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sposarsi in un'altra parrocchia ? E quando mandò a monte il tentativo di sopraffazione dei due sposi mi pare che dimostrò un bel coraggio, mettendosi solo contro tre uomini — Renzo e i testimoni — e difese degnamente la dignità del suo ministero e il rispetto verso le procedure regolari e canoniche.

Aveva paura di Don Rodrigo ì Per forza Siena! Da una parte un povero prete solo con Una serva anziana; e da quell'altra un nobile, un ricco, amico del podestà, del castellano, dell' Innominato, parente del Conte Zio, potente a Milano, circondato da una guardia di brutti ceffi: chi è senza peccato, in questi tempi specialmente, scagli la prima pietra!

I critici si divertono a leggere i suoi pensieri mentre va su coll' Innominato a riprender Lucia — ma riflettano un momentino. Il Cardinale aveva discorso coll' Innominato e sapeva che ormai era tornato a Dio, ma al povero Don Abbondio chi glie l'aveva detto? Chi l'aveva dimostrato e provato ? Non aveva altro indizio che il contegno dell'Arcivescovo, ma i santi sono innocenti e perciò possono essere ingannati dai birboni; e se 1' Innominato poteva pensarci tre volte prima di toccare un Cardinale di Santa Madre Chiesa, e nobile per giunta, chi vi dice che avrebbe fatto tanti complimenti per sequestrare o accoppare un povero prete di campagna ? Non c'era anche il caso che la conversione fosse una finta per poter aver nelle mani un prete e sfogare l'inveterata crudeltà sopra un ministro d'Iddio?

Insomma, da qualunque parte la considero, la condotta di Don Abbondio mi sembra da potersi esibire come modello a tanti scapestri e forsennati che si divertono a mettersi negli impicci pur di metterci anche gli altri. Vi ricorderete, spero, che anche il Cardinale, dopo aver fatto un po' di predica, finisce col chiedergli perdono. Per me Don Abbondio è il personaggio più simpatico di tutto il romanzo e credo che fosse il sentimento anche del Manzoni, che per molti lati gli rassomigliava. Cosa volete? Renzo, Don Rodrigo, l'Innominato son dei prepotenti; Padre Cristoforo e il Borromeo sono buoni religiosi ma troppo incauti e avventati; la Monaca di Monza è una poco di buono; Lucia e Agnese due donnicciòle di villaggio: non si salva che Don Abbondio.

10 bevo, — concluse il prof. Mediani alzando la sua tazza serale di caffellatte — io bevo alla cara memoria del calunniato Don Abbondio, purissimo eroe della giusta prudenza!

ABBRACCIARE

Ci son certi gingillini che abbracciano con molto calore una fede, un'opinione, una teoria. Ma, per quanto sia stato attento, da codesti abbracciamenti non ho veduto mai nascer nulla — se non, qualche volta, la morte per soffocamento di quelle fedi o teorie od opinioni abbracciate troppo forte da quei cotali dal fiato viperino.

ABDIA

Di questo antico e laconico profeta vogliamo citare due versetti soli che ci sembrano adattati anche ai tempi nostri: « Perocchè è vicino il di del Signore per tutte le genti; quello che tu facesti sarà fatto a te; sulla tua testa farà Dio cadere la tua mercede. Perocchè come beveste voi, che state sul mio monte santo, così berranno tutte costantemente le genti; berranno e tracanneranno, e saranno come se non fossero ». Il beveraggio che fa quest'effetto sui bevitori sarebbe, secondo gli esegeti, — il sangue.

ABDICARE

Parola vilissima che significa rinunciare pubblicamente a qualcuno o a qualche cosa, per interesse, per paura, per imbecillità.

11 secolo scorso e il principio di questo è stato il tempo delle abdicazioni. Dal re allo spazzino, tutti abdicavano.

I cristiani stessi (fra gli altri e più degli altri) i cristiani — sale del mondo -— che, pur essendo una milizia inerme, se hanno in sè lo spirito di verità, sono invincibili, hanno, più o meno, falsificato, abbandonato o rinnegato Cristo.

Da ciò, unicamente, catastrofi d'ogni genere.

Ma ora basta.

Chi è cristiano, non per ridere, deve confessare Cristo « usque ed effusionem sanguinis ». Perchè Cristo è Via, Verità, Vita, Luce del Mondo.

Nè l'uomo che vive nel mondo può viverci più senza Cristo; nè può essere amico dell'uomo chi non è amico e servo di Cristo.

Diximus; e tutto è detto.

ABELARDO (1079-1142)

Filosofo assai più celebre per la forzata castrazione che per la sua filosofia. Dopo la sua sventura, innamorato sempre più della sua Eloisa, si rifugiò nel Paraclelo dove scrisse alcuni libri che gli attirarono l'indignazione di San Bernardo e la prigionìa. Questo eretico, che naturalmente i pilastri delle loggie mettono tra i martiri del Libero Pensiero, fu uno dei primi razionalisti della scolastica e così poco capiva il cristianesimo da scrivere che il Vangelo non era che una semplice riforma della morale naturale (legis naturalis reformatio).

Il suo Sic et non è la prima catapulta contro la compattezza della Rivelazione — la fine dell'umiltà filosofica.

Abelardo è una malinconica prova che si può essere amanti senza gli arnesi dell'amore e che si può esser filosofi cristiani senza sapere cos' è la filosofia e cos' è il cristianesimo.

ABELE

Ebbene, volete proprio saperlo? (disse una volta, in loggia, il cav. Deifobo Luciferini) io sto per Caino; e la ragione è questa: Caino, nonostante il fratricidio (il quale del resto, nel caso specifico, non è punto biasimevole) è, dopo Satana, il rappresentante più glorioso di tutti i ribelli.

Abele, all'opposto, è il tipo dell'uomo religioso; vale a dire del vigliacco e dello stupido. E infatti si legge nella Bibbia (libro zeppo fino alla nausea di superstizioni e d'immoralità) che questo sig. Abele invece di vendere o di mangiare i migliori capi dalla propria greggia, come avrebbe fatto un uomo di senno li sacrificava scioccamente a Dio il quale si compiaceva di tali servilità.

Ma consideriamo, per un momento, il contegno ben più dignitoso di Caino: Egli che non ha perduto il senso dalla fierezza, egli che tiene moltissimo, come qualunque cittadino che si rispetta, alla propria libertà e indipendenza, tanto per dare il fumo negli occhi al Signore, o forse, com' è più probabile. e più lodevole, per puro disprezzo, non gli sacrifica che pochi frutti avariati dei quali non sa che farsi e, infine, quando pensa che quel cretino di suo fratello potrebbe pigliar moglie e generare tutta una discendenza di vergognosi bigotti, senza stare a farla tanto lunga, lo ammazza.

La Genesi (si capisce) vuole insinuare che lo ammazzò per invidia.

Ma che invidia d' Egitto!

Caino era senza dubbio dei nostri e, perciò, essendo un libero pensatore, protestò violentemente, e fece bene, contro l'oscurantismo incipiente.

Ed ecco la mia conclusione.

Che ne direste, o fratelli, se vi proponessi l'inaugurazione d'una bella statua a Caino, da erigersi qui, proprio nella nostra natia Bagoghi, dinanzi (faccio le corna) alla Chiesa del S. Cuore, come glorificazione tangibile della libertà, e come perenne sfida alla sempre crescente invadenza del « maiale nero »?

ABETE

a Ma più onoro F abete, ei fra quattryassi,

nitida bara, chiuda alfin li oscuri

del mio pensier tumulti e il van desìo ».

Carducci.

Il poeta di Lidia e di Lalage credeva, nella sua paganeggiante ignoranza che quelle « quattr'assi » fossero l'ultima casa dell'uomo.

Ma quando, chiusi gli occhi del corpo, gli si saranno aperti quelli dell'anima?

L'Omo Salvatico (che vivendo in solitudine è dedito alla meditazione) invita il problematico lettore che lo assomiglia, a riflettere seriamente su questo punto interro

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ABIDO

Patria di quel famoso Leandro amante di Ero — e la storia la sanno tutti. Ma è mai venuto in mente a nessuno che se il povero Leandro, per riabbracciare un pezzo di carne vivente e consumabile, trovò la morte nel mare, si potrebbe, noi, traversare a nuoto la palude del disgusto, il lago del sangue, la fiumana dell'odio, la corrente dell'abitudine pur di abbracciare sulla beata riva, per sempre, il corpo eterno di Cristo?

ABILITÀ

È la prima delle quattro virtù cardinali registrate nel catechismo dell'Anticristo.

Le altre sono: Ingiustizia, vigliaccheria, crapula.

Abili: il giuocatore politico di bussolotti; il commerciante di merda caramellata; il fallito a borsa piena; l'alteratore di conti che controllati non fanno una grinza; il bottegaio che mette un pezzetto di piombo sotto il piatto della bilancia per defraudare il cliente d'una fetta di mortadella; il prete creduto casto che frequenta, vestito in borghese, nell'ore bruciate, i postriboli; il ladro in guanti gialli che, a forza d'oneste frodi, è arrivato a conseguire contemporaneamente la commenda, il milione e il titolo di senatore per censo, ecc.

Da ciò deriva che l'abilità consiste nel parere e l'inabilità nell'essere. Essere onesti, intelligenti, buoni, è il colmo dell' imbecillità. La vera saggezza sta tutta nell'esser mediocri e furfanti e nell'apparire precisamente il contrario.

Dio non esiste, pensa l'abile cittadino del tempo nostro; però l'Opinione Pubblica, pur troppo, esiste; tuttavia, se saprò manovrare accortamente, potrò fare il diavolo di notte e di giorno il santo.

E si prova, e splendidamente riesce.

Assempro:

Il signor Narciso Francatrippa, ricco proprietario di diverse pizzicherie, avendo letto nel giornale che un cassiere, dopo aver rubato cinquecentomila lire, è caduto come un allocco nelle mani della polizia, emette questa sen

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