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Rantolano i tuoi automobili,
Sono mostruose le tue case,
Alla polvere gialla europea
Tu hai data te stessa!

BLONDEL MAURIZIO (1861)

Uno de' maggiori filosofi cattolici viventi. La discussione della sua tesi di laurea, l'Action, è una delle date della moderna filosofia francese. Egli tentò, approfondendo e sviluppando Pascal, una nuova apologetica, fondata sull'esigenze interiori dell'uomo: prima di tutte Vagire. Ma poichè questo suo abbozzo poteva esser tacciato di kantismo e poichè alcuni frettolosi discepoli ne trassero illazioni avventate, che tendevano a negare ogni valore all'apologetica tradizionale, il Blondel, da vero ed umile cattolico, tolse di circolazione quante più copie potè del suo libro nè permise che si ristampasse o traducesse benchè non sia stato mai posto all'Indice. Da molti anni sta lavorando a una grande opera che chiarirà e integrerà il suo pensiero nei limiti segnati dall' immutabile dottrina della Chiesa.

BLOY LEON (1846-1917)

Infanzia desolata, adolescenza vulcanica.

Bambino, si nasconde negli angoli più oscuri della casa paterna e piange; adolescente, nel Liceo di Périgueux, sommerge maestri e compagni sotto un oceanico disprezzo e s'apparta a rimuginare in silenzio i suoi crepuscolari pensieri di demolizione.

A volte, per una parola o per un gesto, è guerra. Allora sopraffatto da quella stessa bestialità in potenza della quale sarà più tardi l'inesorabile giustiziere, torna a casa, chiuso ed irsuto, coperto di lividi e di sangue.

Suo padre, che vuol farne un ingegnere, incomincia a dubitare di non esser riuscito, generandolo, a mettere in bella copia se stesso. Tuttavia persevera. Ma il ragazzo punta i piedi e vince.

A diciott'anni frequenta a Parigi, con altri giovani, lo studio d'un pittore. Senonchè, dopo alcune settimane d'ostilità preliminari, si sbarazza per sempre di tutti quei cervelli dipinti, minacciandoli furibondamente con un coltello alla mano.

Nel frattempo, legge, vagabonda, sogna. Uh giorno gli capita fra mano Le pretre marie di Barbey d'Aurevilly. Preso d'ammirazione per il grande scrittore, decide d'andare a trovarlo. Ricevuto e capito, sbocca finalmente dai viottoli sulla strada maestra: Voglio dire: dalla fantasticheria" nell'ordine, dall'Anticristo in Cristo.

Più tardi, scoppiata la guerra franco-prussiana, fa bravamente il soldato. Nel 1874 compaiono i suoi primi articoli sull' Univers di Veuillot. Nel 1877 scrive ma non pubr. blica Le Cbevalière de la Mort. Finalmente, nel 1884, il mondo letterario s'accorge della sua presenza.

Da allora i suoi magnifici e terribili libri si moltiplicano. Scrive furiosamente, come scolpendo a subbiate, su blocchi di fuoco. Ogni volume è una demolizione d'idoli sporchi e una glorificazione sempre più alta di Dio. Invocazioni di castighi, maledizioni, preghiere, singhiozzi, estasi, profezie, inni, esplosioni d'invettive, si susseguono, s'intrecciano e s'avviluppano, come tra le spire fumicose e splendenti d'un immenso incendio.

Nel 1890 sposa la figlia del poeta danese Molbech e, fino alla morte, pregando, lottando, mendicando, divide con essa, tempestosamente, dolori e sogni.

Nel suo romanzo Le Déséspéré ha scritto:

« Io sono di quelli che gridano nel deserto.... Ma finche qualcuno non m'ammazzi, sarò il depositario della Vendetta e l'obbedientissimo servo d'un misterioso Furore che m'imporrà di parlare. Non posso rinunziare all'ordine ricevuto. Sento che subisco una violenza infinita, che tutte le collere che mi traboccan dal cuore non son che gli echi singolarmente attutiti d'una Imprecazione più alta che ho la stupefacente sventura di dover ripetere ».

I suoi nemici capitali son due: l'abietta borghesia democratica che, dopo aver .conquistato il mondo, l'ha sommerso sotto un diluvio d'escrementi, e la vigliaccheria cattolica che all'Anticristo, mentre dà di piccone sulla Chiesa, s'affretta a far vento, perchè non sudi, con tutte le pagine del Vangelo.

Contro questa doppia ignominia, la sua collera incendiata da un' immaginazione vulcanica, dà l'impressione d'uno spaventevole crescendo di cataclismi.

Il suo stile sulfureo, lampeggiante, febbricoso, acciaiato, felino e serpentesco, si vale di tutte l'espressioni e di tutti i vocaboli dai quali si sprigionano con maggior veemenza l'indignazione, l'ingiuria, il sarcasmo, il disprezzo. Ogni proiettile, purchè sfregi od ammazzi i molteplici nemici della Verità e della Giustizia, è buono.

Le sue mille mani di Briareo furibondo, che si sprofondano in tutte le bolge, che s'aprono a ventaglio, artigliate, sulle moltitudini abbrutite, che si tuffano nel più remoto e misterioso azzurro dei cieli, scaglian fango, fuoco, sterco, ciottoli, macigni, montagne, stelle.

Allora par che oltrepassi le dighe del Cristianesimo e vada, aureolato di fulmini, verso le porte dell' Inferno.

Ma è un' illusione. Anche in tal caso, rimane un ardentissimo adoratore di Dio, al quale la preghiera, disturbata dalle grida di trionfo dell'umanità deicida, s'è trasformata, come già negli antichi profeti, in una maledizione infinita.

Inutile aggiungere che questo francese scandaloso è uno degli scrittori prediletti dell' Omo Salvatico.

BLUFF

— Il Bluff — concionava l'avv. Pappagorgia — il Bluff è ormai diventato la chiave di volta di ogni umana e pubblica attività. Senza il Bluff, signori miei, non si riesce a far voltare il capo alla gente e se la gente non volta il capo come si fa ad allungar la mano alle borse? Senza un po' di Bluff non si reggerebbero nè gli attori teatrali, nè gli attori politici, nè gli attori scriventi e stampanti che hanno bisogno della plebe per mangiare e grandeggiare. E la Chiesa Cattolica non è forse il più colossale Bluff che sia stato organizzato da mente umana? È bensì vero, e non mi vergogno a riconoscerlo, che questo Bluff è talmente ben congegnato che in venti secoli non son riusciti a sfatarlo nè le penne dei filosofi, nè i pensieri degli scienziati, nè i frizzi dei satirici, nè le persecuzioni dei politici, nè le rivelazioni archeologiche e neppure, è tutto dire, l'eloquenza dei tribuni. Ed è questo, cari amici, che mi rende talvolta pensoso quando sento un suono di campana o vedo entrar la gente alla messa.

BLUSE

È la tenuta di prammatica del « proletario » che si vede riprodotto nei «numeri unici» del i° Maggio e nei «romanzi sociali ».

Egli vien rappresentato con le mani appoggiate sopra una mazza di ferro, mentre fissa lo sguardo sul « sole dell'Avvenire » che spunta, regolarmente, con la solita raggerà, dai soliti monti imbecillescamente stilizzati.

BOCCA

Inutile far della poesia intorno alla parola, prerogativa dell'uomo e non degli animali, per poi dedurne illogicamente che fra l'uno e gli altri intercede un abisso.

Ma siamo positivi una buona volta, sapristi!

La bocca è un organo comune tanto all'uomo che ai così detti bruti.

La bocca è fatta non solo per emettere dei suoni articolati o meno, ma soprattutto per masticare il cibo, affinchè discenda nell'esofago e da questo nello stomaco e quindi nell' intestino, d'onde, trasformato in fimo, viene espulso da quell'altro orifizio provvidenziale che tutti sanno.

Da ciò consegue che tutto, nell'organismo, è utile allo stesso modo e che tutto è nobile ugualmente.

Che farebbe infatti la bocca senza l'ano, o l'ano senza la bocca? E con ciò viene anche analogicamente dimostrata la giustezza dei moderni concetti sociologici della collaborazione fra le classi.

Certo, voi mi direte: Ma la bocca oltre che mangiare parla, e dunque è da più dell'ano.

Al che io vi rispondo: Sì, parla; ma, senza mangiare parlerebbe? Dunque la sua principale funzione è di mangiare; e se parla è soprattutto per dire tutte quelle parole che anche indirettamente si riferiscono al cibo.

Le altre che in un modo o in un altro non servono a ciò sono parole poco meno che da insensati, ovvero da poeti il che è lo stesso; e infatti anche l'adagio latino dice: « carmina non dant panem ».

Tuttavia, se ci si ripensa bene, da qualunque discorso anche il più etereo, si ricasca sempre, a un dato momento, in questa frase volgare quanto volete ma inevitabile: « Il desinare è pronto ? »

Meno idealismo, dunque, e nessuna vergogna a confessare che l'uomo, osservato obiettivamente, è un animale in fondo come tutti gli altri, e nulla più.

(Parole del dott. Enteroclismi, condivise da gran parte della sua clientela).

BOCCACCIO (1313-1375)

Dottissimo e fecondissimo uomo : scrisse il Filocolo, romanzo; la Teseide, poema; il Filostrato, poema; V Ameto, romanzo; l'Amorosa Visione, romanzo; il Ninfale Fiesolano, poema; la Fiammetta, romanzo; eppoi De claris mulieribus, De casibus virorum illustrium, De Genealogia Deorum, De Montibus Silvis Fontibus Lacubus Fluminibus Stagnis et Paludibus et de nominibus Maris, una Vita di Dante, il Commento ai primi 17 canti della Commedia, il Corbaccio, rime, egloghe e altre operette. Stimato dal Petrarca come dotto, fu ambasciatore del Comune di Firenze il quale gli affidò anche l'incarico di leggere Dante nella Chiesa di Santo Stefano. Nel 1362 si propose di darsi tutto alla religione e nel 1370 passò un po'di tempo nella Certosa di Santo Stefano in Calabria.

Il volgo fa gran caso di una sua raccolta di novelle, detta Decamerone, dove una prosa pesante e latineggiante è usata a raccontare monotone storielle d'inganni e lussurie.

BOCCALINI TRAIANO (1556-1613)

Argutissimo scrittore di opere politiche e letterarie; nemico degli Spagnuoli e in genere degli oltramontani. Modesto precursore di Pietro Pancrazi compose, tra l'altro, due centurie di Ragguagli di Parnaso, saporosi di sarcastica festività. In uno di questi ragguagli (il XXXIX della

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