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15.

DIOMIRA DOPPIOPETTO

Nata Saltimbocca. Vedova pensionata del compianto signor Gelasio, già impiegato nella Ragioneria Centrale del Ministero delle Finanze.

Dopo la perdita delV« idolatrato » consorte, dal quale (per cause delicatissime cui non è lecito alzare il velo) non ebbe figli, s' è ritirata in provincia.

Abita a Lonza, in Via Lupa, al n. 13, 30 piano, dove ha messo su una Pensione modesta ma decentissima, e nella quale, gelosa del proprio onore, non accoglie se non persone serie e prudenti e, solo per eccezione, qualche « divetta » del Caffè-Chantant di faccia.

Rassegnata alla sorte che V ha colpita, privandola ancor giovane ( 57 anni appena !) « della sud cara compagnia », non si concede altri svaghi se non un po' di cinematografo la domenica sera, insieme alla signora Cloe Codibugnoli, pigionale del piano, coniugata senza figli col Vice-Direttore della Società Anonima per la Vuotatura Inodora.

E nondimeno (vedete come da per tutto s' insinua la calunnia f) la donna di mezzo servizio della Signora Diomira, per vendicarsi d'essere stata messa alla porta, è andata a pispigliare alVorecchio della signora Cloe (e da ciò un subito raffreddamento fra le amiche) che la sua padrona, ogni quindici giorni e sempre alla stessera precisa, ha Vabitudine d'uscir di casa dalla porticina di dietro e d'avviarsi, misteriosamente, verso ignota destinazione....

SIGNORINA FIORENZA TIRUMMI

Di « buona » famiglia cioè padre ateo dottore e madre poetessa ebrea.

Ha Vetà dei « mannequins » delle vetrine; e la :e bellezza del diavolo »; si chiama da gamine e Claudine — in realtà è demi-vierge e demi-putain. Vuol essere al corrente, anzi, come dice, « toujours a la page ».

Anche la « donna moderna » — esclama è un vecchiume delVèra ibseniana: voglio essere la donna di domani, divinamente libera, la superfemmina che rifa Veroe per diventar sua fattura.

Aspettando V Eroe si fa sbaciucchiare e spettinare da un pianista cocainomane, da un professore di filologia classica, da un poeta neoclassico e da tre o quattro pinguini colla fascetta che ornano, insieme a lei, le sale da the, da ballo, da cinema e da conferenze della città di Lonza.

Io vivo per lo spirito, dice spesso, e consumo, attraverso i libri, tutte Vesperienze che non posso fare da me.

Non legge che gli ultimi libri, delle più recenti celebrità, con particolare predilezione per i francesi. Ma è sempre, per quanto faccia, in ritardo d'una diecina d'anni: ora è appena a Colette, alla Contessa di Noailles e a Madame Aurel. Fra gli scrittori italiani dopo una breve cotta per Panzini e per Guido da Verona trova che Vunico leggibile è Pitigrilli: più^ distinto e spiritoso, afferma, di Mario Mariani.

Per mantenere alto il suo prestigio intellettuale si sta iniziando al relativismo con Adriano Tilgher, alT idealismo attuale con Giovanni Gentile, e allo scetticismo con Giuseppe Rensi.

Sopra la sua carta da lettere ha fatto stampare il motto del Veglio della Montagna: Nulla è vero, tutto è permesso. Ma non può dormire se non ha qualcuno accanto e il lumino acceso.

BAGOGHI E LONZA

Un paese e una città immaginari e, nello stesso tempo, reali.

Con venti Bagoghi si fa una Lonza, con la ventesima parte di Lonza un Bagoghi e con la riunione di tutti i Bagoghi e di tutte le Lonze, una nazione moderna a scelta.

Quasi tutti i nostri collaboratori appartengono alla migliore società, cittadina o campagnola, dei due siti; vale a dire di tutti i siti. E le loro idee (sagge idee !) rappresentano il livello medio della classe media.

Vale a dire, fra la testa e i piedi, le secrezioni vainigliate del basso ventre.

Tanto dovevamo dichiarare, a scanso di possibili equivoci, circa la vera ubicazione di Bagoghi e di Lonza.

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A

ABBA, PATER

« Omnia tibi possibilia sunt: transfer calicem hunc ad me; sed non quod ego volo, sed quod tu ».

Così Cristo (Signore, Maestro, fratello, Salvatore e vittima dell'uomo), nell'ora più triste della sua Passione, ci ha insegnato a pregarti, non già di fare la volontà nostra, che può esser torta, ma la tua ch' è diritta e paterna, perchè muove dall'Amore Infinito che tutto penetra ed ama.

Noi siamo fratelli di nostro padre, di nostra madre, dei nostri fratelli, dei nostri amici, dei nostri nemici; ma di Te solo siamo figli, o ineffabile Padre non nato di madre, o padre e madre, inaccessibile, unitrino, increato, onnipulsante cuore da sopra i Cieli.

Questa nostra carne corruttibile, che non appartiene a noi ma alla morte, racchiude qualche cosa che è tua, che v'accendesti dentro, che non morrà.

Benedici dunque, Padre, la nostra anima, la nostra parola, la nostra penna; benedici i lettori di quest'opera: coloro che si rallegreranno, coloro che si rattristeranno, coloro che s'offenderanno, coloro che ci fraintenderanno e odieranno; e se, deboli e fragili come siamo, avremo offeso qualcuna delle tue sante leggi, perdonaci, Padre e Signore, tu che sei potenza e bontà.

ABBACO

Libretto edificante del figliolame di Shylok, il quale crede, senza aver mai studiato Pitagora, che tutto, nelV Universo, si riduca a NUMERI.

I futuri sensali e civaioli v' imparano che la Somma

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