei Giullari di Dio, riproduce quindici laudi del povero gesuato.

Ma eccone una, non fra quelle, che, letta e meditata attentamente, apparirà meravigliosa:

Ottima tenebria
privami della luce
la qual mi tolle '/ duce
co' la sua melodia.

Co' la sua melodia
la luce mi lusinga
donandomi nel cor novo splendore;
e quando in tenebria
credo che mi sospinga,
maggiormente di te mi truovo juore,
lucente tenebrore.
Non sostener tal cosa
che Vanima tua sposa
fuor di te voli via.

Fuor di te non lassare
andarla volando,
perchè tua scurità sol ha riposc.
Meditar, contemplare,
di te la tiene in bando,
toccar non può te, Dio caliginoso;
col qual se' nascoso
che nullo è intelletto
eh'aprenda te perfetto
quanto 0 quale tu sia.

Quanto la dismisura
sia, la misuranza
saper non può di tal cosa niente.

De la sopr'ogni altura.

la profonda bassanza

come di ciò può essere intendente?

El sopra rilucente

la cecità non vede;

e chi vederti crede

non seppe mai tal via.

La via ritta, regale, ha s n;

sol da cui tu la 'nsegni è conosciuta; e chi sal altre scale spesso a terra ne venne, parendo avergli tua luce veduta la qual è acuta che Vanirne beate ne son tanto accecate, non sanno quanta sia.

Non potrebbe giammai creata intelligenzia intender te, intelletto increato, el qual sol soprastai ogni altra sufficienzia. Da te se', smisurato, misurato'. Lo intelletto creato tanto di te comprende, quanto grazia gli ostende, data per cortesia.

Per cortesia ti piaccia, tenebre-somma luce, che per te sia el mio voler cieco, acciò che nelle braccia di te, eterno duce,

sempre mi truovi, più non stando meco. Eternamente teco, per tua grazia mi truovi; vita per te rinnovi, tratto per la tua via.

Per la via di te, Vita,
traenti 'n veritade,
secondo '/ tuo piacer, Unità-Trino.
Mi' anima rapila,
sia per te, Unitade,
inabissata in tuo amor divino;
per amor del bambino
che portò quella donna
d'ogni virtù colonna:
ciò fu Virgo Maria.

Deo gratias. Amen.

BIANCO E NERO

Due classi di uomini erano, nei tempi dei tempi, rispettate: il Sacerdote che faceva diventar bianche l'anime nere per mezzo della penitenza; lo Scrittore che sapeva, come dice il popolo, « mettere il nero sul bianco ». Oggi, che trionfa la Teosofia e il Cinematografo, non piace più l'antica distinzione recisa del bianco e del nero: i tagli netti, tra il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, il bello e il laido, il paradiso e l'inferno, il bianco e il nero, non son più di moda. Gli uomini, per non dovere scegliere, hanno mescolato insieme un po' di bianco e un po' di nero e hanno creato il Bigio: vero colore dominante e simbolico del nostro tempo — abiti bigi, cieli bigi di fumo, faccie e anime bigie — sperando forse, ingenuamente, che sia vero anche per gli occhi di Dio il consolante proverbio che « di notte tutti i gatti son bigi ».

BIASIMARE

« Chi biasima vuol comprare » dice il mercante di pannine al cliente di passaggio; guardi: questa stoffa la può tirare, sgualcire, farne toppe da scarpe, e resterà sempre nuova; tutta lana inglese garantita; anche il Commendatore, qui accanto, s' è fatto tutto vestito. Ma quanto al prezzo, neppure un centesimo di meno; è il ristretto; e noti che noi la possiamo dare per questi denari perchè nello smercio sta il guadagno ».

Il cliente compra; paga tre volte più del giusto, e quindici giorni dopo, l'abito che s' è fatto gli casca a pezzi.

P. S. — Inutile dire che quell'onesto negoziante si spaccia per un patriotta da darsi a taglio e imbandiera, da un anno all'altro, la sua bottega.

BIBBIA

— Mi son provato a legger la Bibbia — diceva una sera in farmacia il dott. Enteroclismi — ma vi confesso che non sono neppure andato in fondo alla Genesi. Non ci resisto! Il mio senso scientifico, e direi anche metafisico, si ribella a ogni versetto. Quello che mi dà noia più di tutto è quel Dio che vien fuori ogni momento, ch' è dappertutto, che fa tutto.... uno scandalo! Quando ci libereremo dunque da questo vecchio residuo della mentalità preistorica?

— Mi pare che andiate un po' troppo in là — osservò il prof. Mediani —. Anche la religione, tenuta nei suoi giusti limiti, può essere un fattore non trascurabile nel complesso della macchina sociale. Eppoi, dal punto di vista letterario, nella Bibbia ci sono belle e buone immagini che i buongustai non disprezzano neppur oggi: avete letto, per esempio, Isaia, i Salmi, il Cantico dei Cantici?

— Sì, interruppe la signorina Tirummi, il Cantico dei Cantici P ho letto anch' io perchè mi avevan detto ch'era pieno di passione. Invece mi sembra parecchio noioso; e in confronto alle parole d'amore che si trovano nei romanzi di Colette Willy o nelle poesie della Contessa di Noailles i discorsi della Sulamite sanno di poco.

— Ma c' è di peggio, gridò l'avvocato Pappagorgia, quei vecchi ebrei non avevano il senso della legalità, del diritto: il loro Dio è un tiranno feroce, il loro codice è un ammasso di regole superstiziose o crudeli.

— Ma badate, riprese il prof. Mediani, che quando si dice Bibbia s'intende anche il Nuovo Testamento e bisogna riconoscere che nel Vangelo ci sono alcune massime che possono essere accettate anche da un democratico dei nostri giorni.

— Belline quelle massime, esclamò Narciso Francatrippa, come quella di regalare ai poveri o di pigliare due ceffoni senza fiatare. Io, per sua regola, i miei quattrini m son guadagnati colle mie fatiche e non li voglio regalare ai pidocchiosi e se mi danno un cazzotto cerco di renderne tanti da consumarmi le mani.

— Per conto mio, interloquì il cav. Deifobo Luciferini, non fo distinzione fra il vecchio e il nuovo testamento: la Bibbia, per me, è il capolavoro dell' imbecillità umana, il serbatoio di tutte l ' idolatrie, lo strumento di quelli che voglion mantenere il popolo mancipio del secolare ser-f vaggio.

— Ben.pensato e ben detto, osservò il rag. Consuntivi, ma come fatto economico la Bibbia è uno dei più grossi affari dell' industria editoriale. Ci pensate voi quanti amanuensi, copisti, miniatori, stampatori, macchinisti, cartai, legatori, librai, editori hanno tratto guadagno dalla Bibbia? Volere o volare è il libro che s' è smerciato di più in tutto il mondo.

— Eccoci finalmente sul terreno solido della realtà, concluse il Comm. Quattrostomachi, e per quanto possano esser diverse le nostre opinioni si deve tener conto del fatto che la Bibbia fa parte dell'organismo economico dell'umanità, ha contribuito all' incremento della ricchezza pubblica, e non bisogna dimenticar mai la grande parola del protestante Guizot: Enrichissez vous!

BIBBIENA (CARD. DOVIZI DA) (1470-1520)

« Cardinale pornografo, autore della famosa Calandrici (una delle più oscene commedie del Cinquecento) già rappresentata in Vaticano fra le matte risate dello stesso papa. Bruciali ! ».

Tale il giudizio tremendo dei nostri virtuosi anticlericali, i quali sarebbero capacissimi di farsi iniziatori d'una fiera e dignitosa protesta se qualcuno riappiccicasse la foglia di fico sulle vergogne piuttosto considerevoli del David o del « Biancone ».

In realtà nè il Cardinal Dovizi fu un San Simone Solita, nè la Calandria è una commediola raviggiolosa per educandati, con la quale s'insegni che i ragazzi nascono dai ginocchi. È naturale che dagli alti prelati del Cinque,

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